Cerca

Ivrea

Siamo un “Centro anziani” e senza il salone “chiudiamo”!

Una conferenza stampa dell'Auser per tranquillizzare i tanti associati...

Siamo un “Centro anziani” e senza il salone “chiudiamo”!

L’Amministrazione comunale vuole chiudere il Centro Anziani di via Arduino. Non c’è ombra di dubbio. Basta fare uno più uno, raccontando  le cose come sono, pane al pane e vino al vino. Lo pensano - ma han cercato di non dirlo chiaramente -  pure quelli dell’Auser che venerdì scorso han radunato quanti più giornalisti han potuto ad una una conferenza stampa. Obiettivo dichiarato: tranquillizzare i tanti soci e gli assistiti che non è ancora detta l’ultima parola, che i servizi stanno continuando, che loro confidano in un accordo con l’Amministrazione comunale e, più che con tutti, con la vicesindaca Elisabetta Piccoli, di cui però hanno una paura “fottuta” (e anche questo non lo dicono ma si vede...).

Un momento della conferenza stampa. Da sinistra: Rosalia Maggiolo, Bruno Zanotti e Massimo Adinolfi

E’ lei che sta andando in giro dicendo che l’Auser costa troppo, che l’Auser non teneva in ordine il giardinetto (e meno male che sono arrivati i Picche), che l’Auser può star comoda anche in due stanzette, che il “provinciale è d’accordo” e, infine, che gli aranceri si sono detti disponibili a dare una mano....

Parole a vanvera ... Tutte balle!

La verità è che l’Auser in città gestisce due dei tre “Centri anziani” esistenti, quello di via Arduino e quello di piazza Boves. Avrebbe in gestione anche quello di San Lorenzo non fosse che s’era rifiutata. Lo fa perchè esisteva una progettualità fatta di gite fuori porta e soggiorni al mare, laboratori, corsi di informatica e ginnastica dolce, serate danzanti e tanteo attività rivolte alla terza età a cui si aggiungevano gli accompagnamenti per visite mediche fuori e dentro Regione. 

Usiamo il passato non foss’altro che poi è arrivato il Covid e tutto s’è in parte bloccato, anche l’uso del giardinetto. Peccato che le analisi della Piccoli comincino proprio da qui e dalla disperata ricerca di una soluzione per tutti gli ex inquilini del Valcalcino...

“E’ vero conferma - la presidente Rosalia Maggiolo - con il Covid s’è fermato tutto e sono calate le iscrizioni... Ci stiamo dando da fare per riprenderci”

Tanto per dare de numeri: prima del Covid ci sono sempre stati più di 700 iscritti, nel 2021 sono scesi a 137 e oggi sono risaliti a 242...

“Un accordo si troverà - aggiungono i responsabili Auser - Crediamo sia quasi impossibile che un’Amministrazione voglia rinunciare ad un centro anziani...Per due anni siamo stati fermi. perchè la legge ci impediva di fare assembramenti.  La gente aveva paura anche a fare la fisioterapia. Quando le limitazioni sono cadute siamo ripartiti ...”

L’Auser sottolinea che nei dati sull’ampiezza dei locali indicati dal Comune nella “scandalosa” delibera di “sfratto” ci sarebbe un errore.

La sede Auser di via Arduino

“In via Arduino non sono 380 metri quadri - sottolineano - Abbiamo misurato tutta l’aerea e, al massimo, ci sono 250 metri...”.

Probabilmente (facciamo un’ipotesi) si sono calcolati anche i locali del piano terra ad uso di un centro diurno per disabili gestito dal Consorzio In.rete. Il diavolo ha fatto la pentola ma non il coperchio, se la forma è anche sostanza la delibera sarebbe da considerare un “falso”...

Nella piena disponibilità, oltre a ad un grande corridoio praticamente inutilizzabile, ci sarebbero dunque solo due stanze, un salone di 59 metri, due bagni e una biblioteca contenente la bellezza di 3.300 libri.

“Far fare i servizi agli aranceri? -  mettono le mani avanti all’Auser - Impossibile! Esiste un problema di privacy e di dati sensibili...”.

Al diavolo il “do ut des” per l’associazione l’unico accordo che si può stringere passa dalla titolarità esclusiva e piena di tutti i locali, soprattutto del salone che è il “cuore” del Centro anziani. 

“I picche quando ne avranno bisogno ce lo potranno chiedere - insistono -  così come noi oggi facciamo con il giardinetto...”

Stando ai racconti, Piccoli li aveva chiamati per proporre l’esatto contrario. Con il ricatto delle bollette vorrebbe toglier loro quasi tutto, mettere a disposizione due stanzette, far entrare gli aranceri (che quelli i soldi tanto ce li hanno, sigh!) e fanculo a tutto il resto.

Li ha chiamati a giugno, ha fissato un successivo incontro che non c’è mai stato e, da qui in avanti, un’escalation di proposte per ridurre gli spazi a disposizione. Alla fine se n’è uscita, all’insaputa dell’universo mondo, con la delibera di cessazione del Comodato d’uso gratuito puntando sui costi energetici.

“Noi siamo un’associazione di volontariato senza scopo di lucro - ci tengono a sottolineare all’Auser -  Per ogni tessera prendiamo 15 euro, di cui 5 restano a noi e 10 vanno al Nazionale per le assicurazioni....  Non avremmo i soldi per pagare un affitto. E’ sempre stato così... ”.

E se c’è una cosa che all’Auser vogliono chiarire è quella di non essere affatto uno strumento delle Opposizioni.

“Non sapendo che cosa fare abbiamo chiamato Massimo Fresc dei cinquestelle, Francesco Comotto di Viviamo Ivrea e Maurizio Perinetti del Pd - stigmatizzano - L’alternativa ad un’opera di sensibilizzazione sarebbe stato un ricorso al Tar... che non vogliamo assolutamente intraprendere...”.

Tra le leggende metropolitane (anche questa più o meno sottolineata dalla vicesindaca Elisabetta Piccoli) una fa riferimento alla mensa gestita in maniera irregolare...

“La mensa?  - mettono le mani avanti -  Con 7/8 euro davamo primo, secondo, frutta, un quarto di vino, acqua e caffè.... Ci era stata chiesta dalla passata Amministrazione. Il problema è che economicamente non stava in piedi. Avrebbe dovuto avere una funzione diversa da quella della Caritas e sempre con l’obiettivo di fare aggregazione. La cucina ci era stata messa a disposizione dal Comune e la facevamo gestire da un soggetto terzo. Il sindaco si   era anche proposto di inviarci i pasti avanzati dalla mensa della scuola...”. 

Insomma tutta un’altra storia, non certo di degrado...

La domanda che ci si fa è come sia possibile che a Ivrea, quello che da altre parti sarebbe considerato un fiore all’occhiello debba venire così bistrattato...

Allibito, costernato, a tratti mortificato Bruno Zanotti presidente emerito, ex segretario CGIL e ex assessore alle politiche sociali. E’ stato lui 30 anni fa a far nascere il consorzio In.rete e pure la sede Auser.

“Ovviamente siamo preoccupati - commenta - Siamo preoccupati noi e chi frequenta il centro anziani. Senza le nostre attività rimarrebbero da soli. L’Auser svolge un importante servizio di accompagnamento con particolare riferimento a chi non ha una rete parentale o amicale. Verrebbe a mancare un riferimento importante. Sappia l’Amministrazione comunale che senza gli attuali spazi  il Centro anziani chiude. Quel che non è chiaro è proprio questo: noi gestiamo un centro anziani... E’ anche scritto nel comodato d’uso gratuito dei locali...”.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori