In Municipio a Novara, quando s’è saputo del cedimento del ponte che è poi finito su tutti i giornali, sindaco e assessori quasi non avrebbero voluto credere ai propri occhi. Si son dati dei pizzicotti e han cominciato a giustificarsi raccontando di una lunga serie di opere di “consolidamento”. Le “giustificazioni”, la cronaca e il lungo elenco di cose fatte e ancora da fare sembrano quelle del terzo ponte di Ivrea. E’ vero, non è ancora crollato, ma dovesse succedere non bisognerebbe andare così lontano a ricercare le responsabilità...
Le ultime notizie risalgono a questa primavera e facevano riferimento ai lavori di consolidamento delle selle Gerber,cioè gli appoggi delle travi a sbalzo corrosi da manutenzione carente e infiltrazioni di umidità, il tutto sulla base ad un progetto vecchiodi ormai più di un anno per un importo complessivo pari a 230 mila euro. Rinviati a data da destinarsi a causa della risoluzione del contratto con la ditta vincitrice dell’appalto“La Magia S.R.L” di Cancello ed Arnone, in provincia di Caserta.
Era tutto scritto nero su bianco in un provvedimento pubblicato all’albo pretorio il 30 giugno.
La verità è che fin da subito s’era capito che le cose non sarebbero andate come si sarebbe voluto che andassero considerando la riserva apposta dalla società in calce al verbale di consegna dei lavori, con successiva richiesta di sospensione dell’attività per difficoltà di reperimento delle materie prime, nonché il riconoscimento dei maggiori costi conseguenti all’incremento dei prezzi di mercato.
Da qui in avanti, per quel che se ne sa, l’Amministrazione avrebbe quantificato la maggior spesa in circa 12 mila euro,considerati però insufficienti dalla ditta. Della vicenda sarebbe stata data comunicazione all’ANAC(Autorità Anti corruzione) e contemporaneamente si sarebbe proceduto ad una nuova aggiudicazione alla seconda classificata, attingendo dalla graduatoria a suo tempo approvata.
Che altro dire? Se proprio vogliamo, si potrebbe aggiungere che del ponte XXV aprile si parlava già ai tempi del sindaco Carlo Della Pepa quando vennero fuori i problemi e l’assessore Giovanna Codato sottolineò la necessità di messa in sicurezza.
Subito sulla rampa di accesso all’altezza del cimitero si procedette al rifacimento dei giunti di dilatazione che, ormai marci e sporgenti, finivano per tagliare le gomme dei veicoli.
Poi però, alla prima variazione di bilancio sugli investimenti del 2018 della nuova amministrazione firmata da Stefano Sertoli si decise che non c’era tutta questa fretta e i 144 mila euro a disposizione vennero dirottatiper finanziare la nuova pensilina autobus a S. Grato.
Da qui in avanti del Ponte XXV aprile si persero tutte le tracce, salvo, nel marzo scorso, la ribalta nelle cronache con un comunicato attraverso cui la giunta informava mezzo mondo d’aver richiesto circa 2 milioni e mezzo (il massimo che si poteva) per lamanutenzione straordinaria.
Come stanno in verità le cose è presto detto. Oggi, dopo più di cinque anni dalle indagini diagnostiche che avevano evidenziato una situazione critica, siamo ancora al “pian dei babi”.
Il viadotto XXV Aprile risale al 1972. Furono spesi dei soldi solo nel 2002 in seguito ai danni provocati dall’alluvione del 1993, quando il torrente Dora cercò di scardinare due piloni.
E dire che già all’inaugurazione del 1974 s’era evidenziato un difetto di progettazione e realizzazione sul deflusso delle acque piovane.
I primi monitoraggi risalgono al 2011, ma solo nel 2017 si è previsto un budget di circa 2 milioni spalmati su tre anni. I 600 mila euro del 2018 sarebbero dovuti servire per il monitoraggio ma anche per l’affidamento della progettazione e per la direzione lavori.
Parole tante parole sulle cose che si dovevano fare e non si sono fatte. Sui ritardi. Sulla burocrazia e sui soldi che non ci sono. Sui disastri, sui ponti che crollano e su quelli che resistono nonostante l’umidità e la corrosione. Poi un bel giorno passa un camion più pesante del solito, crolla tutto e la colpa di chi é? Dichichichirichi come dice Zucchero o di hootchiee cootchiee?
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