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AGLIE'. Intervista ad Alessandra Gallo Orsi, direttrice del Castello e al professor Devecchi (VIDEO)

Si è quasi concluso al Castello di Agliè il doppio ciclo di conferenze denominato “Un’ora di Storia” ed “Un’ora di Verde”. Al centro dell’attenzione i giardini e il parco del castello esaminati dal punto di vista della loro evoluzione artistica e da quello della gestione botanica.

Queste conferenze, che hanno coinciso con la riapertura post-Covid, avevano uno scopo preciso. Lo spiega la direttrice del Castello, l’architetto Alessandra Gallo Orsi, che ha organizzato le lezioni insieme alla Curatrice delle Collezioni Luisa Berretti ed al professor Marco Devecchi , docente presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino.

“L’intenzione – dice la direttrice - era quella di avvicinare al castello gli abitanti di Agliè, coinvolgendoli, interessandoli, facendo in modo che lo sentissero come cosa propria”.

Il rischio, quando un centro di piccole dimensioni si trova a confrontarsi con un complesso monumentale così importante ed imponente,  è in effetti che venga visto  quasi come un corpo estraneo. L’operazione sembra riuscita: “Vedo che gli alladiesi intervengono alle conferenze, partecipano attivamente e pongono molte domande”.

Nel corso di questa settimana è prevista un’appendice di altre due lezioni, che si terranno giovedì 18 e venerdì 19 maggio: la prima sarà dedicata agli importanti restauri realizzati nella seconda metà degli Anni Settanta (relatore l’architetto Giorgio Fea). La seconda, a cura della Direzione Regionale Musei Piemonte ed Associazione Aladei, avrà invece come tema “Riflessioni su Carlo Felice di Savoia nel 190° anniversario della morte”(relatore il professor Pierangelo Gentile).

In un complesso come quello di Agliè, qual è il rapporto fra la parte edificata e quella verde?

Ovviamente molto stretto.  Vi è una connessione sia fisica che culturale fra il castello e il parco perché la cultura che si riflette nelle collezioni  si riflette poi anche all’interno del parco.

Quanta importanza hanno le presenze architettoniche nello spazio verde?

Molto grande all’interno del parco paesaggistico, romantico, dove troviamo due o tre elementi  architettonici importanti. Il primo è il Reposoir che sta su una delle  isole del lago; il secondo è l’Imbarcadero dal quale si poteva partire per le gite in barca sul lago stesso. Poi ci sono altri elementi come il Ponte Rosso, che di fatto sorregge una strada pubblica ma tutti insieme, in qualche modo, caratterizzano il disegno del Parco, sono degli “episodi” che s’incontrano percorrendolo nel  gioco romantico della “visita lenta”.

Quali sono i caratteri che differenziano i giardini dal parco?

I giardini sono più antichi, risalgono all’epoca di Filippo di Agliè ed hanno un impianto secentesco ancora decisamente leggibile. Sono giardini cosiddetti “architettonici”, praticamente dei piani sfalsati che determinano una sorta di  “camere verdi”. Molto diverso è il parco, che venne sistemato all’inglese nell’Ottocento, sostituendo il precedente impianto settecentesco  ”alla francese” con parterre e spazi delimitati da basse siepi di bosso e con una lunga prospettiva su tutto il parco.

A questo proposito, come si evolve la storia progettuale dei giardini e del parco?

All’epoca di Filippo di Agliè il parco era solo la parte più vicina al castello. Con il passaggio da residenza privata – sia pure appartenente ad una famiglia molto importante - a residenza reale, si verifica un salto di qualità e cambia anche il rapporto con il paese. Viene realizzata la Piazza Reale in affaccio verso il centro abitato ed il giardino, pur partendo dalla recinzione risalente al Seicento, viene completamente disegnato in tutte le sue parti. Viene costruita  la Fontana dei Fiumi, che ha ovviamente delle valenze maggiori.

Proprio alla Fontana dei Fiumi è stata dedicata un’intera lezione. Cosa la rende tanto importante?

E’ una cerniera per congiungere il dislivello fra giardini e parco ed è “un’architettura disegnata”, dovuta al  Birago di Borgaro, colui che ha progettato  tutto il castello settecentesco, lasciando la sua impronta tanto nel castello che nel giardino. Altrettanto importante è la decorazione della fontana con sculture dovute ad   artisti che lavorarono alla corte sabauda.  Una presenza poco nota al grosso pubblico è quella dei reperti archeologici non solo all’interno del castello ma anche nel parco.

Come mai si trovano ad Agliè?

Sono dovuti alla volontà di Maria Cristina, moglie del re Carlo Felice, che commissionò importanti scavi e che negli anni ’40 del XIX secolo, seguita dall’ archeologo ed architetto Luigi Canina, ne portò qui i reperti, creando all’interno una collezione e nel parco dei punti di attrazione.

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