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20 Luglio 2021 - 10:45
RIVAROLO CANAVESE. Mezza giunta in tribunale per un processo con oltre 40 testimoni e cinque consulenze tecniche, di cui due nominate della Procura e le altre dalla difesa.
Si è aperto venerdì mattina, in Tribunale ad Ivrea, il processo che vede imputati amministratori e dipendenti comunali di Rivarolo Canavese per la morte di Guido Zabena, l’operaio 51 enne di Favria rimasto intrappolato nella sua auto bloccata nel sottopasso ferroviario allagato la sera del 2 luglio 2018 durante un fote temporale.
Alla sbarra, con l’accusa di omicidio colposo, il sindaco Alberto Rostagno, il vice sindaco con delega all’Urbanistica Francesco Diemoz, l’assessore Lara Schialvino con delega ai Lavori pubblici e Manutenzioni, Enrico Colombo responsabile del Settore Lavori pubblici e il commissario Sergio Cavallo, capo della polizia municipale di Rivarolo.
Il giudice Antonio Borretta ha fissato le udienze per il dibattimento: si partirà il 30 novembre quando saranno ascoltati i primi testi indicati dalla Procura. E poi via via il14 dicembre, il 1º e 11 febbraio, l’11 marzo e l’8 aprile del 2022. Sei date in cui saranno ascoltati, come detto, oltre 40 testimoni e cinque consulenze tecniche. Sarà un dibattimento lungo e complicato. Nelle dieci pagine dell’avviso di garanzia, la Procura di Ivrea aveva circostanziato le accuse. Secondo la procura, sindaco, assessori, dirigente e capo dei vigili «non valutavano correttamente il rischio all’allagamento del sottopasso di corso Galileo Ferraris, non provvedendo ad inserire quel rischio nel piano di protezione civile, nonostante i molteplici eventi che ne avevano provocato l’allagamento, non ultimo quello del 7 luglio 2014 nonostante le segnalazioni specifiche in merito (in particolare quella del 23 novembre 2017 ad opera del “Comitato pro Circonvallazione”)».
E ancora, il sindaco Rostagno, il vice Diemoz e il comandante dei vigili sul sottopasso «omettevano di predisporre segnaletiche e barriere mobili per impedire l’accesso in caso di allagamento». Tra le accuse mosse dalla procura vi è anche la mancata manutenzione periodica del sistema di pompaggio. L’assessore Schialvino e il funzionario Colombo non si sarebbero inoltre preoccupati di far pulire dai residui solidi le vasche delle pompe durante un intervento del 28 giugno 2018 e non avrebbero posizionato griglie di protezione per evitare che si intasassero le pompe di drenaggio del sottopasso.
Inizialmente erano indagati anche gli ingegneri progettisti e i costruttori del sottopasso, ma la loro posizione è stata archiviata.
Nel processo hanno rinunciato a costituirsi parti civili i genitori dell’operaio perché già risarciti dal Comune di Rivarolo Canavese.
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