Non c’è un ospedale che sia uno in tutta l’Asl To4 che stia messo bene. Tutti avrebbero bisogno di essere risistemati spendendo un bel mucchio di quattrini. Quello messo peggio, però è sicuramente l’ospedale di Ivrea. Perchè? Perchè non si possono apportare modifiche, non si possono fare ampliamenti. Nulla di nulla.
E’ scritto chiaro e tondo nella relazione dell’Ires (Istituto di ricerche economico sociali) commissionata dall’assessorato regionale alla sanità per giustificare l’eventuale investimento di un nuovo ospedale del Canavese.
A firmarlo è un gruppo di lavoro composto da Giovanna Perino, Luisa Sileno, Guido Tresalli e Gabriella Viberti.
Un’Asl enorme la TO4, la terza più grande del Piemonte (dopo le Asl Città di Torino e la TO3) con 510.679 abitanti all’inizio del 2021 e una percentuale di anziani con più di 65 anni del 19,1% nel 2000 e del 25,4% a inizio 2020. Detta in numeri, erano 93.271 all’inizio del 2020 e sono oggi 129.486: una crescita del 38,8 %. Non va meglio se ci si limita agli ottantenniche nel 2020 erano 40.342, tutti con grandi aspettative (in che mani sono finiti, sigh) nel servizio pubblico.
“Tutti gli ospedali pubblici a gestione diretta dell’ASL TO4 -scrive l’Ires - sono critici per qualità strutturale ed obsolescenza. Per nessuno dei cinque ospedali, infatti, la qualità strutturale è superiore alla soglia limite del 75% (si tratta di un calcolo tecnico, ndr). Per l’ospedale di Ivrea, rispetto a tutti gli altri, occorre però mettere in evidenza che i vincoli di natura tipologica e costruttiva che lo caratterizzano sono tali da presentarsi come un limite alla realizzazione di interventi di adeguamento diffusi ed intensivi...”.
E non è ancora tutto.
Secondo i tecnici, infatti“l’ospedale di Ivrea è critico per qualità ed obsolescenza, anche rispetto agli usi attuali (...) Sono comunque fatti salvi gli interventi “per nuclei”, quelli che comportano riduzione dei requisiti da riscontrare e quelli, indifferibili, in materia di sicurezza o conservazione...”.
Che è un po’ come dire che sarebbe da chiudere subito....
Più o meno nella stessa situazione l’ospedale di Lanzo “critico per qualità strutturale ed obsolescenza, anche rispetto agli usi attuali, ma che può essere recuperato con interventi di adeguamento...”
Le criticità degli ospedali di Chivasso, Cuorgnè e Ciriè non comprometterebbe invece l’idoneità delle strutture agli usi attuali, ma si presenta come un rischio per il futuro in quanto nessuna delle tre strutture risulta pienamente disponibile ad interventi di adeguamento intensivi e diffusi. Le tre strutture si possono pertanto definire come idonee agli usi attuali, ma non flessibili.
Che la situazione sia più o meno grave (dipende dai punti di vista) lo dicono i numeri della mobilità dei residenti verso altre Asl.
Nel2019 solo il 56,8 per cento dei cittadini si è rivolto agli ospedali dell’Asl To4 per un ricovero ordinario e l’11,9 per cento ha preferito recarsi al San Giovanni Bosco.
Morale?
Un nuovoospedale a Ivrea da 300 posti letto potrebbe essere l’occasione giusta per incrementare l’attività sanitaria, recuperando la mobilità passiva con la specializzazione dell’attività ospedaliera ed il potenziamento dell’attività territoriale.
Un nuovo ospedale
Il costo di un nuovo ospedale del Canavese da 300 posti letto per 36.000 m2 (scatola edilizia, nodi tecnologici, parcheggi, allestimento aree esterne ed opere infrastrutturali per la connessione alle reti generali) è stimato in 125.388.000 euro(oneri inclusi).
