Gli interrogativi e i dubbi da noi sollevati la scorsa settimana sull’elettrificazione dei 66 km di
linea ferroviaria Ivrea-Aosta, annunciata dal
sottosegretario ai trasporti
Giancarlo Cancelleri, sono stati subito raccolti dal consigliere regionale del Pd
Alberto Avetta.
Nei giorni scorsi ha presentato un’interpellanza urgente alla giunta regionale per capire se, allo stato attuale, RFI (Rete ferroviaria italiana) abbia già presentato o meno una bozza di elaborato tecnico, ma anche se si hanno notizie
sulle modalità con cui si intende affrontare e risolvere il nodo della elettrificazione della galleria tra Ivrea e Montalto e del tunnel di Montebuono nel territorio di Borgofranco.
Per quel che riguarda Ivrea, nel progetto presentato ormai 10 anni fa da RFI, infatti, si ipotizzava di sollevare la strada, sotto cui scorre il tunnel ferroviario, di almeno un metro e mezzo e, commenta
Avetta, “chiunque conosca la città sa che il sistema viabile, già compresso tra la Dora Baltea e la collina, tutto potrebbe sopportare salvo che un “dosso” – perché di questo si tratterebbe – alto 1,5 mt, che si estenderebbe per molte decine di metri lungo l’asse di Lungo Dora...”.
Tunnel ferrovia Ivrea
“Oltre che generare un impatto visivo alquanto discutibile -
aggiunge
Avetta -
richiederebbe mesi di lavoro con tutte le conseguenze drammatiche sul traffico cittadino...”.
Avetta peraltro si stupisce (così come già ci siamo stupiti noi) dell’inerzia dell’attuale Amministrazione comunale di Ivrea che, almeno ufficialmente, pare non abbia ancora assunto una posizione.
Non lo ha fatto e non ci sarà molto tempo per farlo considerando che l’apertura del cantiere è prevista per il 2022 e i lavori dovranno terminare entro il 2026
“L’innovazione più dirimente - conclude
Avetta - p
er la qualità del servizio ferroviario sulla Torino – Aosta sarebbe senza dubbio il progetto di raddoppio, anche selettivo, dei binari su tutta la linea.
Confidiamo che il completamento dell’elettrificazione rappresenti solo un tassello del complessivo ammodernamento, efficientamento e messa in sicurezza della ferrovia...”.
La scheda di RFI
Il progetto – si legge nella scheda di Rfi – ha un costo complessivo di 110 milioni euro (di cui 84 nel Pnrr
e il resto nel contratto di programma, ndr)
“prevede l’elettrificazione degli esistenti 66 km di linea a binario semplice tra le stazioni di Ivrea ed Aosta, con realizzazione di tre nuove sottostazioni elettriche nelle aree ferroviarie delle località di Aosta, Chatillon e Donnas”.
Inoltre
“sono previsti interventi alle gallerie esistenti di ampliamento sagoma e abbassamento del piano di ferro, nonché il rifacimento di alcuni cavalcaferrovia per consentire l’installazione della linea di contatto visto l’insufficiente franco oggi disponibile”.
Gli obiettivi sono il
“miglioramento prestazionale della linea anche in relazione alla possibilità di prevedere materiale rotabile più performante”, ottenendo inoltre “benefici ambientali derivanti dall’eliminazione della trazione diesel”.
Il fatto che questo progetto
sia stato inserito nel Pnrr dà una data certa di ultimazione dei lavori: il 2026. In base alle direttive della Commissione europea, si tratta di una “data non emendabile”.
Il nodo Ivrea
I problemi tecnici all’elettrificazione della linea vennero a galla già nel 2010 a 4 anni dall’elettrificazione del tratto Chivasso Ivrea quando in tanti cominciarono a puntare il dito indice sul tunnel che buca la collina di Ivrea, proprio a ridosso del ponte ferroviario (il viadotto diventato simbolo della lotta di Liberazione fatto crollare da un gruppo di partigiani nel dicembre del ’44 per evitare il rifornimento di armamenti ai tedeschi). Secondo il progetto presentato da RFI, tra corso Nigra, piazza Perrone e il lungodora di Ivrea, dove ogni giorno transitano migliaia di veicoli, si sarebbe dovuto costruire un dosso di almeno un metro e mezzo, centimetro più, centimetro meno.
L’alternativa?
Abbassare il ponte con il rischio, però, che alla prima piena della Dora Baltea la ferrovia finisse sott’acqua. Alè!
E se RFI disse di considerare troppo rischioso l’abbassamento del viadotto sostenendo come unica possibilità concreta e praticabile l’innalzamento della galleria,
la risposta, dal Comune di Ivrea fu secca
«Un dosso di un metro e mezzo in pieno centro città? Che se lo scordino. Ma vi immaginate il caos che creerebbe al traffico una cosa del genere?», tuonò l’assessore all’Urbanistica
Giovanna Codato –
Non tocca a noi trovare un’alternativa. Rfi deve cercare una soluzione diversa in grado di accontentare tutti».
Insomma, dieci anni fa, dopo tanto parlare,
l’elettrificazione della linea restò solo sulla carta.
E’ vero, il progetto preliminare, venne approvato dal consiglio regionale valdostano e dalla giunta piemontese ma i soldi non c’erano, quindi tutto morì lì.
Adesso è diverso e i soldi ci sono. Manca – se proprio vogliamo dirla tutta – il dibattito ma, come già detto, è inutile aspettarselo da un gruppo di amministratori comunali “improvvisati” che dal sindaco Stefano Sertoli in giù, già fan fatica ad occuparsi dell’ordinario,
figuriamoci se dovessero mettersi anche a pensare alle scelte strategiche.