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VIÙ. Nella perla delle Valli di Lanzo con D'Azeglio, Gioberti e Croce (VIDEO)

"Benvenuti a Viù”. La scritta campeggia sul tappeto verde all’ingresso della perla delle Valli di Lanzo. È la prima immagine che salta all’occhio, solo la prima, l’anticipo della bellezza coinvolgente di un paese che tanto ha vissuto, che tanto ha da raccontare, che tanto sogna di tornare ai fasti di decenni ormai lontani.

Fasti testimoniati dalle ville del paese a partire dalla celebre Villa Franchetti, oggi di proprietà di privati, per arrivare a Villa Schiari (con la Cappella della Madonna Salette e la Grotta di San Michele) dei Padri Oblati di Maria Vergine.

Le bellezze viucesi furono apprezzate dai grandi della storia d’Italia, a partire da Silvio Pellico per arrivare a Massimo D’Azeglio, Vincenzo Gioberti, Benedetto Croce, Puccini, Guido Gozzano, Umberto II di Savoia e persino Goering.

Non solo le ville, però. A Viù c’è tanto altro. La chiesa parrocchiale di San Martino, la Cappella Madonna della Neve,  il parco del Colle del Lys con l’ecomuseo della Resistenza, l’antico masso Carlo Falchero sul quale sono rappresentate le tre madri della cultura celtica (le moire greche, le parche latine).

«A me di Viù piace tutto, altrimenti non farei il mestiere che faccio - ci dice con orgoglio il sindaco, Daniela Majrano -. E non mi piace solo l’estate, mi piace sempre, e sono convinta che abbia delle importanti potenzialità di sviluppo».

Lo testimoniano i numeri: nel giro di un ano ben quattro attività commerciali sono state rilevate da giovani che credono in Viù. Sta aprendo anche la succursale di un’agenzia di viaggi che offrirà ai visitatori il turismo naturalistico ed esperienziale che le Valli di Lanzo possono offrire. Anche e soprattutto oggi con le alte valli che sono state rese “covid free” dalla Regione Piemonte.

«Viù può offrire tanto ai turisti - prosegue Majrano -. Prima di tutto la tranquillità e gli spazi aperti, di cui tutti sentiamo un grande bisogno. In questo siamo certamente favorevoli da tutta una serie di risorse di carattere naturalistico e paesaggistico. Ad esempio abbiano ritenuto di riaprire il giovedì mattina alcune strade ai bikes, in particolare la strada di Lunella, la strada che porta da Bertesseno a Richiaglio e, in accordo con il Comune di Mezzenile, la strada del Colle della Dieta, una delle più frequentate dai ciclisti». E c’è perfino la piscina, la “Vertical Blu”, grande attrazione per i visitatori.

E gli eventi, che non mancano mai e che stanno tornando a far sorridere il paese in questa fase - si spera - post pandemica. Il mercatino dell’usato de “Il baule della nonna” il 22 agosto, che sarà  accompagnato da una serie di eventi che si terranno il giorno precedente, tra cui l’appuntamento della rassegna dell’Unione Montana Alpi Graie “Un viaggio lungo un’estate” nel quale si ricostruirà la presenza di Puccini e Viù, ma anche una serata di musica e di magia.

E poi Viuleta, giunto alla seconda edizione, il festival di canto popolare spontaneo con otto gruppi proveniente da tutta Italia dislocati nelle varie piole, una manifestazione che nel 2019 ha assicurato al Viù il premio di  “Ambasciatori d’Italia”. E poi il tradizionale appuntamento con i bob kart.

La chiesa di San Martino

Il primo documento che ne fa cenno risale al 1011: è un atto in cui il Vescovo di Torino, Landolfo, conferma al Monastero di San Solutore la donazione della Chiesa di San Martino con tutti i suoi fondi. Nel corso dei secoli, la Parrocchiale ha subito molte trasformazioni: a partire dal 1781, furono realizzate le opere che hanno portato la chiesa alle dimensioni attuali. In quel periodo vennero costruiti anche il piazzale antistante e lo scalone. La chiesa, a tre navate, è la più grande delle Valli di Lanzo,  ed è un vero e proprio scrigno d’arte per le opere di grande pregio situate al suo interno. Accanto alla parrocchiale, sul lato cimitero, si trova la Cappella della Confraternita del Santissimo Nome di Gesù.

Madonna della Neve

Posta nel centro del paese, la Cappella della Madonna della Neve è il cuore del Pascheretto, uno dei due nuclei abitativi originari del paese, costituito inizialmente dalle case raggruppate intorno alla Parrocchiale (il Paschero) e quelle strette intorno alla Madonna della Neve. Sulla facciata della cappella un affresco di Marcolino Gandini, pittore contemporaneo di adozione viucese, che ha trasferito in questo dipinto l’esperienza acquisita nello studio di Felice Castrati.

