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11 Giugno 2021 - 19:53
Con la comparsa dei primi manifesti sparsi sui tabelloni delle vie della cittadina, con l’apertura di nuove pagine social e di sedi elettorali, con il tempo che scorre e ci porta lontani tre mesi dall’obiettivo, ha finalmente preso il via la campagna elettorale che ci porterà alle elezioni comunali di Lanzo Torinese, non ancora calendarizzate ufficialmente ma che presumibilmente si terranno nel mese di settembre.
I candidati a sindaco di Lanzo, tranne clamorose sorprese o novità dell’ultimo minuto, saranno tre: Fabrizio Vottero, Deborah Fiore e Matteo Filippin. Proprio con Filippin - leader di “Lanzo per Noi” - discutiamo del passato, del presente e del futuro di Lanzo.
Chi è Matteo Filippin?
La mia faccia sicuramente è diventata popolare in questi mesi, ma magari non tutti conoscono il percorso che ho seguito in questi 50 anni di vita. Nel 1997 mi sono laureato in Architettura al Politecnico di Torino, ma ho poi sviluppato una serie di professionalità slegate dagli studi universitari, dedicandomi principalmente allo sviluppo locale, seguendo progetti di crescita territoriali impostanti in primo luogo sulle attività produttive e sulla promozione della cultura. Ho lavorato a Torino, in Piemonte, in Toscana, in Liguria, in Sicilia. Il passaggio da queste esperienze all’ambito più strettamente legato all’amministrazione della cosa pubblica è stato abbastanza naturale e spontaneo. Innanzitutto ho sempre seguito mio padre, che è stato sindaco a Lanzo e ha fatto 12 mandati consecutivi dal 1964 al 2016. Io sono stato candidato alle comunali del 2006, ho fatto un mandato da consigliere, durante il quale sono anche entrato nell’esecutivo della Comunità Montana con le deleghe a Bilancio, Attività Produttive, Programmazione e Sviluppo.
Cosa ti ha spinto a candidarti a sindaco?
La prima volta che ci ho pensato era il 1997, quando mio padre dovette rinunciare a candidarsi primo cittadino per problemi di salute. Mi sentii un po’ investito del ruolo di supplente. Diciamo che la mia ambizione è sempre stata molto presente e l’ho dimostrato stando al fianco di mio papà nei suoi vari mandati, in particolare dal 2001 al 2011, seguendo tutta la parte dei finanziamenti. Io amo Lanzo e tutte le volte che qualcuno ama una qualche cosa, una persona così come una realtà, penso non possa che desiderarne il meglio. Al mio rientro a Lanzo come residente, due anni fa, mi sono scontrato con una dimensione di paese che non era più quella che conoscevo: c’era una profonda distanza fra le mie aspettative e la realtà. Ho notato la delusione dei cittadini per alcune disattenzioni e per la mancanza di una visione per lo sviluppo del paese adeguato al ruolo che Lanzo dovrebbe avere, ovvero quello di capofila della Valli.
Un voto all’Amministrazione Assalto?
Io ho un rapporto che considero di amicizia nei confronti dell’attuale sindaco Ernestina Assalto. Lei è cresciuta politicamente con mio padre e ne ha rappresentato in qualche misura la continuità. Questa continuità ha perso però una caratteristica molto importante: quella della visione, della prospettiva di crescere, di fare grandi opere, di fare di Lanzo un punto di riferimento per il territorio. È questa mancanza di prospettiva e visione che lascia disorientati i cittadini e non favorisce gli investimenti da parte di cittadini, aziende, scuole e istituzioni. Per questi motivi il voto su questi 10 anni di Amministrazione Assalto è un 6,5.
Cosa pensi della riqualificazione dell’ala mercatale?
