Alla fine la riunione tra Trenitalia e l’Amministrazione comunale, per discutere dell’uso del Movicentro, c’era stata davvero. Obiettivo dichiarato: consegnare loro la perizia e aspettare una risposta.
“Ci diranno qualcosa nei prossimi giorni….” commentava il vicesindaco Elisabetta Piccoli nel settembre del 2021. Da allora? Più niente...
Toc! Toc!” C’è qualcuno?
“C’è uno scoglio causato dalla doppia proprietà tra Ferrovie dello stato e Rfi - ci dice oggi Piccoli e sembra una particella di sodio nell’acqua Lete - Sono fermi su alcune posizioni. Abbiamo dato un ultimatum ma non mi fido più a dare delle date. Le cose che erano da capire le abbiamo capite tutte. Nelle prossime settimane fisseremo ancora un incontro con loro e se è il caso dopo Torino andremo anche a Roma. Gli elementi tecnici ci sono tutti. C’è solo da trovare la formula che vada bene anche a loro. Spero in una conclusione prima dell’estate, ma lo ripeto non dipende da noi...”.
La musica oggi come ieri non cambia. “Abbiamo proposto loro una soluzione – aggiunge– che è a costo zero per l’Amministrazione comunale fatti salvi gli oneri notarili… Per compensare i valori di scambio abbiamo inserito tutto quel che potevamo inserire compresa una fettina di terreno di proprietà comunale su cui poggia il bar della stazione. Sono molto fiduciosa… Secondo me accetteranno”.
Altro non resta che incrociare le dita e, se tutto andrà come deve andare e come l’Amministrazione comunale è fiduciosa che vada, può essere chea Natale di questo o del prossimo anno si mangi il panettone con almeno un problema risolto.
Un problema diventato impellente fin dal luglio del 2020, quando è scaduto il contratto di comodato d’uso di alcuni locali del Movicentro ceduti allo Zac!.
L’ultima volta che se n’è parlato (il tempo corre veloce, sigh) è stato in un consiglio comunale del 3 marzo 2021 (sigh!)
Ad un certo punto, senza alcun preavviso, la vicesindaca Elisabetta Piccoli aveva dato la parola a Davide Luciani dell’ufficio Tecnico.
Obbiettivo dichiarato (s’intende di Piccoli e Luciani) smontare la mozione attraverso cui le Opposizioni chiedevano di modificare, con una semplice “variante non variante” (così si chiama) le destinazioni d’uso del vecchio fabbricato di Trenitalia, aggiungendo nell’elenco i centri estetici e i parrucchieri. Un modo come un altro per zittireuna volta per tutte Trenitalia e dirle che tutto ciò che s’era concordato di fare era stato fatto. Epperò, secondo Luciani, la “variante non variante” sarebbe stata irregolare e comunque il notaio, per il trasferimento del diritto di superficie, avrebbe avuto “ bisogno di indicare una cifra che poi sarebbe stata tassata…”.
Aggiunse che, a suo avviso, nell’accordo a suo tempo sottoscritto, non si chiedeva solo una modifica delle destinazioni d’uso, ma un vantaggio economico, misurabile dalle capacità edificatoria.
“Dal 2006 ad oggi – stigmatizzò Luciani – di varianti ne abbiamo fatte 11 ma per il vecchio fabbricato non c’è stato alcun aumento divalore” anzi la capacità edificatoria è diminuita e questo perchè le possibilità sono sempre collegate all’attività ferroviaria. Tutto ciò non consente a RFI di vendere il fabbricato…”.
Morale? Siccome era lui che doveva dare i pareri, sulla “variante non variante”, se fosse mai arrivata sulla sua scrivania, avrebbe detto un bel “no”.Più chiaro di così si muore…
Il consiglio comunale si era poi chiuso con il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti seriamente intenzionato a chiedere un parere direttamente in Regione (chissà se lo ha fatto) e con Fabrizio Dulla e Francesco Comotto preoccupati dalla deriva di un’assise in cui i politici s’erano messi a fare i tecnici e i tecnici i politici, con tanto di invito a Luciani a candidarsi alle prossime elezioni. Infine con il grillino Massimo Fresc già pronto a contare i danni e con Andrea Benedino alla ricerca degli estremi per un esposto alla Corte dei Conti.