Nel rapporto dell’Ires, si specifica che dovrà “essere connesso all’intorno urbano da percorsi che lo rendano facilmente raggiungibile da diverse categorie di utenti (trasportato o accompagnato in urgenza, paziente o accompagnato con mezzo proprio o con i mezzi pubblici, visitatore, personale sanitario, personale tecnico, fruitore occasionale dei servizi offerti)...”.
Dal punto di vista tecnico, inoltre, saranno fondamentali le indagini preliminari sulla natura del sito, non solo con riferimento alle specifiche idrogeologiche e geotecniche, ma anche rispetto alla sua accessibilità e alla sua possibilità di essere raggiunto e dotato di tutte le infrastrutture necessarie. Spaventano un po’ i tempi. Se si partisse domani mattina, senza contrattempi, ci vorrebbero non meno di 6 anni.Auguri!
I pediatri
Lo studio dell’Ires non si limita alle strutture. Tra le analisi anche quella sui medici di famiglia che nell’ASL TO4, a inizio 2020, erano 344 con una media di 1.299 pazienti a testa e sui pediatri di libera sceltache erano 52 con una media di 1.225 bambini ciascuno, un numero molto elevato, se si considera che il massimo sarebbe di 800 assistiti.Le case della salute
Un fiore all’occhiello c’è e sono le “Case della Salute”. Quattro sono di proprietà dell’ASL (Lanzo, Caluso, Castellamonte e Rivarolo), due sono di proprietà dei Comuni (Brandizzo e Leinì), una (Settimo Torinese) è proprietà di una Fondazione.
Due Case della Salute (Rivarolo e Caluso) funzionano in modalità H12 (12 ore al giorno) su 5 giorni a settimana. Tre Case della Salute (Settimo, Leinì e Castellamonte) funzionano in modalità H8 e due in modalità H4-6 (Lanzo e Brandizzo).
In quattro Case della Salute (Lanzo, Settimo, Caluso e Castellamonte) è presente il Servizio di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica). In tutte le Case della Salute dell’ASL TO4 è presente un Punto Accoglienza, a garanzia della migliore accessibilità ai servizi. In quattro Case della Salute (Brandizzo, Caluso, Castellamonte e Rivarolo) è in funzione il Centro Unificato di Prenotazione, che dovrebbe garantire una miglior comunicazione con i Servizi specialistici di secondo livello.
In cinque Case della Salute (Lanzo, Brandizzo, Caluso, Castellamonte e Rivarolo) è attivo un Punto Unico di Accesso alle attività sanitarie e sociali.
E non è tutto. In tutte le sette Case della Salute dell’ASL TO4 sono presenti i medici di medicina generale e ambulatori infermieristici, con la presenza di Infermieri di Famiglia e di Comunità ma solo in una Casa della Salute (Brandizzo) ci sono anche i Pediatri di Libera Scelta.
Le cure domiciliari
Le cure domiciliari continuano a rilevarsi più diffuse nell’ASL TO4, se confrontate con la realtà media regionale: 11 Casi per 100 anziani nel 2018 e 12,2 nel 2020, a fronte di una media regionale rispettivamente di 9,1 e 9,5.
Se in Piemonte i casi trattati sono cresciuti del 4,1% (da 101.151 nel 2018 a 106.204 nel 2020) nell’Asl TO4 il balzo in avanti è stato del 10,5% (da 8.125 a 9.174).
Gli anziani
All’inizio del 2020, nell’ASL TO4, erano 4.423 gli anziani non autosufficienti ricoverati nelle 89 strutture residenziali, RSA e RAF e ben 4.154 i posti letto convenzionati con l’ASL.Nello stesso anno gli utenti in lista di attesa erano 233.
Nel corso del 2019 sono stati ammessi 2.352 utenti, mentre 1.981 sono stati dimessi.
La degenza media di 224 giorni, fa presupporre episodi di degenza superiori all’anno.
“Sorprende - commenta l’Ires - il basso tasso di occupazione delle strutture, 66%, soprattutto se si tiene conto che sono più di 200 gli utenti in lista di attesa...”
Nell’ASL TO4 sono presenti inoltre 3 strutture semiresidenziali per anziani non autosufficienti, con 55 posti e 64 utenti nel 2019.
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