Alla fine la notizia è arrivata precisa precisa direttamente on line. Dopo che il Ministero dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha autorizzato la raccolta di offerte di acquisto delle società in amministrazione straordinaria Manitalidea e Manital Consorzio, i commissari Antonio Casilli, Francesco Schiavone Panni, Antonio Zecca (nominati il 17 settembre del 2019) e il perito Angelo Miglietta hanno dato il via a quattro bandi, per un importo complessivo di 37 milioni di euro.
La parte più importante della vendita riguarda appalti che il gruppo di via Di Vittorio a Ivrea si è aggiudicato negli anni: 10.198.000 per il contratto Sanità, 5.557.000 per il contratto Caserme; 3.448.000 per il contratto Beni Culturali. Si aggiunge Vistaterra, quindi una quota di Proger società di engineering & management di Pescara con prezzo a base d’asta di 135 mila euro. E poi 12.563.000 euro per Manitalidea e 1.380.000 per Manitalidea Consorzio, le cui valutazioni fanno riferimento a impianti, macchinari e attrezzature utilizzate nelle svolgimento dell’attività ma anche a gare tutt’oggi in corso, di cui non si conosce l’esito, ma alle quali il Gruppo ha partecipato tra il 2020 e il 2021, più alcune commesse (Stazioni di Firenze, Roma Termini, Roma Tiburtina, Napoli, Napoli Metro, Bari, Palermo eScuole). Infine c’è il Castello di Parella e 5 ettaridi vigneto pari ad un valore di 11.973.000 di euro; i 3,7 ettari di terreni agricoli di proprietà di Vivai Canavesani in amministrazione straordinaria per 107 mila euro,il Biolago per 800 mila euro e terreni ad uso artigianale/industriale (11.910 mq) e agricolo (5.000 mq) ubicati sempre a Parellaper 400 mila euro.
Le vendite serviranno a soddisfare i creditori in base all’elenco ricomposto dal Tribunale di Torino nelle udienze del 2020. I giudici avevano preso atto di un’esposizione debitoria fuori controllo; dell’assenza di risorse finanziarie sufficienti a farvi fronte; della mancanza di concrete possibilità di incasso in tempi brevi dei crediti (che, secondo quanto riferito dalla Società ammontavano a 207.060.472 euro); del fallimento di società partecipate dalla Manitalideaa cominciare dalla Olicar Gestioni (pronuncia del Tribunale di Asti del 13/1/2020)oltre a “un elevatissimo numero di esecuzioni forzate”, compresi gli sfratti esecutivi dalle sedi di Ancona, Roma e Napoli.
A convincerli, dopo la quantificazione del debito erariale in 223 milioni di euro, anche l’impossibilità, sottolineata dall’amministratore Luigi Grosso, di poter operare sui conti correnti e accendere nuove linee di credito a causa dei blocchi della Centrale dei rischi della Banca d’Italia. S’aggiungeva la necessità di un massiccio intervento finanziario per il pagamento degli stipendi ai dipendenti per un totale pari a 900.000 euro oltre a 14.600.000 euro per i dipendenti su commesse, cui si dovevano aggiungere 6.430.000 di una delle 5 rate del Durc scaduta il 30 gennaio di quell’anno.
Secondo la Guardia di Finanza erano stati inoltre omessiversamential Fisco per ritenute d’imposta operate dall’impresa sugli stipendi dei dipendenti e sui compensi dei professionisti, per oltre 25 milioni di euro. Dall’altro, per abbattere le somme dovute dall’impresa all’Erario, erano anche stati utilizzati crediti d’imposta (per attività di ricerca e sviluppo nel 2018 e 2019) non spettanti o inesistenti, per oltre 4 milioni di euro.
Infine, erano state effettuate compensazioni d’imposta per oltre 650 mila euro sull’inesistente erogazione degli 80 euro mensili del cosiddetto “Bonus Renzi”.
La fine
E finiva in quell’istante un calvario cominciato nell’ottobre del 2019 quando Graziano Cimadom annunciò di aver venduto Manital a Igi Investimenti group di Giuseppe Incarnato. Seguì, qualche mese dopo (23 dicembre dello stesso anno) la notizia di una querela per truffa presentata da Cimadom nei confronti di Incarnato, in contemporanea al sequestro delle azioni di Manitalidea.
Chi c’era in aula il 31 gennaio del 2020?
