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SETTIMO TORINESE. Sulle brandine, le storie strappate all’Ucraina

SETTIMO TORINESE. Sulle brandine, le storie strappate all’Ucraina

Rotary per l'Ucraina

Di seguito, il racconto del nostro collaboratore Gabriele Cannone, coinvolto nella missione del Rotary al confine con l’Ucraina. 

Entrare in un campo profughi è una sensazione difficile da spiegare. Sono partito per questo reportage mentre tutti i giornali e i media raccontavano la guerra come una “partita di calcio”. Minuto per minuto. Mi mancava però un pezzo: le persone. In questa guerra, perché di guerra si tratta e non di “operazione militare” come piace dire a Putin, ci siamo dimenticati di raccontare le vere vittime che non sono le case distrutte ma le persone che ci vivevano dentro.

Entrare dentro un centro commerciale che, fino a qualche giorno prima era in fase di ristrutturazione e che nel giro di pochissime ore è stato trasformato in distese di brandine è un pugno allo stomaco che non ti aspetti.

Le sensazioni che provi sono diverse e contrastanti: paura, odio, senso di nausea, incredulità e, da quel momento, per i primi minuti non riesci più nemmeno a parlare.

Sei un giornalista e devi fare il tuo lavoro quindi ti chiudi nella bolla e vai avanti come un treno senza pensare troppo a quello che hai davanti.

Ad un certo punto, però, le cose cambiano quando, al posto di avere davanti a te solo volti e numeri, inizi ad avere delle storie. Inizi a parlare con queste persone e conosci chi sono, chi erano, chi vorrebbero essere.

A me questo è successo dopo qualche ora. Ad un certo punto è arrivata Anna (nome di fantasia per privacy), 17 anni di Kiev, che cercava un passaggio per l’Italia per sé stessa e per la nonna. 

E’ arrivata con i documenti in mano, con il passaporto della nonna e il suo zainetto. 

A 17 anni, avere la responsabilità di dover trovare un modo per raggiungere la mamma in Italia. Parlando con lei, mi sono reso conto che quelle brandine non erano piene di storie. Mi ha raccontato che aveva il sogno di diventare interprete di italiano in Ucraina ma che, con un sorriso sarcastico che ancora oggi non so dove abbia trovato, oggi non sarebbe più stato possibile e che quindi avrebbe studiato italiano direttamente in Italia.

Quando le abbiamo detto che potevano venire con noi, la sua faccia è cambiata. I suoi occhi hanno iniziato a brillare e ha iniziato a ringraziare l’organizzazione del Rotary per la possibilità.

Senza pensarci troppo ho posato la fotocamera e mi sono occupato personalmente di aiutarla ad andare a prendere la nonna e la valigia. Una in due. Una valigia dove dentro c’era tutto quello che erano riusciti a salvare. Tutto stava andando come doveva: il progetto, oltre ad aver portato aiuti umanitari, stava anche salvando delle vite e dando loro una nuova possibilità.

Ma purtroppo questa è la vita e non un romanzo e le cose non vanno sempre come vorremmo.

Insieme ad Anna e alla nonna c’era anche la zia che, prima di venire in Italia, voleva passare dall’Austria. Non ho capito perché, ma era irremovibile.

Anna aveva la possibilità di cambiare vita e non dormire più su una branda di un campo profughi ma, alla fine, è rimasta lì.

Su quella branda. Con la nonna e con i suoi occhi che brillavano ancora ma questa volta di lacrime e di disperazione.

In quel momento mi sono reso conto di quanto io fossi privilegiato. Io ero andato lì per scelta, ero andato lì per raccontare la situazione e per dare voce a loro ma fuori avevo un mezzo per tornare nella mia casa. Una casa dignitosa, piccola ma sicura. Nel mio letto. Con i miei affetti.

Di Anna mi rimane un nome account su Instagram, uno sguardo che non dimenticherò mai nella mia vita e una voglia di vivere che, spesso, nemmeno noi che non viviamo sotto le bombe abbiamo.

Ciao Anna, in bocca al lupo per i tuoi studi di italiano e per il tuo viaggio. Spero che un giorno tua zia ti chieda scusa per averti fatto sentire in colpa e averti tenuto in quella branda, fosse anche per 24 ore in più, privandoti della possibilità di tornare a sorridere e ad essere felice. E grazie per avermi fatto capire, ancora una volta, quanto il reporter sia il lavoro più bello del mondo.

Gabriele Cannone

Un gruppo di ucraini al Centro Fenoglio, Casa dei Popoli partecipa ad un bando per accogliere una ventina di persone 

La scorsa settimana, tramite i canali della Prefettura, è arrivato al Centro Fenoglio un gruppo di profughi ucraini in fuga dalla guerra. Contestualmente, tramite altri canali, stanno arrivando in città altre persone, ospiti di amici e parenti. Gli ospiti del Fenoglio resteranno pochi giorni, dopodiché verranno mandati, tramite i progetti di integrazione, in vari comuni fra cui, previa la valutazione della Prefettura, anche Settimo. La comunità di Settimo si prepara quindi ad accogliere le persone. Nelle scorse settimane il Comune ha raccolto le richieste di chi ha voluto mettere a disposizione gratuitamente un’abitazione, e tramite l’associazione Casa dei popoli ha partecipato al bando della Prefettura che prevede l’attivazione di un Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) per una ventina di persone. Parallelamente, altri settimesi hanno dato la disponibilità alla Regione di accogliere i profughi in casa propria e sono in attesa di sapere se e quanti ne arriveranno.

Lo Sportello Informastranieri

In questa fase si sta rivelando particolarmente utile uno strumento che il comune di Settimo ha attivato già lo scorso settembre: lo Sportello Informastranieri che fornisce numerosi servizi di assistenza a varie tipologie di migranti. «È importante prendere i contatti con lo sportello, in particolare per tutte le persone che provengono da paesi extra UE – sottolinea l’assessore all’integrazione Angelo Barbati – Innanzitutto perché vengono fornite informazioni utili sull’accesso ai servizi essenziali: sanità, scuola, pratiche burocratiche, permessi, eccetera. In secondo luogo perché chiunque ospiti persone provenienti da paesi extra europei deve segnalarlo entro 48 ore alla Prefettura».

Lo sportello Informastranieri, nato vari mesi prima che scoppiasse la crisi ucraina, da settembre 2021 ha gestito 60 passaggi e una quarantina di persone. È gestito dal CISV e, oltre a dare orientamento sui servizi territoriali, promuove l’inclusione e fornisce una prima consulenza burocratica e normativa per la richiesta di documenti e altro: permesso di soggiorno, informazioni sanitarie, iscrizione a scuola per bambini e adulti, iscrizione al centro per l’impiego, supporto nella stesura del curriculum vitae, accesso ai servizi comunali, orientamento per l’inserimento abitativo.

Informastranieri opera, oltre che in italiano, in inglese e nelle principali lingue. 

Ha uno sportello in Biblioteca Archiede, aperto il mercoledì dalle 10 alle 12.30 e venerdì dalle 15.30 alle 18. Inoltre è presente sulle principali piattaforme: Facebook @informastranierisettimo, Instagram @informastranierisettimo, whatsapp/cellulare 3884996953, sito del Comune www.comune.settimo-torinese.to.it/it/page/45986 , email informastranieri@comune.settimo-torinese.to.it. «Promuovere l’inclusione passa inevitabilmente dall’accessibilità dei servizi – conclude Barbati – . Avere la possibilità di incontrare e contattare gli stranieri presenti in Città consente loro di integrarsi più facilmente, mette in rete competenze e opportunità e rafforza i legami sociali»

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