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IVREA. Vincenzo Ceratti (Forza Italia) “boccia” Sertoli e rivendica la presidenza del consiglio

La politica è scienza, non fantascienza. Non per niente la si studia all’Università. Non c’è azione. Non c’è dichiarazione. Non c’è atto che non sia destinato a provocare una reazione. Per carità, l’eccezione esiste sempre, ed è la “stupidità”, ma non vogliamo credere che sia questo il caso. Lasciateci sognare che stiano facendo sul serio.  Titolo: Maggioranza spaccata, arriverà con le ossa rotta all’appuntamento elettorale. Al centro della scena c’è di nuovo lui: il Generale nei panni di segretario cittadino di Forza Italia Vincenzo Ceratti, seguito dal vicesindaco Elisabetta Piccoli e dalla senatrice Virginia Tiraboschi, si spera non anche dalla  scorta  d’onore, Venerdì scorso i partiti di centrodestra si sono di nuovo riuniti. Parola d’ordine: guai a parlare con “Liborio”. E se “Liborio” non deve sapere, significa se non altro che almeno un paio di cose da scrivere ci sarebbero. Andiamo a tentoni. La prima fa riferimento al secondo mandato di Stefano Sertoli. La Lega ha già detto “Sì”. Coraggio Italia “idem” e un “Sì” lo hanno detto senza tanti giri di parole pure i “Fratelli d’Italia” nel giorno dell’inaugurazione della nuova sede, presenti il segretario provinciale Fabrizio Bertot e un paio di parlamentari. L’unico a tentennare, non su queste ma su altre pagine, è stato proprio Ceratti. “Sembra prematuro parlarne - ha più o meno sottolineato -  in futuro ci sarà un confronto di tutta la coalizione che si farà al momento opportuno, oggi le priorità sono altre... Manca ancora più di un anno e carne sulla brace ce n’è tanta..”. Talmente tanta che qualcuno sta sentendo odore di bruciato e altri di olio, paprika, rosmarino e son pronti a banchettare. Inutile aggiungere che una cosa così, pronunciata a sei mesi dal voto ha un significato, detta oggi equivale ad una sonora bocciatura di Sertoli. Per fare un parallelo: equivale a quella volta che l’ex presidente del consiglio Elisabetta Ballurio fece mancare all’allora sindaco Carlo Della Pepa il numero legale in consiglio comunale. Due minuti dopo, Della Pepa aveva già presentato le dimissioni e coinvolto la segreteria regionale del Pd. Alla fine furono gli altri a fare un passo indietro e non lui. Dal sindaco al presidente del consiglio Diego Borla, nuovamente attaccato da un’altra angolazione... “Fa il presidente del consiglio - ha dichiarato Ceratti - grazie ai voti di Forza Italia e non grazie ai voti di Toti....”. Suona o non suona come un invito ad abbandonare la poltrona? Insomma Ceratti spara e non sono munizioni a salve. “Non ho fatto il Generale per entrare in politica” dice a tutti, ma (diciamo noi) visto che oramai lo ha fatto, ed era quello  il sogno della sua vita, tanto vale far vedere a tutti quello che effettivamente è... Di fronte a tutto questo non alza più tanto le spalle Diego Borla.... Della riunione non vuole raccontare nulla, ma sul dibattito giornalistico non si sottrae. “Quando si parla bisogna sapere che cosa si dice - stigmatizza - Così è parlare “a vanvera”. Mettere in dubbio l’operato del sindaco lo trovo pericoloso e nei miei tanti anni di esperienza non mi è mai capitato di assistere ad un’azione di questo genere da parte di chi stava governando. Poi ognuno si prende le sue responsabilità....”. E poi su sè medesimo... “Se qualcuno  - inforca - pensa che il sottoscritto stia occupando abusivamente una poltrona, sulla quale peraltro mi sono seduto dopo essere stato eletto all’unanimità,  lo dica nel posto giusto e non sui giornali. Gli strumenti per farmi andare via ci sono. Finché questo non accadrà io continuerò a stare lì. Ricordo a Ceratti che gran parte dei voti sono personali. Io ne ho raccolti 122, Cuomo più di 140. C’era un accordo sul Presidente e sul vicesindaco, poi sono cambiate alcune cose. Anzi no, ne sono cambiate tante... Fuori e dentro il consiglio”.
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