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Pont Canavese

Il sindaco va a casa: ecco le motivazioni

Riva: "Sono molto dispiaciuto". I suoi consiglieri: "Mancava democraticità"

Il sindaco va a casa: ecco le motivazioni

L’ormai ex-sindaco Bruno Riva si affida ad un comunicato: “Ho sempre fatto il mio dovere, come promesso ai cittadini pontesi. Purtroppo l’evidenza di oggi è che tanti consiglieri hanno abbandonato l’incarico che avevano ricevuto con l’elezione del settembre 2020. Per rispetto dei pontesi  e per il senso del dovere che mi appartiene, non ho mai pensato di venir meno al mio mandato, dedicando ogni istante a mia disposizione  per assolvere al compito che mi è stato affidato. 

I pontesi e il mio paese sono la mia famiglia. Ho lavorato con impegno per trasformare il mio paese dall’Io al Noi.

Il mio rammarico è non aver potuto portare Pont al “Noi-Insieme”.

Ringrazio i consiglieri che mi hanno sostenuto fino ad oggi (le donne del mio gruppo…) e metterò a disposizione della collettività l’esperienza acquisita. A presto…”

Come sottolinea Riva, a rimanergli accanto è stata la componente femminile della maggioranza: le  due consigliere Marina Barinotto e Tatiana Madlena e l’assessore esterno Marisa Satta, anche se quest’ultima non c’entra con le dimissioni dal consiglio dato che non ne faceva parte. Quale sia il significato politico di questo atteggiamento differente fra uomini e donne – che indubbiamente  incuriosisce - l’ex-sindaco non lo precisa e non lo fanno nemmeno le dirette interessate. L’assessore al Bilancio Barinotto preferisce non dire  nulla e si affida al comunicato di Riva; Tatiana Madlena - entrata a far parte dell’amministrazione appena un anno fa, il 31 gennaio 2022, in seguito ad altre dimissioni, quelle di Maura Configliacco Giacolin - non è invece stato possibile contattarla.  

Costanzo: “Non ho condiviso troppe scelte”
Perino: “Non c’era democraticità”

Fra i quattro consiglieri di maggioranza che si sono dimessi subito dopo la rinuncia del vicesindaco Motto, qualcuno parla della propria scelta - pur senza entrare nei dettagli - mentre  qualcun altro preferisce glissare. I più loquaci ed anche i più espliciti sono stati Giovanni Costanzo ed Andrea Perino, assessore il primo, semplice esponente del consiglio il secondo. 

Costanzo ha affermato: “Ognuno di noi aveva i suoi motivi d’insoddisfazione e un po’ se n’era parlato anche se poi ciascuno ha deciso per proprio conto. Personalmente mi trovavo in bilico già da qualche tempo perché in disaccordo con troppe decisioni prese dalla giunta di cui facevo parte: sono molte le  scelte che non ho condiviso. Quand’ho saputo delle dimissioni di Motto mi sono deciso a compiere questo passo  deciso e non sono stato il primo: arrivando in Comune c’erano altri in attesa di protocollarle. Poi sono arrivate quelle della minoranza”. La decisone del vicesindaco non gli è giunta inaspettata: “Aveva detto in diverse occasioni che ci stava pensando”.

Quella di Costanzo non è volontà di disimpegnarsi dalle vicende del Comune e lo afferma esplicitamente:  Fare l’amministratore mi è piaciuto molto e spero di tornare a farlo; cercherò in tutti i modi di renderlo possibile per portare avanti le iniziative che avevo avviato e per mantenere l’impegno con i tanti pontesi che mi avevano votato”. 

Ancora più esplicito sui motivi del suo abbandono è stato Perino: “La cosa che mi è pesata di più è stata la mancanza di democraticità: prendere decisioni importanti senza discuterle con l’intero gruppo di maggioranza ma solo con una sua parte. Ci sono scelte che non condivido assolutamente e delle quali, non essendo un componente della giunta, a volte ho appreso solo a cose fatte. Anche gli assessori sembravano andare ciascuno per conto proprio, senza confrontarsi uno con l’altro. All’inizio si discuteva su qualsiasi cosa ed eravamo un gruppo coeso ma non è più così: ho sperato fino all’ultimo che si potesse ricreare quella situazione ma ho dovuto gettare la spugna. Sapevamo della volontà di Motto di dimettersi: quel che è successo dopo è dovuto allo scoraggiamento generale.  Si sentiva nell’aria che stava per succedere qualcosa”. 

Gli altri esponenti dell’ex-maggioranza sono stati più guardinghi. Pietro Panier Suffat non ha voluto esprimere giudizi: “Preferisco non dire nulla”. Erik Pasqualone si è mantenuto sul generico: “Mi sono dimesso per motivi personali ma non c’era più il clima di fiducia reciproca che si era instaurato all’inizio, quando avevamo formato la nostra lista”.   

Le posizioni delle minoranze

Nel consiglio eletto il 20 settembre 2020 il gruppo di minoranza era uno soltanto - “Rinnovamento e Continuità per il Futuro” - ed aveva, come prevede la legge per i comuni delle dimensioni di Pont, quattro rappresentanti: la capogruppo Sandra Bonatto Revello, l’ex-sindaco Paolo Coppo, gli ex-assessori di lungo corso Giovanni Gallo Lassere e Mario Falletti. Dal luglio 2021, tuttavia, i consiglieri d’opposizione erano saliti  a cinque: Eugenio Reinaudo, eletto nella lista vincente “Per Pont” di Bruno Riva, aveva infatti lasciato il gruppo.