A seguito dell’intervento di recupero e restauro portato a termine tra il 2005 e il 2006 quella struttura è diventata un simbolo per il nostro paese, uno spazio finalmente restituito ai cittadini che ne hanno potuto usufruire in maniera molto libera, forse anche troppo. Il problema è che su quella struttura, diventata anche sede del mercato dei produttori, in 15 anni non è stata investita la minima risorsa per cercare di valorizzarla. L’ala era l’unico edificio a Lanzo capace di offrire uno spazio coperto all’aperto e sarebbe potuta diventare sede di molte iniziative. Oggi la scelta di chiuderla poteva anche essere condivisibile, ma solo a fronte di un programma di iniziative e di contenuti tali da rendere questo spazio effettivamente valorizzato e valorizzante. L’Amministrazione quando ha deciso di mettere le vetrate ha sottolineato più volte che la struttura avrebbe mantenuto le stesse funzioni precedenti, con uno spazio libero, senza particolari attrezzi, e fondamentalmente come sede del mercato dei produttori del sabato e del martedì. Sono convinto che la scelta di spendere una cifra di 230mila euro non sia giustificabile per un’opera del genere. Insomma l’intervento sull’ala si poteva anche fare, ma solo se alla base vi fosse stato un piano di gestione utile a valorizzare eventi di vero impatto sul territorio. Sarebbe stato fondamentale, in fase preliminare, sviluppare un progetto che prevedesse una destinazione d’uso avanguardista e ambiziosa.
Perché votare Matteo Filippin? In cosa è meglio degli altri candidati sindaco?
Perché Matteo Filippin potrebbe fare la differenza. Ho cercato di fare la differenza in tutte le cose nelle quali mi sono impegnato e non è soltanto una questione di amore, di passione e di buona volontà. È molto di più. L’esperienza professionale che mi contraddistingue la considero davvero matura, ho lavorato in svariati ambiti, confrontandomi con le pubbliche amministrazioni, costruendo le linee di sviluppo di interi territori che sono stati rilanciati. Il poter fare un lavoro del genere a casa mia, nel paese che io amo, è una garanzia. Insomma non solo passione e buona volontà, ma competenze!
La prima cosa che faresti non appena eletto sindaco?
Penso una grande festa. Ma non al ristorante, a casa o in municipio: una festa di piazza per condividere con tutti i cittadini la gioia di potermi mettere a disposizione di ognuno, con l’obiettivo di riportare il sorriso a tante persone che oggi vedo sconsolate e impotenti di fronte all’impossibilità di esprimere le loro potenzialità, la loro voglia di crescere, di investire e di fare.
Tre progetti per rendere grande Lanzo?
Il mio programma elettorale in realtà vede quattro visioni strategiche per la rinascita di Lanzo. Il primo è quello del “motore”: l’aspetto economico, lavorativo e formativo è la base di tutto. Dobbiamo creare le condizioni per formare nuove competenze professionali, per creare nuova opportunità di lavoro e per riportare le aziende ad investire, piccoli imprenditori che possono scegliere Lanzo per costruire la propria azienda o farla crescere. Poi il “salotto”. Lanzo è una città bellissima che ha tanto da offrire, molti invidiano le nostre ricchezze, dal centro storico al parco del Ponte del Diavolo, eppure manca un filo rosso, la cura e l’amore che si devono trasmettere ogni qualvolta una persona, un turista come un residente, passeggia per strada. L’obiettivo sembra generico ma ci sono gli strumenti per raggiungerlo, per far rinascere il paese ed aumentare residenti e turisti. Il terzo punto è il “cuore”, tutte le attività per cui mettiamo il cuore, ovvero lo sport, la cultura, i giovani, il sociale. Oggi manca la capacità di fare rete, di impostare progetti, di portare avanti iniziative che facciano la differenza e facciano sentire i lanzesi protagonisti, soprattutto in ambito culturale e sociale. Poi la parola” “vetrina”: Lanzo deve diventare la vetrina delle Valli, perché lo è. Quando si va vicino ad un negozio, prima si guarda la vetrina e poi si entra per acquistare. Noi non vogliamo rubare nulla alle Valli ma vogliamo offrirne - nella maniera migliore e in una scenografia eccezionale come quella del nostro paese - i pezzi più rilevanti, significativi e distintivi.
Una promessa ai lanzesi?
Non appena iniziata questa avventura ho fatto moltissime riflessioni, individuando con i componenti del gruppo una serie di slogan diventati per noi priorità alla base del programma. Uno di questi era legato al fatto che bisogna superare il concetto di “ex”, una parola tanto comune a Lanzo: l’ex Cottolengo, l’ex ospedale Mauriziano, l’ex Immacolatine, l’ex questo, l’ex quell’altro. Noi vogliamo guardare al futuro e da questo presupposto abbiamo elaborato un ulteriore ragionamento: tutti questi luoghi simboli del passato, testimoni del passato, dovranno diventare testimonial per un nuovo futuro. La mia promessa è di voltare pagina a Lanzo, di dimenticare gli “ex” e trasformare i testimonial del passato in testimonial per il futuro... Ovviamente un futuro migliore, amato in primo luogo dai cittadini!
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