Da alcune settimane imperversa un vero e proprio confronto tra l’Anpci (Associazione nazionale piccoli Comuni) e AMIunaCittà. Tutto nasce in seguito all’allarme lanciato da questo giornale sulle difficoltà di alcuni Comuni rimasti senza segretario. A destare preoccupazione anche i dati sulle sedi vacanti fornite dal Ministero dell’Interno: più di 2000, di cui 1500 in città con meno di 3 mila abitanti. Letta la notizia. pubblicata il 22 giugno scorso, l’associazione AMIunaCittà, che da anni si batte per creare un unico supercomune nell’Anfiteatro Morenico ha preso carta e penna per scrivere a tutti i sindaci dell’eporediese riproponendo la “fusione”. E’ seguita, la settimana successiva, la presa di posizione del presidente provinciale Anpci, Franco Cominetto e della presidente nazionale, Franca Biglio.Oggi pubblichiamo una lettera inviata al presidente dell’Anpci dal coordinatore di AMIunaCittà Emilio Torri. Eccola
Egr. Presidente, mi permetto di rispondere personalmente alla sua lunga lettera indirizzata al dott. De Giacomi, ringraziandola per il tempo e l’interesse che ha voluto dedicare alla questione da lui sollevata.
Chi ci ha seguito in questi anni sa che la nostra Associazione non ha mai negato il ruolo dei piccoli Comuni, anzi ne ha sempre apprezzato la funzione di primo presidio del territorio, di salvaguardia delle tradizioni, di erogatore dei servizi primari di vicinato. Ma la domanda è: questa struttura è SEMPRE la più adatta? Risponde SEMPRE in modo adeguato a esigenze primarie di sopravvivenza o, ancor più, è in grado di creare o di sfruttare opportunità di crescita, di sviluppo, di migliori servizi, infine di migliore qualità della vita?
La struttura dei Comuni che si è andata formando nei secoli scorsi (ad es. in Piemonte in epoca napoleonica), doveva gestire realtà, problemi, erogare servizi di un’altra epoca. Oggi il mondo è cambiato, a quelle esigenze se ne sono aggiunte altre, ci sono problemi ben più complessi, forse nuove opportunità da cogliere.
La “qualità della vita” comprende anche la possibilità di trovare lavoro, di scambi culturali, di luoghi d’incontro, di confronto, di dibattito, di centri di conoscenza e di innovazione, di servizi di qualità. Comprende anche la possibilità di essere responsabili e capaci di progettare e realizzare il proprio futuro, in autonomia e in dialettica con le altre Istituzioni.
Quando si presentano e si riconoscono queste esigenze e le potenzialità e le opportunità per realizzarle, il processo di fusione può essere uno strumento utile per farsi parte determinante del proprio destino. È uno strumento da valutare con attenzione e responsabilità, ma senza pregiudizi ne generalizzazioni. È uno strumento che sono le Comunità interessate a dover progettare, modellare (dandosi uno Statuto condiviso, decidendo la istituzione dei Municipi quali presidi locali ecc.), per darsi forme di governo democraticamente elette. Il voto di un cittadino conta uno nel suo piccolo paese e conta uno anche nel più grande nuovo Comune. Solo che decide cose più grandi e più importanti.
Oggi la situazione dei piccoli Comuni è obbiettivamente critica; la scarsa disponibilità di risorse la rende talvolta insostenibile. Ma, credete, non sono le poche decine di milioni posti a sostegno delle fusioni che distraggono i miliardi dai vostri Comuni. E, lo sapete bene, sovente è la troppo piccola dimensione che non offre prospettive, che rende impossibile la sopravvivenza, genera spopolamento, i giovani si allontanano in cerca di opportunità, la popolazione invecchia.
Le fonti sono innumerevoli, i dati sono impietosi. Ad esempio:
• Ricerca Legambiente e UnionCamere del giugno 2020: “ci sono ben 2666 paesi in una situazione difficile dal punto di vista demografico ed economico; un quarto della superficie italiana rischia di rimanere fuori da opportunità di sviluppo.
• Giornale dei Comuni (Ancidigitale) 21 luglio 2021: “...i dati ufficiali forniti dall’lstat mettono i brividi: in 40 anni i borghi e i piccoli centri hanno perso il 60% della loro popolazione”. E dove si sono trasferiti questi abitanti? Nelle città “a cercare lavoro in un primo tempo, a cercare più servizi di recente
• Ancora dalla ricerca Legambiente UnionCamere: “la micro territorialità, ancorché ancorata a territori dalle forti potenzialità storiche, turistiche, produttive, architettoniche, paesaggistiche, risulta un freno determinante per la capacità dei territori di promuovere condizioni di sviluppo”.
Questo è il punto. Come riportare attrattività, interesse, lavoro, sviluppo in questi territori?
Allora perché ostinatamente rifiutare di considerare una soluzione di cambiamento, con approccio senza pregiudizi, valutando dati di fatto, esperienze favorevoli o sfavorevoli, in piena libertà di giudizio e di decisione? Perché dogmaticamente pensare che la struttura attuale, con i servizi che dà, sia la migliore, anzi, l’unica possibile e che sia a priori immodificabile? Perché non valutare a fondo la possibilità, se esiste, di riappropriarsi di decisioni per il futuro del proprio territorio, perché, a priori, rassegnarsi a gestire un graduale ma inevitabile declino?
Certo, la fusione è uno strumento, non risolve di per sé i problemi. È essenziale esprimere una classe dirigente coraggiosa e capace. Ma anche questo è un problema a cui un Comune più grande e più attrattivo può dare una risposta migliore.
È sempre la soluzione migliore? È sempre possibile? È, magari, indispensabile? Queste sono le domande che noi proponiamo per una valutazione specifica, laica e razionale. Purtroppo prevale un atteggiamento di rifiuto pregiudiziale, con l’orgoglio (sovente giustificato) del proprio impegno e della propria identità. Ma il futuro non aspetta. Rinnoviamo quindi l’invito ad affrontare coraggiosamente l’argomento, con una visione di prospettiva, lungimirante, valutando argomenti, dati, esperienze. Accettare lo sforzo di conoscere per giudicare e decidere. Con consapevolezza e coraggio.
Con rispetto ed ammirazione per il vostro impegno, attendiamo una vostra risposta.
Emilio Torri CoordinatoreComitato AMIunaCittà
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