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15 Febbraio 2022 - 14:36
In foto, Il geologo Furio Dutto con il presidente Rotary Elvio Bertone
SETTIMO TORINESE. La percezione dei pericoli stimola la resilienza.
Sono le parole del dott. Furio Dutto, l’ospite della conviviale rotariana di martedì 8 febbraio che si è tenuta presso il ristorante da Sergio in via Brescia 6 a Settimo.
A presiedere la conviviale c’era il presidente del Club Rotary di Settimo Elvio Bertone che ha fatto gli onori di casa e ha dato il benvenuto ai soci ricordando che la solidarietà è più forte della pandemia.
Furio Dutto ha studiato geologia all’Università di Torino e si è laureato con una tesi sulle piene del Po nel tratto lombardo, lavoro nel quale ha avuto la collaborazione del direttore Mario Govi dell’Istituto per la protezione del Bacino del Po del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Torino.
“Ero nato come geologo rilevatore in ambiente alpino - ha detto il dott. Dutto - e invece mi sono ritrovato a lavorare sui rischi naturali come ricercatore del CNR per numerosi anni. Però la passione per la ricerca e per la libertà sono stati sempre motivo di grande spinta che mi hanno portato a collaborare con il Dipartimento dei Servizi Tecnici della Presidenza del Consiglio dei Ministri dove ho coordinato lo smantellamento dell’Ufficio Idrografico di Torino organizzando il passaggio dell’imponente patrimonio di dati pluviometrici ed idrometrici cartaceo alla nascente Arpa che successivamente ne avrebbe assunto le competenze”.
Finita questa avventura, il dott. Dutto, ricoprì un ruolo istituzionale nell’Unità di Crisi di Alba durante l’alluvione del novembre 1994, e fu chiamato a Parma dove ha sede l’Autorità di Bacino del fiume Po per lavorare alla redazione dei Piani strategici ed economici al contrasto dei rischi naturali nel nord Italia.
Ha diretto inoltre la Protezione Civile della provincia di Torino, coordinando le risposte agli eventi alluvionali con il supporto della tecnostruttura e dei numerosissimi volontari distribuiti sul territorio e a supporto degli oltre 300 sindaci del territorio di competenza.
La partecipazione a numerosi eventi di livello nazionale (terremoti dell’Abruzzo, dell’Emilia con il lavoro svolto a Modena e a Concordia sulla Secchia, il sisma del centro e Italia tutta la struttura di supporto a Macerata e a Pieve Torina) furono dei momenti di grandi insegnamenti sia dal punto di vista professionale che umano.
“Ma ciò che mi ha sempre fatto riflettere sulla valutazione dei rischi naturali e antropici - ha continuato Dutto - è che la percezione dipende dalla memoria storica e dalla prevedibilità degli eventi stessi. E soprattutto che la comunicazione prima e durante una crisi è fondamentale. Non solo con la popolazione, ma anche tra gli operatori e questo si impara durante le numerosi esercitazioni che è necessario fare. Perché se si può prevenire una catastrofe, si deve credere nella possibilità che avvenga. Se invece non la si tiene in considerazione la si mantiene nel dominio dell’impossibile e gli sforzi di prevenzione appaiono retrospettivamente inutili. Interessante è anche il concetto di resilienza, e cioè la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico, perché il modo in cui si reagisce è legato molto più spesso a ciò che percepiamo che ai fatti reali”.
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