Per Manitalidea S.p.a. l’ing. Luigi Grosso, amministratore delegato della società, in rappresentanza del consiglio di amministrazione, con l’avv. Francesco Marrocco;
– per il Collegio Sindacale della Manitalidea S.p.a. l’avvocato Paolo Fabris, e poi Francesco Massolo e Roberto Musso, sindaci della società;
– il dott. Miglia, non costituito, Amministratore giudiziale delle azioni della Manitalidea S.p.a., nominato in seguito al sequestro delle medesime disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ivrea;
– per la Del Giudice Costruzioni S.r.l., l’avv. Iolanda D’Amore con il sig. Vincenzo Del Giudice personalmente;
– per Energy Max Plus S.r.l. l’avv. Roberto Alberto per delega scritta dell’avv. Eliana Amendola, con il dott. Stefano Capetti;
– per Trepiù S.r.l. e per Corrado Bertello, l’avv. Luca Pecoraro;
– per Banca Farmafactoring S.p.a., l’avv. Daniela Carloni e l’avv. Alessia Augelletta;
– per Serramenti Alluminio Fey s.r.l., l’avv. Leo Davoli per delega orale dell’avv. Paola Beata Getto e l’avv. Federica Ranieri;
– per Gi Group S.p.a., l’avv. Cristiano De Filippi per delega orale dell’avv. Marisa Olga Meroni e l’avv. Paolo Giovanni Barenghi;
– per i sigg.ri Senatore Vincenzo, Sarli Mario, Tarquini Vincenzo, Rossi Luciana, Bove Vincenza, Salerno Carmela, Galietta Celestino, Pellegrino Francesca, Pisaniello Immacolata, Iennaco Aniello, Di gregorio Marta e de Simone Antonio, l’avv. Maria Grazia Tripodi per delega orale dell’avv. Gerardo Tolino;
– per Futuro 2000 s.r.l., l’avv. Elenio Todaro;
– per Simply Società Cooperativa, l’avv. Marco Pugliese per delega orale dell’avv. Francesco Scacchi.
L’altra sentenza
Con una sentenza del 19 marzo 2021 (pubblicata a maggio) la Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Gastone Andreazza ha rigettato il ricorso per ipotetici reati tributari presentato dall’ex Amministratore di Manitalidea Graziano Cimadom. Con lo stesso provvedimento ha però anche dato ragione a Giuseppe Incarnato della IGI Investimenti
I dueavevano puntato il dito contro l’ordinanza del 6 novembre 2020 del Tribunale del riesame di Torino e contro il decreto dei 3 luglio 2020 con il quale il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ivrea aveva disposto il sequestro preventivo di beni per l’equivalente del presumibile profitto messo in tasca da Graziano Cimadon negli anni di impostache vanno dal 2016, al 2019 per circa 18 milioni di euro e da Giuseppe Incarnato per altri 11 milioni e rotti.
Nell’elenco, per Cimadom, una villa di Burolo, 5 moto sportive, un vigneto a Bollengo, fondi, conti correnti, tra cui uno in Francia, presso la Banque Platine di Chamonix individuato attraverso i canali di cooperazione internazionale. Tra i beni sotto sequestro non c’era il castello di Parella di Ivrea, comprato dalla Manital nel 2011.
Per Incarnato i giudici di Cassazione han contestato al Tribunale del riesame la mancata valutazione sugli effettivi poteri dell’indagato nei panni di presidente del consiglio di amministrazione di Manitalidea. Privo di deleghe considerando che i poteri di amministrazione e di rappresentanza erano stati attribuiti agli amministratori delegati Umberto Inverso (dal 16 settembre 2019 al 4 novembre 2019) e a Luigi Grosso (dal 4 novembre 2019 al 4 febbraio 2020), data della dichiarazione di insolvenza da parte della sezione fallimentare del Tribunale di Torino.
In sostanza a Torino si sarebbe confusa la figura del presidente del consiglio di amministrazione, privo di deleghe, con l’amministratore delegato. Si aggiunge che i beni sequestrati a Incarnato non avrebbero dovuto essere inseriti tra i “profitti”, visto che erano già suoi prima dell’ipotetico reato.
“La società – scrivevano gli ermellini – aveva un deficit di bilancio di circa 80.000.000 di euro e non poteva disporre di alcun bene, a causa delle procedure esecutive sul suo patrimonio e per effetto del sequestro preventivo delle quote eseguito il 23 dicembre 2019 dalla Procura di Ivrea.Anche i conti non presentavano alcun saldo attivo sicchè non vi sarebbe stata alcuna disponibilità finanziaria che avrebbe potuto essere qualificata quale profitto dell’omesso versamento dovuto …”.
Finita qui?
Manco per idea. E’ infatti aveva fatto seguito un duro comunicato di IGI Investimenti per annunciare una richiesta di danni allo Stato quantificati in 111 milioni e 519 mila lire.
La fine
E se per Incarnato, forse, la storia continua, per Graziano Cimadom la Corte di Cassazione ha messo la parola fine. Ed è la fine per un uomo che a Ivrea, per tanti anni, è stato l’imprenditore che s’era creato da solo. Per tutti, l’unico in cui scorresse nelle vene un po’ di quel sangue che fu di Adriano Olivetti. Illuminato quando elargiva banconote alla Fondazione dello Storico Carnevale. Acculturato quando metteva a disposizione il suo castellodi Parella alla Grande invasione di libri. Mecenate e un po’ editore quando pagava pagine intere di pubblicità sui giornali. Olimpionico con le sponsorizzazioni al Basket di serie A. Umano quando tirava fuori il portafoglio con gaudio e tripudio delle tante associazioni cittadine. S’aggiunge che era pure di sinistra, in una città che è di sinistra fino a prova contraria e la prova certo non può essere l’armata brancaleone che in questo momento l’amministra.
Cresciuto a pane e Pci, delegato sindacale della Sip (la vecchia compagnia telefonica di bandiera) la grande intuizione di Cimadom è stata la Manitalidea Spa, leader nella fornitura di servizi di facility management e consulenza gestionale, qualcosa come 10 mila addetti tuttofare specializzati in una marea di servizi, dalle pulizie, al giardinaggio, passando dal facchinaggio, ai trasporti. Non era, a quanto pare, tutto oro quel che luccicava…
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