Esiste un problema di organico, ma soprattutto, a Ivrea, esiste un problema di spazi. Quelli del tribunale, ricavati dall’ex sindaco Carlo Della Pepa nell’area ex Montefibre, infatti, non bastano. Insomma si sta stretti, talmente stretti che dopo innumerevoli lamentele, nel maggio di quest’anno, ad un certo punto, la giunta guidata da Stefano Sertoli aveva deciso di muovere i suoi primi passi. Lo aveva fatto con una delibera che aveva tanto il sapore della “fake news”.
La “fake”, costruita dal vicesindaco Elisabetta Piccoli faceva riferimento ad un nuovo tribunale, anzi no ad una vera epropria “Cittadella giudiziaria”.
Le erano bastati un paio di incontri con il presidente del Tribunale Vincenzo Bevilacqua, con il presidente dell’Ordine degli avvocati Pietro Cecchin, con il Procuratore Capo Giuseppe Ferrando per andare sui giornali a raccontare tutto e il contrario di tutto, comunque con il chiaro obiettivo di far passare un concetto di “attivismo” che in realtà non c’era e non c’è.
In sostanza, stringi stringi, oltre al fatto che ci vuole un nuovo tribunale (e questo già si sapeva) Piccoli altro non aveva fatto che annunciare di essersi messa alla ricerca di un terreno o di un immobile idoneo (“Stiamo terminando la ricognizione”) quindi di aver telefonato al Ministero della giustizia (“Pronto son Piccoli, c’è Marta? Marta Cantabria”) per capire come muoversi, infine di non volerla tirare troppo per lunghe, come peraltro succede tutte le volte che ci mette mano lei (Movicentro docet).
Progetti?
Neanche mezzo!
Soldi? Men che meno.
Epperò la Piccoli, pensa te che roba, non escludeva di poter accedere al Recovery Fund, che è poi lo stesso Recovery attraverso cui, sempre lei, spererebbe di poter mettere a posto tre quarti di città e i tetti e le finestre di un paio di scuole.
Come si diceva già?
Chi vive sperando…. eccetera eccetera…
Poteva anche chiuderla qui, maper indorare la fuffa del tuttoe il contrario del tutto, ci aveva aggiunto una sorta di caccia al tesoro…. “Potrebbe essere un immobile comunale – aveva svelato – o di un privato, ma è ancora prematuro svelare i nomi….”.
Trullallero, trullallà…
Da allora sono passati più di quattro mesi e quella “delibera”, come volevasi dimostrare, è rimasta lettera morta.
La verità è che In Italia esiste un problema ed è quello della politica degli annunci, una malattia dell’intera classe politica.
Basta digitare su Google ‘politica degli annunci’ e per l’Italia contemporanea si ottengono 41 milioni di risultati.
Se la tendenza riguardasse solo le campagne elettorali sarebbe fisiologica. Se invece, così come è, si dilata all’intero arco di una legislatura diventa patologica, a tratti tragica.
A Ivrea, tanto per rimanere in zona,si comincia con Sertoli. Al primo bilancio di previsione utile, l’annuncio del nuovo palazzetto dello sport poi sparito dalle cronache e pure dai bilanci, salvo ricomparire di recente, da costruire con quali soldi non si sa.
Palla all’assessore Costanza Casali, che un bel giorno s’inventa le palafitte sulla Dora e l’acquisto della Serra. Le palafitte magari si faranno, per la Serra nulla, considerando la rinuncia all’acquisto espressa da un’intera maggioranza.
Nuovo iperstore davanti alla stazione made in Genco e Ipercoop, per dare un nuovo volto alla città e pure una nuova viabilità. Scendono in campo tutti: Sertoli, Piccoli, Balzola e Cafarelli. Riunioni infuocate su riunioni infuocate e poi flop, l’ennesima bolla di sapone.
Altro giro, altro valzer con l’Unesco e tanto tuonò che si riusci a mettere una targhetta davanti alla portineria del pino e uno striminzito “Centro visitatori”. Roba da vomitare...
Come non aggiungerci, poi, la nuova mensa con il project financing…. finita nel dimenticatoio pure quella. E poi la pista ciclabile, il castello, la rotonda, il mercato. Una città tremendamente uguale a come la passata amministrazione l’aveva lasciata.
Sul finale, l’apoteosi, i comunicati senza contradditorio e i selfiesulla Ico-Valley della senatora Virginia Tiraboschi annunciata prima e dopo il Recovery Fund.
Insomma, tanto azzardo e impotenti retromarce.
Un marketing spregiudicato che ha conseguenze, poiché la forma della comunicazione – in politica più che altrove – diventa sostanza.
Non c’è bisogno di essere gufi o rosiconi per capire che tutto ciò produce forti rischi, così come lo è annunciare l’arrivo a Ivrea di soldi dall’Europa, tutti i santi giorni.
Una forza che sta al governo, per quanto neofita (e la Lega non lo è affatto) non può non aver capito che la credibilità di un’Amministrazione Comunale è “materia prima”.
E’ vero che la politica è propaganda, ma i troppi slogan, chesono per loro natura immediati, possono diventare un boomerang e già stanno tornano indietro….
Liborio La Mattina
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