L’assessore Michele Cafarelli,senza dare troppo nell’occhio, lo aveva più o meno sottolineato in un recente consiglio comunale. I lavori al ponte di via Cappuccini o terzo ponte? Di consolidamento delle selle Gerber,cioè gli appoggi delle travi a sbalzo corrosi da manutenzione carente e infiltrazioni di umidità? Rinviati a data da destinarsi a causa della risoluzione del contratto con la ditta vincitrice dell’appalto“La Magia S.R.L” di Cancello edArnone, in provincia di Caserta.
Adesso è tutto scritto nero su bianco in un provvedimento pubblicato all’albo pretorio lo scorso 30 giugno. Il progetto esecutivo di “consolidamento delle selle gerber era stato approvato circa un anno fa per un importo complessivo pari a 230 mila euro.
Se il buongiorno si vede dal mattino però fin dal primo minuto s’era capito che le cose non sarebbero andate come si sarebbe voluto che andassero. E si comincia con una lunga serie di inviti dell’ufficio tecnico a inviare la documentazione necessaria alla stipula del contratto per passare ad unariserva apposta dalla società in calce al verbale di consegna dei lavori, con successiva richiesta di sospensione dell’attività per difficoltà di reperimento delle materie prime, nonché il riconoscimento dei maggiori costi conseguenti all’incremento dei prezzi di mercato.
L’Amministrazione ha fatto seguito con una “Proposta di accordo bonario” quantificabile in una maggior spesa di circa 12 mila euro, pur sottolineando l’insussistenza di motivi o circostanze non prevedibili all’atto della stipula del contratto.
Morale? Nei 10 giorni successivi non s’è mosso nulla e il 25 maggio scorso sono arrivate ulteriori contestazioni da parte della ditta ritenute dal Comune “non accoglibili in quanto pretestuose, dilatorie ed oltremodo tardive.”
Della vicenda, nei prossimi giorni, verrà data comunicazione all’ANAC e contemporaneamente si procederà ad una nuova aggiudicazione alla seconda classificata, attingendo dalla graduatoria a suo tempo approvata.
Che altro dire? Se proprio vogliamo, si potrebbe aggiungere che del ponte XXV aprile si parlava già ai tempi del sindaco Carlo Della Pepa quando vennero fuori i problemi e l’assessore Giovanna Codato sottolineò la necessità di messa in sicurezza,condizionata dal disastro del ponte Morandi di Genova.
Subito sulla rampa di accesso all’altezza del cimitero si procedette al rifacimento dei giunti di dilatazione che, ormai marci e sporgenti, finivano pure per tagliare le gomme dei veicoli.
Poi però, alla prima variazione di bilancio sugli investimenti del 2018 della nuova amministrazione firmata da Stefano Sertoli si decise che non c’era tutta questa fretta e i 144 mila euro a disposizione vennero dirottatiper finanziare la nuova pensilina autobus a S. Grato.
Da qui in avanti del Ponte XXV aprile si persero tutte le tracce, salvo, nel marzo scorso, la ribalta nelle cronache con un comunicato attraverso cui la giunta informava mezzo mondo d’aver richiesto circa 2 milioni e mezzo (il massimo che si poteva) per lamanutenzione straordinariae la messa in sicurezza di alcuni edifici scolastici.
Come stanno in verità le cose è presto detto. Oggi, dopo più di quattro anni dalle indagini diagnostiche che avevano evidenziato una situazione critica, siamo ancora al “pian dei babi”.
Contento Cafarelli, contento tutti.
Il viadotto XXV Aprile risale al 1972. Furono spesi dei soldi solo all’indomani delle alluvioni degli anni Novanta, quando il torrente Dora cercò di scardinare alcuni piloni.Nel complesso però la carenza di manutenzione, sommata all’umidità, ha finito per generare un problema di corrosione a varie altezze segnalato più volte negli anni proprio dai cittadini.
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