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Ozegna accende il Carnevale: presentati i Gavason 2026

Sotto la pioggia, al palazzetto dello sport, la consegna delle chiavi del paese a Fabrizio Ferrero e Silvia Digiacomo. Con loro i figli Ludovica e Niccolò, damigella e paggetto

Sotto una pioggia ostinata, di quelle che bagnano ma non scoraggiano, sabato scorso, Ozegna ha acceso le luci del suo Carnevale, su Gavasun e Gavasuna. E lo ha fatto come sa fare da sempre: stringendosi, sorridendo, applaudendo. Il palazzetto dello sport si è riempito di colori, musica e volti noti. 

A indossare ogni responsabilità sono stati Fabrizio Ferrero e Silvia Digiacomo, accompagnati dai figli Ludovica e Niccolò, damigella e paggetto. Una famiglia al completo, scelta che racconta molto più di mille discorsi: il Carnevale di Ozegna non è solo sfilate e costumi, ma è soprattutto comunità, legami, partecipazione condivisa. La serata è stata breve, ma densa di significati, scandita dalle note della banda musicale “Succa Renzo” e dalle coreografie delle majorettes “Les A’Marena”, mentre fuori la pioggia faceva da controcanto, quasi a voler mettere alla prova l’entusiasmo dei presenti.

Prova superata, senza esitazioni.

Gavasun e gavasuna

In prima fila, a testimoniare l’importanza dell’evento, il sindaco Federico Pozzo, la Pro loco guidata dalla presidente Marta Guglielmetti e tante realtà associative del paese. Il momento più atteso è arrivato con il passaggio di consegne: Ileana Manardo e Mario Bria, Gavason uscenti, hanno salutato il pubblico con emozione e un lungo abbraccio simbolico ai successori, suggellato dall’applauso caloroso del palazzetto. Poi la consegna delle chiavi del paese da parte del primo cittadino. Da quel momento, il Carnevale 2026 ha ufficialmente avuto inizio.

Fabrizio Ferrero, trent’anni, nato a Torino, ha imparato presto l’arte del pizzaiolo, trasformandola in mestiere e portandola oltreconfine, tra Germania e Francia. Un’esperienza che oggi si traduce in una scelta precisa: investire a Ozegna, aprendo qui la sua attività di pizza da asporto. Non solo un progetto professionale, ma un atto di fiducia verso il paese. Al suo fianco Silvia Digiacomo, 34 anni, torinese, equilibrata e discreta, lavora all’Eurospin di Rivarolo.  

I Gavason 2026 raccolgono ora il testimone con un mandato chiaro: custodire la tradizione e, allo stesso tempo, darle nuova energia. A misura di paese. A misura di Ozegna.

Quando è nata la tradizione?

Il Carnevale di Ozegna non nasce per caso e non è una tradizione “inventata ieri”. Le sue radici affondano nella seconda metà degli anni Settanta, quando il paese decide di darsi una festa identitaria, capace di raccontare se stesso e di distinguersi nel panorama carnevalesco del Canavese. È il 1976 l’anno della prima edizione ufficiale: un avvio semplice, comunitario, costruito più sulla partecipazione che sullo spettacolo.

La svolta arriva due anni dopo. Nel 1978, alla terza edizione, il Carnevale ozegnese trova finalmente un volto e una narrazione precisa con l’introduzione dei suoi personaggi simbolo: il Gavasun e la Gavasuna. Figure che non rappresentano re o nobili, ma l’anima popolare del paese, scelta non a caso. Il Gavasun non è un personaggio storico realmente esistito, ma una creazione collettiva, figlia della memoria e dell’ironia locale.

Il termine affonda le sue origini nel dialetto piemontese: “gavas” indicava una piccola protuberanza sotto il mento, caratteristica che in passato veniva attribuita a diversi abitanti della zona, probabilmente a causa di acque povere di iodio. Da qui nasce il soprannome, inizialmente usato con una punta di scherno, poi trasformato nel tempo in segno distintivo, quasi affettuoso. Il Gavasun diventa così il simbolo dell’ozegnese tipico: un po’ burbero, diretto, magari brontolone, ma autentico, sincero, profondamente legato alla propria terra.

Col passare degli anni, questa figura si è caricata di significati nuovi, fino a diventare il cuore stesso del Carnevale. Ogni edizione prende ufficialmente il via con la presentazione dei Gavasun, una coppia scelta all’interno della comunità, chiamata a rappresentare il paese per tutta la durata della festa. Un ruolo simbolico, certo, ma tutt’altro che secondario: indossare la corona dei Gavasun significa farsi interpreti di una tradizione condivisa, fatta di volontariato, spirito di appartenenza e partecipazione collettiva.

Non è un caso che dal nome del Gavasun derivi anche quello del periodico locale “L Gavason”, fondato nel 1969, molto prima del Carnevale stesso. Un segnale chiaro di quanto questa figura sia radicata nella storia e nell’identità di Ozegna, ben oltre la dimensione festiva.

Oggi, come allora, il Carnevale ozegnese resta fedele alla sua origine: una festa che non punta all’eccesso, ma alla continuità; che non vive solo di sfilate, ma di persone. Ogni nuova coppia di Gavasun raccoglie un testimone che arriva da lontano, rinnovando anno dopo anno un rito che parla di paese, di memoria e di comunità. Ed è forse proprio questa semplicità consapevole la vera forza del Carnevale di Ozegna.

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