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IVREA. Aveva ragione la vivandiera: Bombonato condannato ... Era accusato di molestie telefoniche.

Non ci sarà un processo a carico di Alberto Bombonato, 49 anni, perito assicuratore, ex Generale dello Storico Carnevale di Ivrea. Denunciato per molestie dall’ex ‘vivandiera’ Federica Di Matteo, ha ricevuto nei giorni scorsi un decreto penale di condanna, richiesto dal Pm Lea Lamonaca e firmato dal Gip del tribunale di Ivrea Fabio Rabagliati che ha scelto, in questo modo, di evitare il procedimento giudiziario.  Alla fine Bombonato dovrà pagare una multa di 750 euro per “molestie telefoniche” come da articolo 660 del codice penale. Si avvia così alla chiusura la delicata vicenda che nel corso dell’edizione 2020, poi sospesa per il Covid, ha sconvolto il carnevale eporediese. Tanto che, dopo la denuncia ai carabinieri, la Fondazione presieduta da Piero Gillardi si era vista costretta a destituire Bombonato per richiamare il Generale dell’edizione precedente, Vincenzo Ceratti. Non era mai successo in decenni di storia. Inizialmente si era parlato di un’inchiesta per stalking e molestie sessuali.  Nella querela, però Federica Di Matteo, difesa dall’avvocato Manuel Peretti, faceva riferimento non solo ai messaggi ricevuti dall’allora Generale, giudicati inappropriati, ma anche ad atteggiamenti che le avrebbero procurato un forte disagio, tanto da generare un clima estremamente pesante che non le avrebbe consentito di proseguire la sua avventura carnevalesca. Una volta presentata la denuncia, infatti, la vivandiera aveva lasciato l’incarico. “Nessuna intenzione di innescare, da parte mia, un rancoroso e conflittuale risentimento nei confronti dell’uomo – aveva scritto in una lettera aperta – ma solo un tentativo di ottenere rispetto al mio essere donna, al mio essere persona, per me e per tutte le donne. Tengo a sottolineare quanto sia importante da parte di ciascuno di noi chiedere aiuto, come ho avuto la possibilità di fare io”. Visto quanto emerso nel corso delle indagini, la procura ha comunque optato per il decreto penale di condanna, disposto dal giudice su richiesta del pubblico ministero per poter applicare esclusivamente una pena pecuniaria.  Bombonato, che nel frattempo ha cambiato avvocato, ha deciso di presentare ricorso per tentare di ottenere un’assoluzione completa.  “Valuteremo tutte le strade percorribili...” conferma il nuovo difensore Alberto Villarboito. In ogni caso, a prescindere da come finirà, si tratta di una gran brutta storia, gestita malissimo dalla Fondazione e dal suo presidente Piero Gillardi. Per capirne la gravità basta ripercorrere quelle incredibili giornate a cominciare dal 1° febbraio 2020 quando questo giornale diede per primo la notizia (tenuta nascosta) delle dimissioni “per motivi famigliari” di una delle quattro vivandiere individuate attraverso il bando di arruolamento dello Stato Maggiore. “Mi ha telefonato il presidente della Fondazione Piero Gillardi per chiedermi quale procedura adottare – si nascose dietro ad un dito il Notaio Pierluigi Cignettigli ho confermato che era sufficiente nominare  una delle altre due che avevano fatto domanda… tutto qui…!”. “Questa a me non sembra una notizia..” si accodò il Generale entrante Alberto Bombonato. E invece la vicenda, due giorni dopo, finì su tutti i rotocalchi italiani e in tutti si leggeva lo stesso identico racconto di una vivandiera che si era dimessa nel totale silenzio degli organizzatori intenti a non far trapelare nulla. E si scoprì anche che prima di abbandonare il campo la ragazza aveva informato Gillardi e il sindaco delle molestie telefoniche da parte del Generale designato e non ancora salito a cavallo. I giornali lo scrivono e succede un patatrac. Evidenti però le resistenze sia del cda della Fondazione, sia del sindaco a dare troppo credito alla storia, un po’ per quell’insano maschilismo che governa la festa, un po’ per il danno di immagine che la manifestazione ne avrebbe avuto, infine, un po’ perchè proprio non capivano. Come si dice: “duri di comprendonio”… In conclusione la lettera sottoscritta dalla stessa Federica Di Matteo per denunciare quelle “attenzioni particolari e continue da lei non gradite – sono le sue parole  né apprezzate, che venivano educatamente, ma con fermezza, respinte, senza nessuna possibilità di fraintendimento …”. E poi ancora: “Dopo una serie di considerazioni fatte con la Fondazione, non volendo recare danno e nessuno, tantomeno alla manifestazione stessa, decidevo di dimettermi. Era il 17 gennaio scorso. Oltre alla Signora Mugnaia, protagonista indiscussa del carnevale, le donne dello stato maggiore sono solo quattro. Io decidevo di lasciare uno dei pochi posti riservati a noi donne, non potevo subire ancora quanto mi stava accadendo per assecondare il principio dello “show must go on”. Gran finale con il sindaco che se ne lava le mani e affida a Gillardi il compito di risolvere in fretta la “frittata” peraltro considerandolo colpevole per essersela fatta sfuggire di mano quando ancora poteva essere gestita. Bene! Bravo! Bis! E cosa fa Gillardi? A leggere quel che fu il suo comunicato  viene ancora oggi la pelle d’oca. Parla di “campagna social”, di “rumors”, di “disagio”, di “mancata conoscenza”, di “informazioni” non verificate. Insomma: tutto sbagliato. Eppure la questione era un’altra. Cioè la “non” reazione della Fondazione di fronte alla denuncia di una ragazza e questa “sì” che era una notizia verificata e pure di interesse pubblico. Perchè ci sono cose che si possono scrivere fino ad un certo punto ma ce ne sono altre che, invece debbono essere urlate a squarcia gola a cominciare dall’obbligo morale che c’è di gestire il Carnevale con il dovuto rispetto ai tanti soldi che si spendono, in gran parte soldi pubblici (qualcosa come 700 mila euro). Cosa avrebbero dovuto fare il presidente della Fondazione Piero Gillardi di fronte ad una serie di inopportuni messaggi via whatsapp? Chiamare i personaggi coinvolti. Verificare i racconti e, di fronte ad una conferma, chiedere al Generale di fare subito un passo indietro con una motivazione qualsiasi, non importa quale. Solo così si sarebbe evitato il gossip e il danno d’immagine alla ragazza ma soprattutto al Carnevale.  Solo così Gillardi avrebbe dimostrato di essere idoneo a gestire un ente e una manifestazione che proprio per l’investimento  di cui sopra era ed è da considerarsi una cosa seria.  Insomma, stanno venendo al pettine tutti i nodi della peggiore gestione di un Ente a cui la città abbia mai dovuto assistere (subendola). E prima o poi riparleremo anche dell’ultimo consiglio comunale con il sindaco ed una vicesindaca “tontolona” che fanno finta di non capire l’ira dell’Opposizioni per quei 50 mila euro “regalati” alla Fondazione in un anno in cui il Carnevale non si è fatto. E si ricomincerà da uno statuto “modificato” in cui si richiede alle Componenti di costituirsi in “Associazione” e tutti sanno che un’Associazione sarà una cosa molto dura da concretizzare. E si ricomincerà da un cda che è in scadenza, deve essere rinnovato e in tanti si stan chiedendo che cosa stia aspettando il sindaco. E si ricomincerà –  lo abbiamo già scritto parecchie volte – da Arvedze a giobia ‘n bot, ma nel 2022… E si ricomincerà da oggi al Tar Piemonte dov’è attesa una decisione sul ricorso di Bombonato per chiedere l’annullamento dell’atto con cui è stato destituito.

