ROCCA/NOLE. Un sogno che si concretizza un passo alla volta. Potrebbe essere riassunta così la vicenda che riguarda la prima casa dell’associazione “Volare Alto”. Questa associazione per i diritti del disabile è nata a Rocca nel 1996 dall’incontro tra i coniugi GiancarloFerrari e MarisaBettassa con un’altra famiglia in cui il figlio era affetto da disabilità.
Da quando esiste, Volare Alto si impegna a realizzare e a far conoscere, tramite convegni, azioni di volontariato e interventi politici, il concetto di “autonomia del disabile”. Tra le azioni concrete volte a promuoverla rientra il progetto “Mai Soli”.
La finalità del progetto è la realizzazione di strutture in cui le persone con disabilità possano trovarsi finalmente in una condizione di autonomia e vivere una quotidianità serena e ricca di eventi e di stimoli.
Martedì 19 aprile è stato fatto un consistente passo in avanti nella realizzazione della prima di queste strutture, che si trova a Nole. E’ stato infatti inaugurato l’arredamento che, oltre ad abbellirne gli interni, li renderà funzionali all’autonomia degli ospiti.
I mobili sono arrivati grazie alle donazioni del Rotary Club e a quelle di alcuni privati. Anche per ringraziarli è stato organizzato l’incontro di martedì.
“Oggi ci troviamo nella nostra casa di Nole, che abbiamo ristrutturato in tanti anni di lavoro e di sacrificio - racconta Carlo Nepote, di Volare Alto - per creare una struttura per i ragazzi disabili. Stiamo lavorando con le istituzioni per ottenere gli accreditamenti con la Regione, col Ciss e con l’Asl. Al secondo piano della villa ricaveremo un gruppo appartamento per cinque persone. Oggi siamo qui per inaugurare l’arredamento donatoci da cinque sezioni Rotary del Piemonte: Cuorgnè, Ciriè-Valli di Lanzo, Ivrea, Aosta e Coumayeur. Per ringraziarli scopriremo due targhe, così come per ringraziare i privati che ci hanno sostenuto”.
All’interno della casa saltano subito all’occhio i locali ampi a ariosi. In uno di questi si radunano tutti i presenti. Ci sono i ragazzi e le ragazze di Volare Alto, i rappresentanti del Rotary Club Giuseppe Bianchetta, Carlo Frigerio e Giuseppe Mussetta, la deputata del Partito Democratico Francesca Bonomo e il sindaco di Rocca Alessandro Lajolo.
C’è poi, anche se collegato in videochiamata, Giancarlo Ferrari, Presidente di Volare Alto da quando, due anni fa, è scomparsa Marisa Bettassa, che ricopriva quella carica.
“L’arredamento riguarda il pian terreno e il secondo piano - dice davanti a tutti Carlo Nepote - e vorrei ringraziare tutti i club Rotary che lo hanno donato. Hanno partecipato anche dei privati, a cui siamo molto grati”.
Terminati i ringraziamenti, Nepote tira fuori dalla tasca un foglio su cui sono impresse le parole di Giancarlo Ferrari. Le ha lasciate perché Carlo le traduca in parola viva. E così avviene
“Finalmente, dopo grandi sforzi, siamo arrivati alla conclusione del primo capitolo di questo progetto - sospira Ferrari attraverso la voce di Nepote -. Adesso abbiamo davanti a noi la realizzazione di un gruppo appartamento per i nostri ragazzi. Siamo pronti e determinati come sempre a chiedere le credenziali alle istituzioni di competenza per il completamento di questo progetto. Era il 15 ottobre del 2011 quando abbiamo posato la prima pietra di questo progetto. Ricordo che era un giorno d’autunno, radioso e pieno di speranze. Io e...”.
La voce di Carlo gli si strozza in gola. Colpa della commozione. Il pubblico si scioglie in un applauso fragoroso per incoraggiarlo. Nepote riprende. Quando avrà finito il discorso, confesserà di essersi commosso poco prima di nominare Marisa, perché, dirà, “per me era come una madre”.
