La conferenza del prof. Carlo Alberto Barbieri sul Piano Strategico 2021/2023 della Città Metropolitana di Torino, proposta il 25 maggio scorso dal Forum Democratico del Canavese, suggerisce alcune considerazioni che riteniamo opportuno condividere.
Il titolo del lavoro, Torino Città Aumentata, pone chiaramente l’accento sulla necessità di una dimensione diversa di Torino metropoli, ma allo stesso tempo il Piano persegue l’obbiettivo dello sviluppo condiviso e del riequilibrio del territorio per una Città Metropolitana “policentrica”.
Questi obbiettivi, apparentemente contraddittori, richiedono per essere realizzabili l’esistenza, anzi, la creazione di una pluralità di “Poli” capaci di interagire e dialogare con la metropoli e dotati di autonome capacità di progettare e promuovere lo sviluppo.
Ora, la domanda è: dove sono questi Poli? La decisione originaria di comprendere nella Città Metropolitana di Torino tutta la ex Provincia già è stata definita un errore: troppo grande e disomogeneo il territorio, troppo frammentato in una miriade di Comuni in gran parte di dimensioni troppo piccole. E le Zone Omogenee in cui il territorio è stato organizzato sono rimaste entità geografiche, i cui organi rappresentativi (assemblea di Zona e portavoce) non sono in grado di interloquire autorevolmente e sinergicamente con una Torino Aumentata su progetti e iniziative strategiche.
Noi del Comitato AMIunaCittà vediamo qui la riconferma della validità della nostra proposta e rilanciamo l’appello agli amministratori, alle forze politiche e ai Cittadini perché la nostra Zona, l’Eporediese, si dia un organismo di governo di tipo nuovo, attraverso processi di fusioni dei Comuni esistenti, costituendo così unità amministrative forti e competenti, dotate delle autonomie previste dalla legge, con accesso diretto ai finanziamenti europei, con le capacità tecniche e professionali necessarie per gestire i piani di sviluppo calibrati sulle specificità locali, in un rapporto dialettico e non subordinato con la Città Metropolitana. E anche sostenute da rilevanti finanziamenti pubblici.
Questa ipotesi non deve preoccupare le Comunità locali: la legge sulle fusioni prevede la Istituzione dei Municipi decentrati, organi elettivi, per assicurare la continuità dei servizi di prossimità e la tutela e la valorizzazione delle tradizioni locali.
La nostra proposta ha trovato l’opposizione di una classe politica e amministrativa in nome della difesa del campanile o, forse, di qualche piccolo ed effimero privilegio identitario. Adesso il Piano Strategico ci offre questa opportunità di non perdere il treno di un possibile nuovo sviluppo. Il rischio è quello di ritrovarci, sempre più vecchi e sempre meno, a festeggiare negli anni futuri le fiere e i Santi Patroni locali.
AMIunaCittà sollecita il rilancio del confronto su questo tema così importante per il futuro del territorio.
Emilio TorriCoordinatore del Comitato AMIunaCittà
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