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Non solo vendere: perché il torneo ResinGlass è una lezione di formazione (VIDEO)

Una giornata tra adrenalina, tecniche di vendita e simulazioni di trattativa: 12 professionisti si sfidano nel Torneo di Vendita Simulata 2026 organizzato dal gruppo ResinGlass. A sorpresa vince...

Dodici venditori, tre stanze e una finale da brividi: dentro il Torneo di Vendita Simulata

Non solo vendere: perché il torneo ResinGlass è una lezione di formazione

Il brusio delle conversazioni, il tintinnio delle tazzine del caffè, il profumo delle brioches. Alle prime ore del mattino, nella sede ResinGlass di Ferriera,  Buttigliera Alta, l’atmosfera è quella di una riunione tra colleghi, quasi di famiglia.

Si scherza, si ride, qualcuno ripassa mentalmente le proprie strategie. Ma sotto quella leggerezza si percepisce già qualcosa di diverso: un filo di tensione, l’adrenalina di chi sa che tra poco si entrerà in gara.

Perché sì, quella di mercoledì 11 marzo non è una giornata qualunque. È il Torneo di Vendita Simulata, organizzato dal Gruppo di Acquisto ResinGlass: una competizione tanto particolare quanto affascinante, in cui dodici venditori si sfidano non a colpi di numeri o contratti, ma di ascolto, empatia e capacità di costruire relazioni. Una gara, certo. Ma anche, e soprattutto, un laboratorio di crescita professionale.

La formula è semplice solo in apparenza. Dodici concorrenti, ciascuno proveniente da un’azienda del network ResinGlass, vengono suddivisi in gruppi e chiamati a misurarsi con una simulazione di trattativa commerciale.

Tre stanze, tre sfide in contemporanea. Dentro, una scena quasi teatrale: il venditore, il cliente simulato e lo sguardo attento dei giudici. Fuori, colleghi e partecipanti che aspettano il proprio turno, commentano, si confrontano.

Ogni simulazione dura 45 minuti. Un tempo in cui bisogna fare tutto: entrare in relazione con il cliente, capire il contesto, individuare bisogni e motivazioni di acquisto, proporre una soluzione coerente.

In altre parole: vendere. O meglio, dimostrare di saper vendere.

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Ma qui non basta essere convincenti. La giuria valuta aspetti molto precisi: la capacità di ascolto, l’individuazione delle esigenze del cliente, la qualità della comunicazione, la capacità di costruire valore nella proposta e la gestione della relazione.

Sono quattro i gruppi da tre concorrenti che si sfidano durante la mattinata. Le ore scorrono veloci tra simulazioni, confronti e osservazioni attente. Poi arriva il momento del pranzo.

Di nuovo tutti insieme, attorno allo stesso tavolo. Come spesso accade nelle migliori squadre: la competizione lascia spazio alla condivisione.

Nel pomeriggio la temperatura emotiva sale.

Le sfide finali del pomeriggio 

È il momento delle Finals: i tre migliori concorrenti salgono sul palco e si sfidano davanti a tutti. La dimensione cambia, la pressione aumenta. Non più stanze riservate ma uno spazio comune, pubblico, quasi da spettacolo.

Gli sguardi sono concentrati, qualcuno prende appunti, altri osservano in silenzio. È qui che si capisce quanto la vendita, spesso considerata solo un mestiere, possa trasformarsi in una vera disciplina fatta di tecnica, intuito e capacità umana.

Poco prima della proclamazione del vincitore incontriamo uno dei giudici della giornata, Davide Micunco, ancora immerso nell’energia dell’evento.

“Oggi ho avuto l’onore di fare il giudice per questa giornata splendida di simulazione e di questa gara agonistica. Perché alla fine ci siamo divertiti tutti quanti, ma c’è anche lo spirito di agonismo per vincere, ovviamente - racconta - .È stata una giornata molto intensa, piena di spunti. E soprattutto ci ha arricchito tutti quanti: noi che abbiamo aiutato a tirar fuori il meglio da chi si è misurato in questa prova, e tutte le persone che hanno fatto parte del gruppo, che hanno sicuramente appreso nuove tecniche da poter utilizzare sul mercato.”

Giudicare, però, non è semplice.

“Giudicare oggettivamente non è mai facile, è anche un po’ spiacevole -  ammette - .La cosa principale che ho valutato è la spontaneità: essere veri, sinceri". 

Dopo oltre dieci ore di osservazioni e valutazioni, l’energia non è mancata: “La giornata è iniziata molto presto e adesso sono le 19.15, ma l’ambiente è stato talmente favorevole che l’energia ci ha trascinato fino alla fine. Se devo descriverla con una parola? Entusiasmante.”

Quando arriva il momento finale, sul palco sale Ray. È il fondatore dell’azienda, colonna portante della formazione dei venditori nel network.

Il tono suo è calmo e propositivo. Prima di annunciare il vincitore si prende il tempo per complimentarsi con ciascun finalista, sottolineando l’impegno e il valore della giornata.

Poi arriva il nome. Il vincitore del Torneo di Vendita Simulata 2026 è Pino Tangari, classe 1951. La sorpresa è generale. E forse lo è ancora di più per lui. Il pubblico lo acclama con una standing ovation degna del suo valore. 

Quando lo incontriamo pochi minuti dopo la proclamazione, Pino è visibilmente emozionato.

“No, non me lo aspettavo. Non l’avrei mai immaginato -dice sorridendo -  questa vittoria mi ha regalato almeno trent’anni della mia vita.”

Pino vince il primo premio 

Una carriera lunga alle spalle, eppure la voglia di rimettersi in gioco non è mai passata.

“Sono anni che faccio il commerciale. In questo gruppo sto lavorando da meno di un anno e mi sono rimesso in gioco in tutte le fasi, compresa la simulazione di oggi.”

E non era così scontato: “Alla mia età rivivere queste cose mi sembrava impossibile. All’inizio ero scettico, pensavo fosse quasi uno scherzo. Poi pian piano sono entrato nel ruolo e ho capito che potevo ancora difendermi.”

Il mondo della vendita, racconta, è cambiato moltissimo negli ultimi anni: 

“Una volta il cliente non era  ubriaco di informazione. Oggi invece lo è. Schiaccia un tasto, chiede preventivi, spesso riceve offerte senza neanche parlare con chi le propone.”

Il lavoro del venditore diventa allora qualcosa di diverso.

“Bisogna filtrare, capire davvero la sua esigenza. E poi proporre. Come è sempre stato".

Quando la giornata si chiude e la sala comincia lentamente a svuotarsi, resta la sensazione di aver assistito a qualcosa di insolito: una sorta di laboratorio umano dove esperienza, competizione e condivisione si intrecciano.

Un torneo, certo. Ma anche la dimostrazione che dietro ogni vendita, prima ancora dei numeri, ci sono persone, relazioni e storie. E a volte, come nel caso di Pino, anche la possibilità di sentirsi improvvisamente trent’anni più giovani.

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