Di fronte allo sfaldamento della maggioranza ed alle dimissioni di cinque suoi consiglieri, sia gli esponenti di “Rinnovamento e Continuità per il Futuro” sia Reinaudo hanno a loro volta rassegnato le dimissioni, portando  a dieci il numero degli abbandoni. Ci si sarebbe stupiti del contrario: l’occasione era davvero ghiotta, con lo scioglimento del consiglio offerto su un vassoio  d’argento…

Come commentano i fatti del 25 febbraio?

Dice Sandra Bonatto Revello: “Al  momento abbiamo deciso di non rilasciare dichiarazioni ufficiali. Il malcontento era nell’aria  ed era generalizzato ma quel che è avvenuto ha rappresentato una sorpresa: sicuramente è successo qualcosa all’interno della maggioranza. Il vicesindaco si è dimesso per motivi famigliari poi chissà se c’era altro…E’ ovvio che abbiamo colto l’occasione: Pont era ferma e non riuscivamo a fare nulla per rimetterla in moto”.

Alla domanda se avessero saputo in anticipo di quanto sarebbe accaduto, risponde: “Siamo stati informati ieri sera (venerdì 24 febbraio) di questa possibilità ma non avevamo certezze”.

Negli ultimi tempi si era notata una diminuzione delle polemiche da parte del gruppo della Bonatto: c’era forse l’impressione che la maggioranza sarebbe andata in crisi da sé? Questa è la sua risposta: “Otto o nove mesi fa, nel corso di una seduta di consiglio, Andrea Perino ci aveva accusati di mettere sempre il bastone fra le ruote rallentando l’attività amministrativa. Si trattava solo di interrogazioni…Comunque non volevamo si dicesse che era colpa nostra se il paese era bloccato ed avevamo deciso di <lasciarli lavorare> per un anno: dopo avremmo tratto le conclusioni. Non è stato necessario aspettare a lungo. Anche se non conosciamo le motivazioni precise di quel che è successo, queste dimissioni sono un regalo che viene fatto al paese”.

Ecco il commento di Eugenio Reinaudo: “Se guardo ai cinque consiglieri che si sono dimessi, vedo che hanno fatto la stessa scelta che avevo compiuto io tempo fa e per la quale ero stato tanto attaccato. Mi stupisce questa decisione da parte di Andrea Perino visto che all’epoca aveva affermato che, se non ero più d’accordo con  le posizioni della lista nella quale mi ero candidato, avrei dovuto <lasciare la nave>. Ora l’ha lasciata lui, l’hanno lasciata loro. Avevo visto che le cose  non andavano bene e che il paese si stava spegnendo: passando all’opposizione, ho cercato di contrastare questa tendenza. Ho lavorato insieme all’altro gruppo di minoranza ma in maniera autonoma: se ne condividevo le  scelte votavo allo stesso modo, altrimenti andavo per conto mio”. 

Anche a Reinaudo chiediamo se fosse al corrente di quanto stava per accadere: “L’ho saputo stamattina verso le 11 e sono rimasto molto stupito. Mi dispiace perché a rimetterci, in questa situazione, è Pont”. 

Elezioni fra tre mesi o commissario per un anno?

 Dopo la caduta della maggioranza e l’inevitabile ricorso a nuove elezioni, ci si chiede ovviamente cosa accadrà a Pont. La prima domanda che molti si pongono riguarda l’attuale minoranza: si ripresenterà con la stessa candidata a sindaco  del 2020 (ovvero la capogruppo Sandra Bonatto Revello) oppure tornerà in prima fila l’ex-primo cittadino Paolo Coppo? Dopo l’interruzione del mandato in questi due anni  e mezzo non ci sarebbero ostacoli normativi.

Ben più complessa la situazione nell’altro campo: cosa faranno i consiglieri dimissionari della maggioranza uscente? Alcuni vogliono ritentare l’avventura ma lo faranno con una lista propria o ci sarà un rimescolamento di carte? E i fedelissimi (anzi le fedelissime) di Bruno Riva cercheranno  a loro volta di rientrare in qualche modo nei giochi?

In realtà tutte queste domande appaiono al momento premature. Non solo perché lo sconquasso è appena accaduto e servirà a tutti un po’ di tempo per riprendere le fila ma soprattutto perché non è chiaro se si andrà  a votare fra tre mesi oppure no: il commissario prefettizio potrebbe anche rimanere fino alla tornata di elezioni amministrative della primavera 2024.

La fonte più recente cui si possa fare riferimento sembra essere la circolare del Ministero dell’Interno emanata nell’ottobre 2022, che riportava pari pari le disposizioni precedentemente adottate per le elezioni di quell’anno. Riguardo i “consigli comunali che devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza del mandato”  si indicava il 24 febbraio quale “termine ultimo entro il quale devono verificarsi le condizioni che rendono necessario il rinnovo dei consigli” per poterli includere nel Turno di Primavera. Sembrerebbe quindi che l’obiettivo sia stato mancato per un pelo ma il condizionale è d’obbligo quando si ha a che fare con la legislazione nostrana: potrebbero anche intervenire nuove disposizioni ministeriali. Sul  commissariamento in quanto tale non ci piove, avviene comunque in casi come questo. Quanto ai tempi, lo sapremo presto.

 

 

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