Il commercio a Viù

Tra i giovani che hanno scelto di investire tempo e denaro su Viù c’è Christian Tassetti, titolare del Ristorante Moderno 2.0, nella piazza centrale. «Ho aperto il 5 settembre e fino ad ora la mia vita qui è perfetta, sia sul lavoro sia quella personale - racconta -. Di Viù mi piace particolarmente la gente, che si affeziona anche a te. Ed il posto, perché è veramente tranquillo, un paradiso. Ora finalmente comincia a muoversi qualcosa di più, a livello lavorativo, rispetto ai periodi di chiusura per la pandemia».

Di attività di Tassetti ce ne sono due, a Viù. A poche decine di metri dal ristorante c’è la macelleria Tassetti. Il titolare è Mario Tassetti, papà di Christian. «Sono qui da un decennio, dopo aver tenuto una macelleria a Lanzo per 19 anni ho deciso di trasferirmi per tornare un po’ nei posti di cui è originaria la mia famiglia - ci dice -. Mi trovo benissimo, la gente è stupenda, è una realtà diversa da Lanzo che è già più cittadina, c’è un rapporto più confidenziale con i viucesi ma anche con i turisti. Viù è un angolo di pace, un posto bellissimo ricco di bellissime passeggiate. Qui si trovano cordialità e tante qualità che in altre realtà più turistiche non troveresti mai. Qui trovi la vera montagna». 

Tra le attività commerciali storiche che hanno saputo entrare nel cuore dei viucesi e dei turisti c’è senza dubbio il Bar Rocciamelone, aperto nel lontano 1929 come bar pasticceria. Tre gestioni hanno preceduto la famiglia di Rossella Montà.

«I miei genitori l’hanno preso nel ‘57, quando si sono sposati - racconta -. Nel ‘78, quando ormai tutti e due erano mancati, l’ho preso io. Avevo 18 anni. Oggi sono ancora qui, praticamente da una vita, e in autunno toccherà a mia nipote Karen. Viù è un posto meraviglioso, io sono nata qui e mi piace tutto di questo paese».

Tra le varie cose, il Bar Rocciamelone organizza la rassegna dei Caffè Culturali che ha portato nella perla delle Valli di Lanzo personaggi di rilievo come Orlando Perera e Bruno Gambarotta.

Le origini del nome “Viù” e le radici viucesi fin dal neolitico

Il nome “Viù” potrebbe derivare da “vicus” (villaggio), ma anche via di passaggio per attraversare le Alpi, cosa che in effetti avveniva in epoca romana, attraverso il Colle dell’Autaret, raggiungibile risalendo la valle fino a Usseglio. Le selci lavorate, venute alla luce a seguito degli scavi effettuati intorno al 1920, nei pressi del Castello di Viù, provano che in età neolitica, in Valle di Viù, esisteva un insediamento di uomini primitivi.

Tra il VI e V sec a.C. alle popolazioni di stirpe ligure, che vivevano nelle Alpi occidentali, si sovrapposero i Celti. Si formarono così delle tribù celto-liguri, tra cui quella dei Garocaeli o Graiocaeli, che popolò appunto la Valle di Viù. L’unica testimonianza archeologica risalente a questo periodo è la pietra delle Madri, attualmente visibile sul piazzale del parcheggio.

La presenza dei Romani in valle è provata dagli scavi effettuati nei dintorni del Castello, scavi in cui sono venute alla luce parecchie monete romane. Ai tempi di Giulio Cesare, la Valle di Viù faceva parte del regno di Cozio, che fu assorbito dall’Impero Romano sotto Nerone.

Molte terre appartenenti all’ager publicus vennero allora distribuite ai soldati romani, i così detti “romanetti”, di cui è rimasta traccia nel cognome Romanetto, ancora oggi molto diffuso sul territorio. La valle, date le difficoltà di collegamento, non è stata teatro delle incursioni barbariche. Numerosi sono stati tuttavia i signori cui è stata sottomessa: dapprima i Burgundi, poi i Franchi. Al 1159 risale la prima investitura del feudo di Viù, assegnato ai signori di Baratonia.

Il feudo, dapprima integro e poi diviso, ha avuto come signori, in ordine di tempo, i Giusti di Susa, i Provana di Carignano e Leinì, gli Arcour, i Birago di Vische, i Della Rovere di Bestagno, i Verolfo di Boschetto. Dal 1345 i feudatari che hanno amministrato le terre di Viù sono diventati strettamente dipendenti dai Savoia. Lo spopolamento della valle è iniziato fin dal 1600, dapprima in forma stagionale, e poi in forma sempre più definitiva.

Punto di attrazione fondamentale è stata ovviamente la città di Torino, ma anche la Francia e, successivamente, le Americhe. L’emigrazione su Torino, dove i Vincesi si sono spesso messi al servizio delle famiglie più benestanti della città (le donne come cameriere e balie, gli uomini come domestici, brentatori, cuochi) ha ottenuto un effetto di ritorno importante, fin dalla fine del 1700 e ancor più dopo il 1842, anno della costruzione della strada carrozzabile, cui hanno significativamente contribuito i Marchesi di Barolo.