Da quel consiglio comunale lì, in cui ci si impegnò a commissionare una perizia, manco a dirlo, sono già passati altri sei mesi. E sono stati altri sei mesi senza alcun contratto intestato alla cooperativa Zac! per la gestione dei locali del Movicentro.Una situazione per certi versi davvero kafkiana.
Il dubbio…
Non è che adesso che sarà tutto a posto ritorneranno in pista i leghisti chiedendo un bando per togliere li Movicentro dalle mani dello Zac! e assegnarlo a qualche associazione amica, al grido “fuori i comunisti…!”
La storia
Parliamo dello Zac!, cioè di una Cooperativa che da quando esiste, a fronte di un legittimo contratto di comodato d’uso, ha dato vita (e continua a dare) ad una moltitudine di iniziative in campo sociale, animando e facendo rivivereun luogoabbandonatoche prima del suo arrivo era diventato terreno fertile per la micro-deliquenza.
Il contratto scaduto e cancellato prevedeva la possibilità di un rinnovo per altri sei anni e su questo si sarebbe dovuta concentrare la Giunta.
Accade invece che il vicesindaco Elisabetta Piccoli e il sindaco Stefano Sertoli (mettendoci la faccia) in un primo momento con motivazioni squisitamente politiche e poi tecniche, dopo una serie di accertamenti, nonostante gli accordi sottoscritti in passato con Regione e con Trenitalia, comunicano alla cooperativa ZAC di non averela disponibilità dell’immobile con tanto di suggerimento a rivolgersi a RFI quale legittimo proprietario. Segueil 4 febbraio del 2021 una determina attraverso cui il Segretario Generale revoca una precedente determina di proroga sine die del contratto scaduto nel luglio 2020.
A nulla serve l’intervento sui giornali dell’ex assessore (Giunta Grijuela) Alberto Redolfi nel presentare l’incontrovertibile genesi del “Progetto Movicentro” ricordò che si trattava di una iniziativa nazionale nata alla fine degli anni ’90 in seguito ad un accordo tra lo Stato e la Regione Piemonte per la realizzazione di una quindicina di “movicentri” presso altrettante città piemontesi sede di stazione ferroviaria, utili a rivitalizzare una rete ferroviaria inefficiente e poco attrattiva.
E fu così che dopo l’adozione da parte della Giunta Regionale della L.1/2000 si passò agli accordi con i Comuni e quello con la Città di Ivrea porta la data del primo dicembre 2000. Seguì il 14 dicembre del 2001 il Protocollo d’Intesa tra Regione e RFI e il22 maggio 2002la firma dell’Accordo preventivo tra il Comune di Ivrea e RFI SpA per la realizzazione del Movicentro.
Ivrea, oltre alla realizzazione del nuovo edificio viaggiatori si impegnò ad adottareuna variante al PRG tale da consentire l’ampliamento delle destinazioni d’uso nei vecchi edifici di RFI. A sua volta RFI avrebbe dovuto cedere a titolo gratuito per 30 anniil diritto di superficie al Comune di tutti gli spazi e i manufattiinteressati dalle opere progettate.
Ora, per motivazioni incomprensibili ai più, la Giunta di Ivrea anzichè pretendere che RFI assolva velocemente a quanto pattuito, sanando uno stato di fatto consolidato nel tempo, si è avvitata in una ricerca spasmodica di errori o omissioni riferibili alle precedenti amministrazioni. Tutto questo con una notevole perdita di tempo, dispendio di energie e risorse anche economiche, ovviamente a spese dei cittadini, per perizie e pareri legali.
Peraltro chi potrebbe negare che la città di Ivrea ha avuto il possesso del bene fin dall’inizio e si è accollata tutti gli impegni stabiliti quali le spese di riscaldamento, la pulizia dei locali e dell’esterno, la manutenzione della aree comuni e degli ascensori?
La verità è che RFI ha sempre riconosciuto il diritto all’uso dei locali da parte della città di Ivrea. Lo ha fatto non compartecipando alle spese di costruzione del 2° lotto (come da art.8 dell’accordo con il Comune di Ivrea per la realizzazione del Movicentro), non tirando fuori un europer le bollette e per la manutenzione ordinaria e straordinaria e non pagando l’IMU. Insomma non ha mai contestato nulla e nulla ha mai avuto da ridire sulle varianti del PRG e del PP3 portate avanti celermente dal Comune.
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