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Il sindaco Sergio Bartoli di Ozegna si compra il castello. Parteciperà all’asta giudiziaria

Il sindaco Sergio Bartoli di Ozegna si compra il castello. Parteciperà all’asta giudiziaria

Castello di Ozegna

Non sarà un principe ma anche un sindaco può avere un pensiero “nobile” che gli frulla per la testa. Da sempre, il sogno del sindaco Sergio Bartoli è di acquistare il castello di Ozegna (attualmente in mano ai privati) che si erge  su Corso Principe Tommaso, nel centro del paese. Semplicemente per attività legate allo sviluppo culturale, storico e soprattutto turistico del territorio anche se non sono pochi i “burloni” che già guardano ad un vero e proprio “Principato” o alla “Contea”. Era da un po’ che lo diceva, ma stavolta la cosa è quasi fatta. Nella seduta di venerdì scoro, infatti, il Consiglio Comunale ha approvato una delibera in cui si manifesta espressamente l’interesse di partecipare all’asta giudiziaria nella procedura esecutiva immobiliare R.E. n. 394/2017 del Tribunale Ordinario di Ivrea. “Il complesso immobiliare -si legge nella delibera - è composto dal castello stesso, da un edificio di civile abitazione a tre piani fuori terra a fianco dell’attuale ingresso al Castello e, disposti in sequenza in linea, prospiciente l’attuale Via Castello un complesso di edifici a sviluppo verticale differente, ed un edificio di civile abitazione, per la maggior parte edifici di remota costruzione, ubicati nell’originaria struttura del ricetto, attualmente in totale stato di abbandono…”. Un po’ di storia A questo punto un po’ di storia non fa male e la più antica citazione sul castello, la si trova nel «De bello canepiciano» scritto da Pietro Azario nel 1363; qui viene nominato, per la prima volta, il castellum di Ozegna, come appartenente ai Conti di Biandrate, insieme con il Castello di San Giorgio, Castello di Orio, Caluso, San Benigno, Volpiano con castello, Castello di Brandizzo, Borgo di San Giorgio, Castello di Cuceglio, Castello di Foglizzo, Castello di Montalenghe. Una successiva citazione del Castello la si trova in un documento del 1373 (Archivio di Stato di Torino) con cui Amedeo VII, conte di Savoia, investe Giacomo di San Giorgio, conte di Biandrate della metà “de’ castelli e luoghi di San Giorgio e Ozegna”. Erano anni di continue guerre e gli abitanti di Ozegna chiesero protezione al conte Gottifredo di Biandrate, che dimorava nel vicino Castello di San Giorgio, che accettò, obbligandosi gli Ozegnesi, (come scrive, nel 1845, Goffredo Casalis) “di ampliare il castello, di erigere un fortalizio e di dotarlo di valide mura, come fecero essi appunto nell’anno 1432... Tra le opere di fortificazione che vennero eseguite, eravi un alto portone con ponte levatojo, che poi servì di campanile e di albo pretorio. sorgeva esso appunto nel luogo, dove ora s’innalza la facciata della nuova chiesa parrocchiale” (qui va precisato che il Casalis è impreciso in quanto le opere di fortificazioni che lui cita nel Dizionario storico-geografico e più precisamente il portone e il ponte levatoio non possono essere riferiti al Castello ma all’intero Recetto, non essendo coerenti con le antiche mappe catastali di Ozegna). Ma tutto questo lavoro non servì a nulla, perché nell’anno seguente (1433), nell’ambito della ennesima guerra che vedeva coinvolti i Visconti di Milano, il Ducato di Savoia e il Marchesato del Monferrato, essendo i conti di Biandrate alleati del marchese del Monferrato, il duca Amedeo VIII di Savoia mandò il condottiero Teobaldo d’ Avanchier, a espugnare il Castello di Ozegna. Fatta la pace tra Savoia e Monferrato, Ozegna fu ceduto ai Savoia che investirono del feudo il condottiero Teobaldo con tutti i “bona mobilia que in castro Osagnie tempore captionis eiusdem inventa fuerunt” Nel 1473, Lodovico Eusebio e Claudio, figli di Teobaldo, vendettero Il feudo di Ozegna a Jacopo dei conti S. Martino di Agliè, scudiero del duca Lodovico di Savoia. I conti di Ozegna Nel 1586 Francesco Bernardino dei conti di San Martino ottenne che il feudo di Ozegna divenisse una Contea, assumendo il titolo di conte; titolo che poi passò al figlio Gaspare e poi, al figlio di quest’ultimo Bonifacio che è importante ai fini della storia del Castello.. Bonifacio dei conti di San Martino e Conte di Ozegna, che «fu nelle armi di grande valore e nella trattazione di negozi di grande prudenza. Il Duca (Carlo Emanuele I di Savoia) lo mandava suo Ambasciatore presso la corte di Madrid, quindi all’Imperatore, e poi al papa Innocenzo IX » è l’autore, intorno al 1595, dell’ampliamento apportato al Castello, per renderla una confortevole «residenza signorile» nell’aspetto attuale. Alla morte del Conte di Bonifacio, senza figli maschi, il Castello e il titolo fu ereditato dalla figlia Elisabetta che aveva sposato Conte Faraone Solaro dei conti di Moretta. Interessante, relativamente a tale eredità, è che essa fu permessa di una specifica patente, che Carlo Emanuele I di Savoia aveva concesso “al Conte Bonifacio di San Martino e dei signori di Agliè e Ozegna, cavaliere della Gran Croce della religione dei santi Maurizio e Lazzaro, di poter trasmettere in feudo di Ozegna alle figlie femmine in mancanza di eredi maschi” Il Castello fu però di fatto abbandonato e incominciò un lento e lungo declino, che ha avuto però il pregio di evitare interventi successivi distruttivi, come purtroppo successo a molti altri castelli del Canavese. Nel 1764 fu ceduto a Carlo Emanuele III di Savoia, passò poi, per asse ereditario, ai Savoia, Duchi di Chiablese e da questi ai Duchi di Savoia-Genova. Nel 1964 Filiberto di Savoia, duca di Genova lo vendette a un privato del posto, che lo cedette, nel 2001 a Pino Caruso che fece di tutto per ricercare finanziamenti, purtroppo senza grossi successi. Il Castello è stato dichiarato, in data 4.10.1965, dall’allora Ministero della Pubblica Istruzione (competenze oggi in capo al Ministero dei Beni Culturali) di importante interesse storico-artistico e pertanto sottoposto alle disposizioni di legge che tutelano detti beni. Nel 2002, sotto il controllo della Soprintendenza ai Beni Monumentali, si era avviato un importante lavoro di “restauro strutturale” e “restauro conservativo degli esterni” (già completati) e di “restauro conservativo degli interni” e “recupero funzionale” (al 2017 solo progettati e approvati dalla Soprintendenza).
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