Due auto intestate ad una operatrice socio sanitaria del Centro di salute mentale di Ivrea sono andate a fuoco l'altra notte. L’incendio si è poi esteso ad altre due auto, a un furgone e a una bicicletta. È accaduto nel piazzale di un condominio di via Avignone 42, in frazione Torre Balfredo a Ivrea. Era da poco trascorsa l’una quando alcuni inquilini sono stati svegliati dalle prime esplosioni provocate dai cristalli delle auto andati in frantumi. In pochi minuti hanno raggiunto la frazione e il piazzale squadre dei vigili del fuoco, che per domare le fiamme hanno lavorato fino alle prime luci del giorno.
Le indagini, ora, sono affidate ai poliziotti in forza al commissariato di Ivrea, che ancora ieri mattina sono tornati in via Avignone per effettuare ulteriori rilievi sulle carcasse delle auto distrutte dalle fiamme. In attesa di una più dettagliata relazione da parte dei pompieri, per gli inquirenti non ci sarebbero comunque dubbi sulla matrice dolosa dell’incendio. Dietro al gesto potrebbe esserci un movente sentimentale oppure legato al lavoro? Perché secondo la ricostruzione le prime due auto a prendere fuoco sono state proprio la Smart e la Kia Picanto, entrambe intestate all’operatrice sanitaria, una donna moldava di 49 anni che vive nel condominio insieme alla figlia 24enne.
È alquanto strano come due auto, a poca distanza l’una dall’altra, prendano fuoco quasi contemporaneamente. E l’ipotesi dell’incendio doloso sarebbe anche confermata dal punto in cui sarebbe partito l’incendio: la Kia Picanto aveva il parabrezza danneggiato dall’esterno, segno che probabilmente qualcuno ha prima rotto il vetro e poi appiccato le fiamme. Poi il rogo, in pochi istanti, si è esteso avvolgendo parzialmente la fiancata destra della Punto, il lato destro del furgone Ford parcheggiati tra la Kia e la Smart e poi anche una Volkswagen Golf lasciata in sosta a fianco della Smart.
«Intorno all’una alcuni ragazzi mi hanno avvisata che bruciavano le auto. E quando mi sono affacciata al balcone era ormai troppo tardi» ripete la figlia della operatrice sanitaria nel cortile del condominio mentre osserva sconvolta ciò che resta delle loro auto. E confessa, ancora alzando le braccia: «Purtroppo non siamo nemmeno assicurate».
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