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21 Dicembre 2020 - 17:11
Il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del Tar della Lombardia, che aveva annullato l’accordo tra l’azienda saluggese DiaSorin e il Policlinico San Matteo di Pavia sulla validazione dei test sierologici del Covid 19. Per la terza sezione del massimo organo di giustizia amministrativa l’accordo è legittimo. Immediata la «grande soddisfazione» espressa dai vertici di DiaSorin. Altrettanto la reazione contraria dell’azienda che aveva presentato ricorso, la cinese Technogenetics, che «si riserva di valutare l’adozione di eventuali azioni legali presso le sedi europee predisposte».
A pesare nella decisione, ha specificato il Consiglio di Stato, anche il carattere “non esclusivo né escludente dell’accordo contestato e l’apertura alla valutazione di altre analoghe (anche contestuali) proposte di accordo”. Palazzo Spada spiega infatti che per la decisione è stata “dirimente la constatazione che la validazione, e eventuale sviluppo del progetto di ricerca privato, non ha carattere di esclusività rispetto ad altri possibili progetti scientifici di altri soggetti privati, rispondendo al fine istituzionale degli Ircss di sostenere progetti di ricerca anche privati, e di validarli”. Non si tratta della “concessione di bene pubblico”, secondo quando viene evidenziato, né sussiste un problema di concorrenza “perché, a differenza del contratto di appalto e della concessione, strutturalmente non vi è una limitazione nella scelta dell’amministrazione ad un solo partner” essendo la ricerca “aperta”.
«Abbiamo sempre ribadito la correttezza e la trasparenza del nostro operato», ha commenta il ceo di DiaSorin, Carlo Rosa. «Si tratta di una decisione di grande importanza per l’intero comparto della ricerca italiana, grazie alla quale è stata fatta chiarezza sulla collaborazione tra istituti pubblici e società private nell’esecuzione di sperimentazioni cliniche per migliorare la salute delle persone». Al contrario Technogenetics «prende atto che le collaborazioni pubblico-private finalizzate anche ad acquisire i risultati della ricerca pubblica sono liberamente negoziabili dall’amministrazione che può discrezionalmente preferire un operatore rispetto ad un altro e che queste modalità, secondo il Consiglio di Stato, non alterano la libera concorrenza». Technogenetics ribadisce infine di avere agito «nell’interesse e nel rispetto della collettività, affinché la condivisione delle risorse pubbliche torni ad essere patrimonio di tutti e venga eventualmente industrializzata secondo le regole attualmente già in vigore».
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