Èun’impresa, un lungo viaggio partito il 9 aprile dal centro dei Leinì e che oggi si trova nei pressi di Valencia. Tanta fatica tra le strade di tre paesi: Italia, Francia e infine Spagna per arrivare fino a Tenerife. È questa l’esperienza che ci ha raccontato, alla fine della sua undicesima tappa il leinicese Guido De Rosa (partito alla volta dell’isola spagnola insieme all’amico FrancescoZannella).
“Non è la prima volta che faccio un’esperienza simile - racconta - avevamo fatto tutta la penisola con un mio amico fino in Sicilia, quella volta però c’era mia moglie che mi accompagnava con il camper, era più comodo. Ora invece ci siamo dovuti portare dietro tutto l’occorrente, tenda e tutti gli strumenti utili per fermarci in caso di emergenza, abbiamo delle biciclette che, tra tutto, arrivano a pesare 40 chili. Quando capita di trovare un campeggio, infatti, ci fermiamo a dormire lì, dipende”.In sella alle bici ci sono due pensionati. “Io ho 64 anni - continua De Rosa - il mio amico 62, ci spinge l’avventura, ci piace fare sport. Siamo ex colleghi di lavoro, abbiamo lavorato insieme per anni, ora condividiamo la stessa passione per lo sport anche durante l’anno. Ci ritroviamo, spesso, a fare pedalate di enduro nel torinese. È una passione che condividiamo da diversi anni. Noi siamo già di una certa età e forse questo stupisce di più”.
E il viaggio a Tenerife com’è nato? “L’idea è stata sua di Francesco. - precisa De Rosa - Io ho comprato lo scorso anno un appartamento a Tenerife e così sono già stato lì diverse volte. Poi, chiacchierando con gli amici abbiamo pensato di fare questa impresa. Inizialmente abbiamo pensato un percorso di circa 2100 chilometri, l’idea era arrivare a Huelva e poi imbarcarci con la nave. Ora, però, stiamo valutando di prendere l’aereo a Siviglia, perché da Huelva ci sarebbero due giorni di nave fino a Tenerife e la cosa diventerebbe molto lunga”.
Dal 9 aprile il viaggio è stato tutt’altro che facile.
“Dal percorso originale - racconta Guido - abbiamo fatto già più chilometri dei quelli previsti. A volte abbiamo sbagliato strada, all’inizo, invece, siamo passati da piste ciclabili che ci hanno fatto allungare il tragitto”. Sul percorso capita anche di fare amicizia.“Abbiamo trovato un altro pedalatore, - continua - lui è partito da Milano, si fa tutta la parte della Spagna del Sud e va fino in Portogallo. Lo conosciuto poco prima del confine della Spagna e ci siamo incamminati insieme fino a Figueres, poco prima di Girona. Poi lo abbiamo incontrato 3 volte sulla strada che va in Portogallo, tutte le volte per caso. Fa sorridere ma può succedere”.
Tra freddo, vento e pioggia non è stato semplice pedalare.
“Il meteo è stato brutto, - racconta Guido - il primo giorno c’è stato vento fortissimo in val di Susa, c’erano condizioni difficili con vento a 60-70 all’ora, abbiamo pedalato per 100 chilometri ed è stato piuttosto complicato. Per adesso le condizioni meteo non ci hanno molto aiutato, abbiamo beccato anche la pioggia negli ultimi vestirci. La mattina dobbiamo vestirci tanto, un po’ a cipolla, poi ci si sveste durante il giorno”.
Anche la viabilità è tutta da pensare, volta per volta.
“Ora - racconta Guido - siamo sulle strade nazionali, ci sono ciclabili ma allunghiamo e c’è un terreno polveroso, io ho una bici da corsa e rischierei di forare sulle ciclabili. Ci sono mezzi che ci passanno abbastanza veloce vicino. In Spagna c’è più educazione, in Francia ci sono state situazioni critiche, i camion ci hanno pelato proprio, passavano vicini vicini. In ogni caso funziona così: quando si parte la mattina non abbiamo nulla di preventivato o prenotato. Una volta siamo arrivati a Beziers e ci hanno detto che non c’era posto in albergo ma poi ne abbiamo trovato un altro. La media di chilometri è di 120 al giorno”. All’arrivo non manca moltissimo.
“Pensavamo - precisa Guido - di prenotare l’aereo il 3-4 maggio, mancano 900 chilometri, ma dipende da che strada faremo. Una volta arrivati a Tenerife faremo 15 giorni lì e poi torneremo indietro, questa volta in aereo”. Un viaggio difficile dove anche il cibo, la forza di volontà e l’aiuto reciproco fanno tantissimo. “Mangiamo veramente tanto, - conclude De Rosa - ci riempiamo molto. Siamo due sportivi, il mio amico giocava a pallone, io facevo atletica. Questi viaggi sono cose che non si possono improvvisare, serve una base di sport e una mentalità di sacrificio. Bisogna farsi coraggio, sopratutto nei momenti un po’ critici, oggi il mio amico ha bucato, non è sempre facile ma dandosi una mano ce l’abbiamo fattasiamo ripartiti”.
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