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20 Maggio 2021 - 15:12
Il rischio delle prime a teatro è di cadere nella retorica. Ma domenica 16, per assistere a Raffaello. Il figlio del vento al Garybaldi, c’era il pubblico delle grandi occasioni. Lo spettacolo che Matthias Martelli (foto) ha scritto per il quinto centenario della morte di Raffaello Sanzio è andato in scena davanti ad “addetti ai lavori” di spicco come Arturo Brachetti e il direttore del Teatro Stabile, Filippo Fonsatti, e ad Elena Piastra che ha speso parole accorate per celebrare la ripartenza del rito del teatro: «oggi è un momento di nuova vita» ha detto la sindaca. «Abbiamo fortemente voluto che questo spettacolo aprisse la nostra stagione» ha ammesso Maurizio Babuin, direttore di Santibriganti, introducendo Raffaello. Il figlio del vento. La promessa è stata mantenuta. Anzi l’evento di domenica pomeriggio è stato la celebrazione dell’arte e degli artisti. Matthias Martelli, l’urbinate a cui Dario Fo ha lasciato l’eredità del suo Mistero buffo, non ha tradito la sua fama, e ha messo in scena una one man show che ha strappato un applauso tanto lungo da far implorare al suo protagonista di fermarsi. Erano 210 giorni che non metteva un piede in scena; probabilmente molti di più erano passati da quando la maggior parte dei 75 del Garybaldi non assisteva ad una recita dal vivo. Raffaello ha saputo ridestare il fuoco che brucia negli appassionati con l’entusiasmo che appartiene soltanto alla buona arte. Questo perché lo spettacolo non è solo un’opera contrappuntistica che sa dosare parole, gesti, musiche ed immagini; ma è un originale dichiarazione d’amore rivolta a tutta l’arte, che prende a pretesto il racconto della vita della “pittura incarnata”, il “maestro” urbinate.
Una biografia recitata. L’ora abbondante di Raffaello. Il figlio del vento è filata via come una puntata di Ulisse. Il piacere della scoperta Martelli però non ha solo la voce del divulgatore; non narra soltanto la vita del pittore suo conterraneo. Se le musiche di Matteo Castellan scandiscono un atto solo dove si alternano il racconto e il commento, l’urbinate ora fa l’Alberto Angela illustrando le proiezioni delle tele raffaellesche, ora fa il verso ai dialetti dei pittori rinascimentali. Poi scosta soffiando il sipario, danza come un giullare, fa scoppiare la sua voce in graffiati, come un gigantesco Mangiafuoco. Una grande celebrazione del teatro; come ha chiosato prima di uscire di scena: «viva il teatro dal vivo».
Ad ogni modo il primo spettacolo è andato, e, se per i pessimisti, una rondine non fa primavera, allora vorrà dire che si attenderanno il prossimo evento e poi quelli che gli terranno dietro. Un altro appuntamento è già fissato per la prossima settimana. In cartellone c’è Che forma hanno le nuvole? firmato dalla compagnia milanese Elea Teatro/Industria Scenica; un’opera per le famiglie a cura di Serena Facchini e Ermanno Nardi, con Lorenza Guerrini e Daniele Pennati, vincitrice del Concorso Nazionale InBox Verde 2020. Originariamente inserita nel consueto format “A teatro e poi merenda”, andrà in scena sabato 22 maggio alle 18.
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