“Io e mia moglie eravamo orgogliosi di quell’inizio - continua Giancarlo - e lei fino alla fine ha nutrito il desiderio di continuare questo progetto. Marisa ci credeva molto, desiderava con tutte le sue forze tracciare un futuro concreto per gli amici disabili dell’associazione Volare Alto. Fino alla fine si è fatta promotrice dell’idea per cui il disabile può condurre, in qualsiasi situazione, un’esistenza soddisfacente, secondo il principio dell’autonomia della persona. Non era un pensiero astratto, e la nostra unione durata quarantadue anni è la prova che, malgrado le nostre forti deficienze fisiche, abbiamo potuto condurre un’esistenza brillante. Su questi principi abbiamo investito le nostre forze, al fianco dei genitori e dei loro figli, per realizzare questa casa che da laboratorio di falegnameria, dove si lavorava il legno, diventerà laboratorio di vita, dove si lavorerà per la vita delle persone. Permettetemi di esprimere un concetto che mi è stato sempre caro: questo luogo non è nato per far ‘vivere’ i ragazzi, bensì per dar loro la possibilità di esistere, per dare nelle loro mani la propria vita, fatta di ostacoli, di potenzialità e di speranze. Questo l’ho imparato sognando, e non smetterò”.
Un altro applauso commosso chiude il discorso firmato da Giancarlo. Poi Nepote spiega la storia dell’immobile: “Come ha detto Giancarlo questa era una falegnameria. Al primo piano vivevano i nonni di mia moglie e le famiglie delle loro due figlie. Quando, nel 2000, mio suocero è mancato, io e mia moglie abbiamo presentato la struttura a Marisa e Giancarlo. Come associazione la stiamo già usando per le nostre attività. Durante le scorse estati abbiamo fatto dei laboratori in cortile, ad esempio. Sono state esperienze bellissime”.
La parola passa poi a Maura Croce, della cooperativa Coesa, che si occuperà della gestione degli aspetti materiali della vita quotidiana nella struttura: “Nei nostri progetti - dice - insegniamo ai ragazzi ad aumentare le loro capacità per vivere con quanta più autonomia è possibile, ovviamente pensando all’autonomia in tutte le sue sfaccettuature. Sono molto contenta di essere qua oggi e di partecipare a questo progetto, perché stiamo partecipando a un sogno, e questo è bellissimo. Ci impegneremo per realizzarlo fino in fondo”.
Poi il momento fatidico: l’inaugurazione delle targhe. Sono due, e una ospita una frase di Marisa Bettassa: “Tante gocce formano il mare”. Pare quasi riferirsi al lavoro meticoloso e quotidiano che c’è dietro a un progetto come “Mai Soli”. E ai suoi risultati, enormi e dalla parvenza quasi miracolosa.
Al secondo piano i locali sono ampi abbastanza per ospitare cinque persone, come previsto dalla Legge del 2016 chiamata “Dopo di noi”. Tra le altre cose, la Legge prevede l’istituzione di un Fondo, compartecipato da Regione, Enti Locali e associazioni, per la realizzazione di progetti di co-housing che favoriscano l’autonomia del disabile lontano dal nucleo familiare. Esattamente l’obiettivo di “Mai Soli”.
Ma l’ottenimento dei fondi per rendere accessibile un servizio del genere non è semplice. Il personale che si occupa dell’assistenza materiale agli ospiti costa come minimo 130 euro al giorno, e non è pensabile che questa cifra debba essere pagata dalle famiglie degli ospiti: sarebbe un problema serissimo di accessibilità alle fasce più deboli.
Per questo, “Volare Alto” sta cercando l’aiuto della Regione per finanziare la permanenza degli ospiti nella casa. Non sempre le risposte che vengono date vanno nella direzione del “sì”, e quindi l’associazione dovrà far valere le proprie istanze con ancora più forza.
Anche perché il progetto è meraviglioso, non solo per l’idea che realizza ma anche per le modalità con cui Giancarlo, Marisa e gli altri membri di Volare Alto hanno pensato di integrarlo con la vita del territorio.
“Questa struttura - precisa Nepote - deve essere aperta alla comunità nolese. Gli ospiti usciranno, andranno a fare la spesa nei negozi. Dobbiamo dimostrare che il nostro obiettivo è proiettarci verso l’esterno e che non vogliamo creare un ghetto”.
L’estrema forza di volontà di tutta l’associazione è evidente, traspare da ogni singolo gesto e da ogni singola parola. L’utilità sociale dei loro progetti è il risultato della cultura e della sensibilità di Giancarlo Ferrari e di Marisa Bettassa, che hanno messo a disposizione la loro preparazione accademica per rinnovare il discorso collettivo sulla disabilità e per fornire soluzioni pratiche per conciliarla con una vita autonoma e realizzata.
Questo grande progetto di autonomia e di civiltà va però foraggiato al più presto dalle istituzioni.
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