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Costume e società
16 Marzo 2026 - 15:07
C’è un punto preciso in cui la televisione generalista smette di inseguire i social e comincia a metabolizzarli. Domenica scorsa, a Che tempo che fa, quel punto è arrivato quando Luciana Littizzetto ha immaginato “Sal contro Saif”, cioè un improbabile manga napoletano costruito attorno al successo di Sal Da Vinci e della sua “Per sempre sì”, il brano vincitore di Sanremo 2026. La battuta è passata in pochi secondi, ma dentro c’era già tutto: la canzone popolare, l’estetica giapponese, l’intelligenza artificiale, la viralità e perfino la politica.
Il punto di partenza è un fenomeno reale. Dopo la vittoria all’Ariston, “Per sempre sì” ha avuto una seconda vita online, dove sono comparsi contenuti fan-made e versioni rielaborate con strumenti di IA generativa, compresa una reinterpretazione in giapponese che molti utenti hanno descritto come una vera e propria sigla da anime. Su YouTube circolano clip che trasformano Sal Da Vinci in personaggio animato o che rivestono il brano di un immaginario manga, e il meccanismo è chiaro: melodia immediata, ritornello martellante, titolo perfetto per meme e remix.
Littizzetto intercetta esattamente questo passaggio. Non si limita a citare il successo della canzone: lo sposta di un passo più in là, dentro una forma di cultura pop globale. Il “manga napoletano” è una battuta, ma anche una fotografia precisa del modo in cui oggi i contenuti viaggiano. Una canzone sanremese non resta più confinata alla radio, al televoto o al circuito italiano. Si scompone, si duplica, cambia lingua, cambia stile visivo, si fa meme, si fa anime, diventa materiale da piattaforma. E quando la satira televisiva se ne accorge, significa che quel passaggio è già avvenuto.
Il secondo livello della storia è politico. Perché “Per sempre sì”, proprio per il suo titolo e per la sua forza popolare, è finita al centro di una polemica che va oltre la musica. Nei giorni scorsi è circolata l’ipotesi che Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia volessero usare il brano nei comizi a sostegno del sì al referendum sulla giustizia. L’ipotesi è esplosa dopo una telefonata della premier a Sal Da Vinci, raccontata dai giornali come un gesto di complimenti per la vittoria sanremese. Da lì il corto circuito: la canzone del momento trasformata in possibile colonna sonora politica.
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Poi è arrivata la precisazione dello stesso cantante. Sal Da Vinci ha spiegato che Meloni non gli ha chiesto il permesso di usare il brano per il referendum e che la telefonata è stata soltanto un messaggio di congratulazioni, durato pochi secondi. Ha anche aggiunto che, trattandosi di una canzone pubblica, chiunque può usarla, senza però confermare una sua adesione politica all’operazione. Le polemiche, però, erano già partite: perché in Italia il confine tra cultura pop e propaganda resta sottilissimo, e una canzone che contiene nel titolo un “sì” così forte si presta inevitabilmente a essere risucchiata nel dibattito pubblico.
È dentro questo scenario che la gag di Littizzetto funziona davvero. Non è soltanto una trovata comica su Sal Da Vinci trasformato in eroe anime. È il modo in cui la tv traduce un fenomeno contemporaneo in linguaggio comprensibile per tutti. Da una parte c’è l’Italia del festival popolare, dall’altra l’Italia degli algoritmi, dei video IA, delle campagne politiche che cercano simboli facili, dei contenuti che passano da Napoli al Giappone in un clic. Littizzetto, con una frase, mette insieme tutto questo.
E il bello è che non si ferma lì. Perché la sua letterina, come spesso accade, usa un dettaglio apparentemente laterale per poi allargare il tiro. Il manga inventato su Sal Da Vinci è solo uno degli snodi di un monologo che scivola dalla pseudo-divulgazione scientifica sulle flatulenze e sull’intestino come “secondo cervello” alla geopolitica, con frecciate all’America di Trump, alle posture da guerra e alla debolezza della diplomazia europea.
In questo senso, la letterina di domenica dice anche qualcosa di più ampio sul ruolo di Littizzetto nella tv italiana. La comica di origini bosconeresi continua a occupare uno spazio che pochi altri riescono a tenere: quello della satira popolare che non si limita al personaggio del giorno ma prova a fare una mappa del presente. Un presente in cui una canzone sanremese può diventare anime, slogan, meme e bersaglio comico nell’arco di una settimana.
Alla fine, la sua intuizione sul “manga napoletano” resta impressa perché coglie il punto meglio di molti commenti seri: oggi il successo non è solo essere primi in classifica. È diventare materia manipolabile, riscrivibile, esportabile. È finire dentro l’IA, nella politica, nei reel, nei talk show. E se Luciana Littizzetto non ha fatto sconti a nessuno — né alla scienza trattata come spettacolo, né ai ministri, né al Papa, né alla guerra raccontata in tv — con Sal Da Vinci ha fatto qualcosa di ancora più interessante: ha mostrato quanto velocemente la cultura pop italiana possa trasformarsi in un universo narrativo nuovo, assurdo e perfettamente contemporaneo.

Luciana Littizzetto
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