Oggi il Tar decide sul ricorso di Bombonato contro la Fondazione dello storico Carnevale

I nodi presto o tardi vengono al pettine. E’ fissata per oggi davanti ai giudici amministrativi del Tar di Torino un’udienza per decidere la legittimità della destituzione, a carnevale già partito, del non ancora Generale Alberto Bombonato con il Generale dell’anno precedente Vincenzo Ceratti, il tutto senza dar troppo conto, peso e sostanza al “Cerimoniale” laddove si prevede che la sostituzione sarebbe dovuta avvenire con l’Aiutante di campo più anziano, cioè con Massimo Lova. Quando il Gran Cancelliere, il notaio Pierluigi Cignetti, lo venne a sapere (come si ricorderà chi ci leggeva già in allora) chiamò subito il presidente della Fondazione dello Storico Carnevale Piero Gillardi che però aveva già una risposta in tasca preconfezionata. Ci pare quasi di sentirlo: “I tre aiutanti hanno detto di No! Posso mica farlo io… Amen…!. “. A parte convocarli tutti nel suo studio per sentire questo “NO” con le sue orecchie, al Notaio Pierluigi Cignetti altro non rimase da fare che prenderne atto. Epperò c’è un problema e a sottolinearlo era stato l’ex Sostituto Davide Diana alcuni minuti prima con una lettera (ed era la seconda) inviata al sindaco, al presidente della Fondazione e di nuovo al Notaio. C’è che secondo Diane gli “Aiutanti” non avrebbero dovuto e potuto dire “No”, posto che al momento dell’accettazione dell’incarico si erano impegnati a rispettare il cerimoniale anche nella parte in cui si chiedeva loro di sostituire il Generale. Sembrerà un scioglilingua ma non lo è. “Pertanto – scriveva Diane – è nostra opinione che laddove gli Aiutanti interpellati dalla Fondazione a sostituire il Generale destituito per comportamenti non consoni abbiano deciso di non accogliere tale richiesta, essi stessi abbiano violato il Cerimoniale rendendosi passibili di censura…”.  “Spetta alla Fondazione – insisteva Davide Diane – decidere se vincolarsi al Cerimoniale che da decenni regolamenta la nostra Festa, oppure ignorarlo, cediamo pertanto il passo con questa nostra ultima. Per quanto ci riguarda, non siamo che Custodi temporanei di Valori e Regole scritte nel Cerimoniale senza poter entrare nel merito, ci piaccia o no. Le regole del gioco non possono cambiare a seconda di chi incarna quel potere che tutto dovrebbe salvaguardare; pertanto non possiamo che concludere la presente con l’enfasi necessaria gridando. Evviva il Carnevale!”. In ogni caso, oggi, la Fondazione comparirà per difendere il suo buon nome, attraverso l’avvocato Celere Spaziante e il professor Emanuele Gallo.

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