La domanda che un po’ tutti si facevano è come sarebbe stato possibile avere una città “patrimonio dell’Umanità” senza un museo a rappresentarladignitosamente.
Se lo chiese nel 2018 anche un ispettore dell’Unesco giunto in città per dare un’occhiatina. Alla fine si convinse che, per la comprensione del sito, non si sarebbe potuto prescindere dal Museotecnologic@mente.
Insomma, il museo c’era, bisognava solo trovargli una collocazione dignitosa e, alla fine, dopo un calvario cominciato nel 2016 e finito ieri l’altro, gliela si è trovata proprio dove tutto è nato, alle officine Ico, cioè nello stesso luogo in cui troverà spazio il Visitor’s Centre.
Il turista arriverà per chiedere informazioni e, prima di partire per il tour, pagando un biglietto, potrà concedersi un viaggio tra macchine da scrivere e elettronica.
Tutto bene dunque non fosse che oggi il museoè chiuso e ancora non si conoscono i tempi della riapertura. Non li conosce neanche il sindaco Stefano Sertoli che nel corso dell’ultimo consiglio comunale, a domanda delle Opposizioni, ha reso noto senza tanti tentennamenti “che ci sono dei problemi tra la Fondazione Natale Capellaro e Icona proprietaria degli immobili..”.“Il bicchiere è mezzo pieno - conferma il presidente Luciano Iorio - Il 22 luglio del 2019 abbiamo firmato un contratto di locazione con Icona con la promessa che nell’arco di un anno i locali sarebbero stati messi a disposizione. Noi sulla base di queste paroleci siamo presi la responsabilità di spostare il museo in un luogo iconico, in via Jervis, dove s’è fatta la storia che noi raccontiamo. Peraltro c’era uncontratto in scadenza con il Moreno e Icona ci ha ricavato uno spazio in un un deposito per il materiale. Poi è arrivata la pandemia e noi siamo andati avanti con il motore al minimo pensando che un anno fosse sufficiente per rimettere in funzione la macchina. Non siamo rimasti con le mani in mano e abbiamo dato vita ad una serie di progetti on line. Adesso che si riapre, chiaramente, abbiamo bisogno dei nostri spazi per accogliere i bambini e i ragazzi ...”.
Insomma, “non possiamo permetterci di attendere altro tempo, altrimenti si spegne tutto...”.
La verità è che Icona i 750 metri da dare al Museo non ce li ha,ne hasolo 400.
“Ce la stanno mettendo tutta. Ci vogliono dare uno spazio intermedio prima di arrivare allo spazio definitivo. Non abbiamo i soldi per un doppio trasloco ma non ci resta altra possibilità. Dovremo accontentarci dei 400 metri e farci stare tutte le nostre cose. Un po’ di museo, un po’ di laboratorio, un po’ di aule per i corsi. Questo significherà arredare uno spazio che probabilmente per due o tre anni sarà la nostra sede...”.
E dire che nelle ipotesi iniziale il museo avrebbe dovuto esporre non meno di un migliaio di pezzi, grazie al lavoro di una trentina di volontari.
Il disastro del 2016
Il disastro scoppia il 23 giugno del 2016 con la notizia dello sfratto firmato dall’Opera Pio Moreno per i locali della Diocesi occupati dal Museo invia San Francesco fin dal lontano 2005. A difendere con le unghia e con i denti quanto costruito nel corso degli anni è Laura Salvetti che si dimette dalla carica di assessore nella giunta di Carlo Della Pepa per andare in trincea. Questione di incompatibilità? Forse, considerando che alla Fondazione Natale Capellaro sedeva il padre Adolfo. Diciamo però che la politica ci mise molto del suo.
Il perchè una bella mattina Ettore Morezzi presidente dell’Opera Pia Moreno (leggasi Diocesi di Ivrea) e ex componente del cda della Fondazione Guelpa si fosse svegliato con la luna storta, fu presto chiaro a tutti.
Il Comune, infatti, aveva chiesto la bellezza di 120 mila euro di arretrati Icie l’Opera Pia Moreno aveva subito rilanciato chiedendone 25 mila di affitto alla Fondazione Natale Cappellaro.
Il problema “soldi” si risolse con la Fondazione Guelpa che ne mise sul piatto una ventina.
Da qui in avanti cominciarono a farsi largo una serie di ipotesi di rilocalizzazione del museo tutte abbastanza strampalate tra cui l’ex Valcacino e, quasi sul finire dell’amministrazione guidata da Carlo Della Pepa, quella al Meeting Point “Adriano Olivetti” nell’ex quartiere Montefibre.
Quest’ultima peraltro stava quasi per concretizzarsi e s’erano pure raccolti 10 mila europer il trasloco grazie ad un appello lanciato da Laura Salvetti su Facebook ed era la prima volta che lo faceva ( “Per una cosa che per me è importante…” aveva scritto).
Per decidere di portare il Museo nel posto migliore a cui si sarebbe potuto pensare ci volle un ispettore dell’Unesco. E sarà proprio lì, in via Jervis, alla nuova Ico, nel cuore della città industriale del XX° secolo.
Il museo
tecnologic@mente
Tecnologic@mente è insieme un museo ed un laboratorio. Raccontano l’affascinante storia industriale della Olivetti. Il museo narra una parte della storia industriale del nostro paese mentre il laboratorio è rivolto prima di tutto alle scuole, per stimolare la creatività e la voglia di sperimentare, per immaginare il futuro, ma anche per conoscere la propria storia e le proprie radici.
L’obiettivo è di trasmettere valori, favorire relazioni fra le generazioni, fornire utili chiavi di lettura, aiutare a costruire una nuova idea di lavoro. Il percorso del Laboratorio-Museo è suddiviso in aree espositive che seguono un “codice colore”: il rosso identifica la parte dedicata alla meccanica, il blu l’area elettronica ed informatica e l’arancione lo spazio per la didattica.
Ogni area è organizzata in isole tematiche che raccontano al visitatore gli oggetti, i periodi storici e gli uomini che hanno costruito il loro futuro. Un laboratorio permanente in cui le idee e le passioni della comunità trovano lo spazio per trovarsi, mescolarsi, arricchirsi reciprocamente.
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