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RIVARA. Castello di Rivara: una mostra sul passato e sul presente operaio

RIVARA. Castello di Rivara: una mostra sul passato e sul presente operaio
RIVARA. Al Castello di Rivara "Misurarsi con il vuoto è il lavoro quotidiano dell’artista.
 Preservare questa misura e darne voce, affinché la ricerca divenga visibile e leggibile, è invece l’onere di chi immagina, cura e produce le mostre". Comincia così la presentazione che Fabio Vito Lacertosa scrive della mostra permanente "Gotico Industriale", che espone le opere di Franz Paludetto. La mostra, in corso in questo momento, è la prosecuzione di un'esperienza cominciata nel 2018 dalla scintilla di genio di un ‘irregolare’ par exellence come Franz Paludetto. L'obiettivo è quello di far respirare l'aria della grande mostra torinese di arte contemporanea, ma a qualche chilometro di distanza. Gli artisti presenti alla mostra sono diversi: Salvatore Astore, Maura Banfo, Domenico Borrelli, Adriano Campisi, Carlo D’Oria, Ferdi Giardini, Paolo Grassino, Enrico Iuliano, Paolo Leonardo, Nicus Lucà, Sergio Ragalzi, Francesco Sena, Luigi Stoisa.
 Ma cosa significa "Gotico Industriale"? Fabio Vito Lacertosa lo spiega: "Gotico nel senso di “vertiginoso” e “barbaro”, una sorta di stato di ebbrezza e orrore di essere altro dal progresso, simultaneamente centrifughi e centripeti rispetto al sistema dell’arte. Industriale, invece, da intendersi nel doppio e opposto senso di “nativo industriale” (una vita mediata dai ritmi operai), e di “post industriale” (la percezione di un futuro sempre meno strutturato intorno a quella mediazione)". Sostanzialmente, si tratta di far rivivere in chiave critica e distaccata il modello della Torino operaia, "governato da presse, tripli turni, ferie obbligate, tramvai che puntano verso Piazza Caio Mario", pur consapevoli che il mondo in cui viviamo ha seppellito questo modello, preferendogli un'organizzazione del lavoro tutta incentrata sulla flessibilità e sul precariato. In questo contesto, l'artista crea "forme nate in deserti urbani, nere e solidificanti come la pece, rugginose come l’aria dei cosiddetti battilamiere e filologicamente anarchiche come una serie di rivolte senza apparente organizzazione".  In questo contesto, ribadendo il concetto, c'è spazio per il nichilismo, ma anche per l'ibridazione tra forme d'arte: musica, fumato, cinema, pittura, scultura. Questa presentazione, sicuramente non completamente intuibile a un primo sguardo, presenta il quadro teorico all'interno del quale si svolge la mostra al Castello di Rivara, tutt'ora in corso al sito museale.
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