Infatti molte delle famiglie, in cui i Vincesi hanno prestato servizio, hanno cominciato a scegliere come sede delle vacanze estive proprio la ridente località delle Valli di Lanzo, ormai comodamente raggiungibile in carrozza.

Alla metà del 1800 risalgono la costruzione e la ristrutturazione di molte delle ville storiche disseminate sul territorio comunale, tra le quali la celeberrima Villa Franchetti. Tra gli ospiti illustri del periodo d’oro della villeggiatura viucese si ricordano Silvio Pellico, Massimo d’Azeglio, Vincenzo Gioberti, Davide Bertolotti, Carlo Thermignon, Michele Lessona, Benedetto Croce, Giacomo Puccini, Guido Gozzano, Eleonora Duse, il ministro del terzo Reich Goering, il re Umberto II di Savoia.

Come tutta l’area alpina, Viù ha subito il fenomeno dello spopolamento, iniziato con l’emigrazione di fine ‘800 e proseguito negli anni del boom industriale. Da qualche anno, l’emorragia si è arrestata e molti nuclei familiari giovani hanno preferito continuare a vivere in paese, ma è ancora significativa la prevalenza di una fascia di popolazione anziana.

Le ville di Viù: Villa Franchetti e Villa Schiari

Villa Franchetti. Insieme con il suo parco, che un tempo abbracciava tutta la collina a monte del paese e che ancor oggi costituisce un ombreggiato percorso, che può essere effettuato a piedi, ammirando il concentrico dall’alto ed immergendosi tra le bianche sculture del “Museo del silenzio e degli affetti”, la Villa Franchetti costituisce la dimora più sontuosa di Viù.

Di proprietà privata e quindi aperta al pubblico solo in occasione di particolari eventi, o di visite guidate, la villa è la più significativa delle costruzioni edificate nel periodo di maggior splendore della villeggiatura estiva in valle. Fu edificata nel 1861 dal Barone Raimondo Franchetti, che vi soggiornò a lungo con la moglio, Sara Luisa Rothschild.

Ideata secondo il modello degli chalet svizzeri, la costruzione è caratterizzata da un tetto a lunghi spioventi, fitto di comignoli di forma originale, da una bella balconata lignea, al primo piani, da una robusta, ma al tempo stesso artistica balaustrata in ghisa lungo il terrazzo del pian terreno e il doppio scalone di accesso al parco, da un intonaco a strisce orizzontali, tipico delle ville patrizie dell’epoca.

La casa è stata da poco restaurata nel pieno rispetto delle forme e decorazioni originarie. Il parco già di Villa Franchetti, ornato nell’Ottocento da sculture poi disperse, ospita la piccola collezione comunale di scultura contemporanea. Nel 2007 sono state commissionate sette stele in marmo ad altrettanti artisti italiani: Mario Gallina, Gianni Busso, Gabriele Garbolino Ru, Daniele Miola, Firenze Poggi, Vito Quagliotti e Christian Zucconi.

VILLA SCHIARI. Vi si può accedere dall’ingresso di fianco al lavatoio di Piazza XXIV Maggio o da quello di Viale Franchetti. La villa, dimora del conte Giovan Battista Schiari (1791-1864) celebre magistrato del Regno di Sardegna, nonché membro della Corte d’Appello di Torino, insignito della nomina di Grand’Ufficiale dell’ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, ospitò Silvio Pellico, segretario della Marchesa di Barolo, grande benefattrice di Viù, insieme con il marito.

Il conte Schiari, devoto della Madonna della Salette, fece costruire all’interno del parco della villa, a seguito della prodigiosa guarigione della figlia Camilla (1863) il Santuario della Madonna della Salette, di fattura neogotica, impreziosito da statue e dipinti, tra cui la tela del Morgari, raffigurante appunto l’apparizione della Madonna. Il percorso verso il santuario è stato recentemente impreziosito dai gruppi statuari in bronzo di Gabriele Garbolino, che raffigurano appunto i vari momenti dell’apparizione.

La villa e il santuario, donati ai Padri Oblati di Maria Vergine dalla stessa figlia del conte Schiari, sono sede di ritiri e vacanze dedicate alla riflessione spirituale. Le ultime novità, raccontate da padre Andrea Brustolon,  riguardano  la  meravigliosa “porta del cielo” per la quale i lavori sono in fase di conclusione.

«Da un lato è di colore rosso sangue, che rappresenta la lotta della vita, la battaglia, anche se vi sono raggi di luce e di speranza, perché nella Bibbia è scritto che dopo il peccato la porta del paradiso è stata chiusa ed è stato posto un cherubino con la spada a guardia dell’ingresso - chiarisce padre Brustolon -. Questa porta, chiusa, viene aperta grazie a Gesù. Con la sua venuta, la spada diventa croce. Ed è per questo motivo che dall’altro lato la porta è azzurra, con sette scalini che rappresentano le virtù: non si va in cielo solo pregando, ma bisogna essere persone virtuose. Per noi la chiave di tutto è Gesù, è lui che ci apre le porte del paradiso».

 
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