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Libano sotto le bombe, strage di bambini: quasi 20 colpiti al giorno nei raid

Save the Children denuncia: 800 minori coinvolti in 45 giorni, oltre 350mila costretti a fuggire. “Un incubo senza rifugi sicuri”

Save the Children Italia

Foto Credits: Save the Children Italia

Quasi 20 bambini al giorno uccisi o feriti. È il bilancio drammatico denunciato da Save the Children sulla situazione in Libano, dove dal 2 marzo i raid aerei israeliani hanno colpito duramente la popolazione civile più vulnerabile.

Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, in 45 giorni sono quasi 800 i minori coinvolti, mentre uno su cinque – oltre 350.000 bambini – è stato costretto a lasciare la propria casa, spesso fuggendo nel cuore della notte.

A raccontare la gravità della situazione è Nora Ingdal, direttrice di Save the Children in Libano: «La notizia di una tregua temporanea nelle ostilità porta un fragile senso di sollievo per i bambini e le loro famiglie, ma non si può parlare di un cessate il fuoco finché non sarà definitivo e permanente. I minori in Libano hanno vissuto un incubo lungo 45 giorni, non hanno potuto trovare sicurezza in nessun luogo del Paese. Dal 2023 la vita dei bambini è stata segnata da escalation intermittenti».

Le conseguenze umanitarie sono devastanti. Migliaia di famiglie sono state costrette a rifugiarsi in tende o in strutture collettive sovraffollate, perdendo ogni punto di riferimento. «Quasi 20 bambini al giorno sono stati uccisi o feriti dai raid aerei delle forze israeliane dal 2 marzo, per un totale di quasi 800 bambini, mentre uno su cinque – oltre 350.000 – è stato costretto a lasciare le proprie case, a volte fuggendo nel cuore della notte», ha spiegato Ingdal.

Il ritorno alla normalità appare lontano e incerto. Molte famiglie stanno tentando di rientrare, ma senza alcuna garanzia: «I nostri team sul campo stanno già vedendo le famiglie iniziare il lungo viaggio di ritorno alle loro case, nell'incertezza di trovare qualcosa al loro arrivo. Molte famiglie ci raccontano di avere paura di tornare, di non avere più una casa in cui rientrare e di essere costrette a rimanere sfollate in rifugi collettivi».

Nel frattempo, Save the Children continua a operare sul territorio fornendo supporto psicosociale ai minori, assistenza per il ricongiungimento familiare, accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici, oltre alla distribuzione di beni di prima necessità.

L’organizzazione lancia un appello chiaro alla comunità internazionale: «Questo momento deve segnare l'inizio di una stabilità e di un sollievo duraturi, non solo una pausa prima di ulteriori sofferenze. I bambini hanno bisogno di stabilità per guarire dal trauma della guerra, per tornare a scuola, a giocare e a ricostruire le loro vite senza la costante paura che la violenza possa riprendere».

Una tregua, dunque, che resta fragile e insufficiente, mentre il prezzo più alto continua a essere pagato dai più piccoli.

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