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IVREA. Quelle ville abusive dei sinti. Sertoli: “Non c’è soluzione...”

IVREA. Quelle ville abusive dei sinti. Sertoli: “Non c’è soluzione...”

LE VILLE DEI SINTI A IVREA

La si fa facile! Ma chi ci va lì ad abbattere quelle case? Secondo gli uffici se non le abbattiamo non possiamo fare l’esproprio. E se non possiamo fare l’esproprio resta tutto così com’è! Un problema enorme. Ce ne vorremmo occupare eccome ma non c’è una soluzione...”. Così, allargando le braccia quel tanto che può, il primo cittadino Stefano Sertoli.  All’indice un terreno di oltre 5 mila metri quadri in strada vicinale Cascine Forneris, ad un passo da via Bollengo, nei pressi della pista di altletica. Un giorno di oltre 22 anni fa  è stato occupato abusivamente dai sinti.   O meglio: c’era una volta un campo per la sosta temporanea dei nomadi e oggi c’è un nuovo “quartiere residenziale” al quale il Comune presto o tardi dovrà dare una fognatura, l’acquedotto, l’illuminazione e ulteriori servizi il tutto a spese dei cittadini che invece quando costruiscono devono versare costosi oneri di urbanizzazione. Villette uni e bifamigliari disseminate qua e là, tra una roulette e un caravan. L’incubo di una vita per Giovanni Gaida, venuto a mancare nel 2018 senza veder risolto il problema e oggi pure l’incubo della moglie Gloriana Lesca Gaida e dei figli che purtroppo lo hanno ereditato con la speranza di non doverlo trasferire ai nipoti…. “Mi avevano fatto delle promesse - stigmatizza Lesca Gaida - Ho incontrato il sindaco  e il vicesindaco Elisabetta Piccoli dal notaio. Mi han detto che mi avrebbero fatto sapere e poi non li ho più sentiti....”. E pensare che quando tutto è iniziato sarebbe bastato che il Comune con poca spesa e un po’ di diligenza avesse dato loro ascolto  ripristinando la recinzione divelta che divideva quel terreno dal Campo Nomadi, il che avrebbe evitato tutti i successivi illeciti.   E invece? Nulla! Al taglio di 29 alberi di rovere per costruire un galoppatoio per cavalli da corsa è seguita (non in una sole notte) la costruzione di una serie di villette abusive.   Tutto spiegato, giorno per giorno, minuto dopo minuto, abusi compresi, in una relazione del maggio del 2000 firmata da due tecnici dell’Arpa, due dirigenti dell’area tecnica e dal maresciallo Rebesco. Ma anche da una sentenza del 30 dicembre del 2003 di condanna del comportamento del Comune di Ivrea per aver posto in essere “una condotta colposa consentendo una sostanziale espropriazione dei fondi…”.   Risale invece al 2005 un sentenza del Tar attaverso cui il giudice ordina all’Amministrazione Comunale la demolizione degli abusi edilizi. Fu quella volta che il Comune avrebbe  chiesto (sembra di raccontare una barzelletta) che fosse il proprietario ad occuparsene, magari con pala e piccone, a tu per tu con i “Sinti”, cioè quegli stessi “sinti” che in precedenti occasioni lo avevano selvaggiamente aggredito.   Insomma, un’Amministrazione comunale che non vedeva, non sentiva e faceva finta di non capire, paradossalmente però  molto attenta ad inviare al Gaida (proprietario dei terreni) e non ai sinti, accertamenti Ici e Imu del 2015 relativi ai fabbricati abusivi.   A Gaida, solo contro tutti, la Pubblica Amministrazione negli anni scorsi è arrivata al punto di notificare persino due grosse multe per mancato accatastamento degli immobili abusivi….  Negli anni passati la storia eravamo arrivati a raccontarla fino a qui, aggiungendoci che da sempre  sindaci e assessori succedutisi “a palazzo” han sempre detto a parole  di volersene occupare, in verità solo spostando con scuse varie il problema più in là di anno in anno e tra le altre cose, nel 2002, variando la destinazione urbanistica dell’area, da agricola ad area a Servizi per ampliamento del Campo Nomadi, con ciò rendendola invendibile.  Della vicenda, come tutti sanno, qualche tempo fa, se ne erano occupati anche il consigliere comunale Francesco Comotto, l’ex consigliere comunale di Forza Italia Tommaso Gilardini e l’attuale presidente del consiglio Diego Borla, quando sedeva tra le fila dell’opposizione.   E c’è anche una lettera del 14/03/2018 firmata dall’ex responsabile dell’Ufficio Tecnico, l’architetto Nedo Vinzio, inviata all’allora Sindaco ed a tutti i Consiglieri, che informava i Gaida “delle attività avviate per addivenire all’esproprio delle aree” con un elenco di 7 punti necessari per giungere all’atto notarile di acquisizione tra i quali la stesura del Progetto definitivo per la fognatura di cui (pensa un po’ te)  il campo nomadi è sprovvisto.   Cambia l’Amministrazione comunale, a Della Pepa succede Sertoli e tra le prima azioni della nuova giunta di centrodestra c’è l’arresa con tanto di comunicazione a Gloriana Lesca e ai suoi figli che non si può adempiere all’acquisizione del terreno in quanto la precedente Amministrazione non avrebbe completato l’iter proposto con la lettera del 14/03/2018 e di conseguenza mancherebbero le basi per dimostrare “un esproprio di pubblica utilità”.   Domanda: ma la pubblica utilità non era già stata dimostrata in modo evidente con l’inserimento dell’area nel PRGC?   Inutile chiedersi che cosa manchi per mettere la parola fine a questo calvario.    Ce lo si chiede a maggior ragione oggi con un’Amministrazione che a parole sembra seriamente intenzionata a fare qualcosa e poi di fatto cerca di rinviare la dichiarazione di interesse pubblico a data da destinarsi.   Da un punto di vista formale e sostanziale una vera e propria sconfitta per il cittadino che subisce impotente sino alla morte!   C’è poi anche da chiedersi  (e fanno due) se esista una “malafede” del Comune e dei funzionari nell’aver omesso di eseguire una sentenza e  inottemperato a opere che riguardavano  e riguardano la salubrità.  Insomma ma è così che si amministra? Con comportamenti “strategici e dilatori” illudendo  e facendo credere ai Gaida che la situazione si sarebbe risolta senza la necessità di quelle  azioni giudiziarie che sicuramente oggi si rendono indispensabili,  con aggravi di spese  del Comune, quindi a carico di chi paga le tasse?   Evidente a tutti che di abbattere le villette non se ne parlerà mai.  Resta come unica soluzione possibile l’esproprio dei terreni da parte del Comune per non aggiungere altro danno alle beffe. Staremo a vedere se il Comune vorrà finalmente dare concretezza alle intenzioni. Liborio La Mattina
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