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CIRIE'. Parte a bordo di un pulmino per salvare due famiglie ucraine in fuga dalla guerra (VIDEO)

Perché sono partito? Non potevo farne a meno. Dovevo fare qualcosa. Un po’ come succede ad un pittore quando sente l’urgenza di creare”.

Massimo Munafò è di Ciriè ed è il papà il papà di Gabriele, Anna e Lorenzo. Ha 43 anni ed è un imprenditore. Nella vita ha sempre sentito la spinta di aiutare il prossimo in difficoltà.

Prima del Covid viaggiavo molto con la mia famiglia. Ed ogni volta ho cercato di aiutare chi era in difficoltà. In Vietnam e Cambogia è capitato di lasciare qualche soldo alle famiglie bisognose. Oppure è capitato di aiutare direttamente delle associazione”.

Lo scoppio della guerra in Ucraina ha fatto subito scattare in Massimo la molla per partire.

Ho noleggiato un pulmino a nove posti e sono partito con l’amico e giornalista del La Stampa, Leonardo di Paco. La partenza è avvenuta all’alba di venerdì 4 marzo. 3.500 chilometri in due giorni e domenica mattino il rientro c casa.

Abbiamo portato molti beni grazie all’aiuto della Fondazione Specchio dei Tempi e a Slow Food Piemonte”.

Con il mezzo stipato di scatoloni, zaini e borsoni, Massimo e Leonardo sono partiti alla volta di Jaroslaw, in Polonia.

Mettermi in contatto con le Ong polacche è stato impossibile, non una che mi abbia risposto e chi l’ha fatto mi ha dato scarsissima considerazione. Così sono entrato in contatto diretto con un informatico che vive a Varsavia, ma è originario di Jaroslaw, la città polacca in prima linea per l’accoglienza dei profughi provenienti dall’Ucraina”.

Un viaggio carico di emozioni.

Quando siamo arrivati ci siamo subito recati nel centro commerciale della città, convertito in hub per l’accoglienza. E’ stato terribile constatare la totale assenza del governo polacco. Non ci sono enti a regolamentare gli afflussi. Pochissimi volontari, una cinquantina appena”.

Le immagini di quell’hub della disperazione sono ancora ben impresse negli occhi di Massimo: “Lì ci sono materassi per terra ovunque e gente che continua ad arrivare. File di pluman rossi mandati dal governo polacco sul confine, alla dogana a prendere la gente in fuga dalla guerra. Una situazione disastrosa”.

Massimo e Leonardo si recano così a portare i loro aiuti.

Il nostro riferimento era Kamil. Lo abbiamo incontrato presso una sorta di consultorio cittadino, punto di raccolta degli aiuti in arrivo. Scaricato il nostro pulmino, siamo risaliti a bordo e ci siamo diretti al confine”.

Qui Massimo e Leonardo tirano fuori il cartello che segnerà la salvezza di ben nove persone: “We Drive To Italy”, guidiamo verso l’Italia.

Non abbiamo voluto far passare troppo tempo. Non volevamo trovarci a dover scegliere e ci siamo affidati alle associazioni del posto”.

A prendere posto sul pulmino della speranza guidato da Massimo e Leonardo sono state due famiglie di Kiev.

Le abbiamo praticamente prese al volo. Una era composta da una donna di 40 anni con una figlia di 20, un figlio di 16 e due nipotini, figli della ragazza, uno di 2 anni e l’altro di pochi mesi appena. Loro li abbiamo lasciati a San Giuliano Milanese dove abitano degli amici che li hanno ospitato. Nonostante le nostre insistenze, non hanno voluto soldi”.

Anche l’altra famiglia era originaria di Kiev.

La mamma aveva 59 anni, poi c’era sua sorella di 34 anni, il figlio di 16 con la fidanzata, sua coetanea. Li abbiamo accompagnati in stazione a Milano a prendere un treno per Roma. Gli abbiamo lasciato i soldi per i biglietti e per qualche necessità”.

Il viaggio dalla Polonia a Milano è stato infarcito di silenzi.

Erano molto stanchi e nonostante avremmo voluto sapere qualcosa in più di loro, abbiamo rispettato il loro diritto al silenzio”.

Gli aiuti umanitari dati da Massimo e Leonardo al confine tra Polonia e Ucraina sono portati quotidianamente da migliaia di volontari che si recano con ogni mezzo al confine per cercare di salvare vite umane.

“Ci sono code lunghissime di mezzi di ogni tipo. La solidarietà è tanta. Ma l’arrivo di profughi è incredibile. Un fiume inarrestabile”.

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