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NOLE. Costruire Futuro: "Sulla mensa la Giunta è poco coraggiosa..."

NOLE. La minoranza lo chiede da tempo: le tariffe del servizio mensa vanno riviste.  Questo perché, secondo i consiglieri di “Costruire Futuro”, si possano favorire più nuclei familiari e andare incontro alle loro necessità economiche.  Ebbene, a questa sollecitazione della minoranza, la Giunta ha risposto solo parzialmente.  L’esecutivo nolese, guidato da Luca Bertino, aveva avanzato una proposta  operativa sulle nuove tariffe in estate, soprattutto in vista della scadenza dell’appalto mensa e della formulazione del nuovo capitolato, redatto in primavera.  Quella proposta era stata avanzata quando maggioranza e minoranza si erano seduti allo stesso tavolo per discutere del problema. In quel contesto, la Giunta aveva accolto alcune proposte del gruppo di minoranza. “In particolare sulle riduzioni per il secondo figlio - ha specificato Valeria Castellar di Costruire Futuro durante l’ultima seduta del consiglio comunale nolese - e di questo siamo contenti”.  Ciononostante, “continuiamo a pensare che con la soglia di esenzione attualmente in vigore, di 10mila euro, la maggioranza degli utenti non abbia riduzioni” ha proseguito Castellar.  Al momento, infatti, più di 200 utenti su 390 pagano la tariffa intera.  “Invece secondo noi - ha proseguito la consigliera - non si doveva ricaricare il costo maggiore sugli altri utenti ma, essendo un servizio a domanda individuale, il Comune avrebbe dovuto sostenere i costi ulteriori...”.  Castellar si riferiva agli aumenti dei costi inclusi nel nuovo appalto.  Aumenti che hanno diversi fattori alla base, e che, al di là di questo, la Giunta avrebbe dovuto coprire senza “spalmarli” sugli utenti finali. Per vederci chiaro, la minoranza ha così portato tra i banchi del consiglio un’interpellanza, chiedendo, tra le altre cose, proprio “perché dalla proposta finale della Giunta è scomparsa la differenziazione in fasce Isee fino a 14mila euro, contenuta nella formulazione operativa originaria, abbassando la soglia di esenzione a 10mila euro”. A difendere le scelte della Giunta ci ha pensato, in consiglio comunale, il vicesindaco Tiziana Zambello, che ha anche la delega all’istruzione. “Le tariffe della refezione scolastica e le relative fasce Isee - ha detto - sono state decise applicando l’aumento minimo necessario per garantire la sostenibilità della spesa, bilanciando gli interessi tra il bilancio pubblico e la volontà di limitare l’impatto sui singoli utenti”.  Per Zambello si tratta di una scelta “tutt’altro che arbitraria, perché l’amministrazione ha valutato il miglior risultato possibile”.  E  questo perché “conteggiando tutti i costi connessi al servizio di refezione il costo del pasto, verosimilmente, lieviterebbe, anche tenendo conto degli aumenti di gas ed energia”.  Per Zambello, inoltre, “le nuove fasce Isee introdotte e le relative agevolazioni coinvolgono molti più nuclei familiari di prima, ed abbiamo introdotto la riduzione del costo del pasto fin dal secondo figlio, quando da sempre era applicata solo dal terzo figlio”. Infine, “la nostra proposta è inoltre sostanzialmente in linea con le tariffe vecchie dei Comuni vicino a noi che devono ancora adeguare i costi ai nuovi appalti”. Sulla vicenda, i consiglieri di minoranza sono intervenuti anche dopo il consiglio.  “Quello che è successo sulle tariffe del servizio mensa - hanno scritto Walter Togni, Roberto Viano, Valeria Castellar e Davide Arminio ai giornalisti - è che la Giunta, nonostante gli impegni, ha fatto un compito da ragionieri sui conti, invece di avere il coraggio di venire incontro alle famiglie e di sgravare un costo che pesa in un momento difficile”.  Il risultato, secdondo quanto affermano i quattro, è che “a Nole la stragrande parte delle famiglie paga un costo a pasto maggiore di quello praticato al Comune dal gestore del servizio mensa”.  Nella proposta della Giunta, infatti, il costo del pasto per le famiglie con Isee superiore alla soglia di esenzione di 10mila euro, di 5 euro e 50, è maggiore del costo praticato al comune dall’aggiudicatario dell’appalto, che ammonta a 5 euro e 4 centesimi.  “Una situazione che si sarebbe potuta aggiustare con una precisa scelta politica, e su cui invece la maggioranza ha chiuso gli occhi” avvertono i consiglieri. fm
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