Quanto tempo ci vuole a rimettere in sesto un tetto che perde? Qualche mese...? Ammesso che si abbiano i soldi? Qualche anno, posticipando il finanziamento di bilancio in bilancio, se l’onere fosse troppo e si dovessero cercare dei contributi statali?
Di cosa stiamo parlando? Sotto le rosse torri, con questa giunta di centro-destra, l’iter, dal problema del tetto che cade a pezzi, alla soluzione pratica di una ditta che piazzi il ponteggio, si arresta molto, ma molto prima se è vero, come lo è, che da quattro anni a questa parte la antica Sinagoga ebraica situata nel cuore pulsante della città - via Arduino - è inagibile e chiusa a chiunque e in municipio non c’è lo straccio di un progetto.
A quattro anni di distanza non c’è un progetto ma nemmeno uno studio di fattibilità, un preventivo di spesa, una delibera di indirizzo, un documento di intenti… qualcosa che dica: ma l’Amministrazione Comunale che cosa vuole fare?
La Sinagoga di Ivrea sembra piombata nel dimenticatoio, alla faccia degli inviti ebraici a ricordare il passato “per non dimenticare”.
Presente ancora nei siti internet che la promuovono come luogo di interesse culturale e che incitano alla visita. Ne decanta la storia Turismo Torino e Provincia, e nemmeno in Comune si sono resi conto che sul proprio sito alberga ancora una bella pagina dedicata a quel luogo con tanto di link utile “per prenotare la sala”. Almeno la briga di scrivere da qualche parte “momentaneamente inagibile e chiuso al pubblico”.
Di fronte alla paralisi amministrativa sabato scorso la comunità ebraica ha risposto con gusto all’invito di Laboratorio Civico Ivrea: con la sua presidente Liliane Barda ed altri esponenti s’è lasciata coinvolgere in un tour nei luoghi vuoti e dimenticati della città.
“Dopo un bellissimo restauro del 1999 - ricorda Laboratorio Civico - la Sinagoga è inagibile da circa quattro anni e in attesa di una valutazione tecnica che quantifichi gli investimenti necessari per restituirla come luogo di culto e spazio fruibile da tutta la città”.
La Comunità Ebraica si sta prodigando per fare il possibile, organizzando incontri in altre strutture, addirittura rassegnandosi ad usare la facciata esterna: per il giorno della memoria s’è piazzata una bacheca alla finestra dell’edificio di Via 4 Martiri chiedendo di lasciare un pensiero, una riflessione, un suggerimento, ricordi, qualunque messaggio per non dimenticare la Shoah.
L’edificio risalente al Settecento, quando fu istituito ufficialmente il ghetto ebraico, comprende due distinte sinagoghe: l’una, piccola, nata come tempio invernale, utilizzata dalla comunità ebraica quale spazio per le riunioni, l’altra, grande, a pianta rettangolare, nel 1980 ceduta al Comune di Ivrea in cambio della risistemazione dell’intero complesso, utilizzata poi come sala polivalente.
La struttura, ricavata riadattando una costruzione preesistente, presenta due facciate anonime, ad est verso via Peana e ad ovest su via Quattro Martiri, che si mimetizzano perfettamente nel tessuto urbano, non lasciando trapelare all’esterno l’esistenza di un luogo di preghiera. Anche il portone d’accesso, ornato da una semplice cornice in pietra e situato in via Quattro Martiri, si confonde tra le botteghe. La sola finestra a semicerchio, impreziosita da vetri colorati dagli accesi toni blu e rosso, verso via Peana, suggerisce la presenza di un edificio di destinazione diversa da quella abitativa.
Annalisa Thielke
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