VALLI DI LANZO. Nei giorni scorsi anche le Valli di Lanzo hanno celebrato la Resistenza partigiana attraverso momenti di commemorazione e cortei per le vie dei centri cittadini. E l’hanno fatto perché questo territorio ha un fortissimo legame con l’eredità della lotta partigiana.
“Sul nostro territorio ci sono state formazioni particolarmente importanti - spiega Roberta Bertolotti dell’Anpi di Mezzenile - e le prime ipotesi di Repubblica nacquero proprio nelle Valli di Lanzo. Ciononostante, si parla moltissimo dell’Ossola o di altre realtà, mentre non si parla quasi mai di quel periodo da giugno a settembre che fu la nostra estate di libertà, il primo episodio di gestione democratica delle valli”.Bertolotti si riferisce a quell’esperimento repubblicano che venne messo in atto dai partigiani e dagli abitanti delle Valli nell’estate del ‘44. Fortemente connotato in senso comunista e libertario, fu un episodio relativamente dimenticato dai posteri.
Eppure, in quei mesi c’era davvero tutto ciò che poteva servire a una democrazia matura: le catene di approvvigionamento dei viveri, l’amministrazione della giustizia, le misure per calmierare i prezzi dei prodotti. Nacquero addirittura due ospedali partigiani.
“In quel periodo - racconta Bertolotti - i partigiani tentarono di concretizzare le idee antifasciste, di uscire dalla dittatura e di instaurare un sistema fondato sulla partecipazione popolare alla vita comunitaria. Una delle molle scatenanti del partigianato fu proprio questa: il desiderio di vivere un mondo diverso da quello pensato dal fascismo”.
Anche gli abitanti del luogo hanno dato un aiuto importante alla causa della Resistenza, a riconferma del carattere popolare di quell’episodio. Le brigate presenti facevano riferimento a tutte le forze politiche che comporranno in seguito l’arco costituzionale, ma una presenza massiccia era quella delle formazioni garibaldine.
Anche se “spesso le divisioni politiche venivano fuori più nei momenti di discussione lontano dalle armi che quando si trattava di scegliere di quale brigata far parte”. In questo caso, succedeva spesso che “molte persone si unissero, ad esempio, alla brigata Garibaldi perché era semplicemente la più vicina”, senza che ci fossero di mezzo le idee politiche.
“Molte brigate - continua Bertolotti - nascevano spesso per amicizia e per conoscenza tra i mebri, e solo in un secondo momento i combattenti sviluppavano una vera e propria coscienza politica. Anche perché l’età media era molto bassa all’inizio, fatta eccezione per i comandanti quarantenni che avevano alle spalle una matrice politica più forte”. La Resistenza fu un fenomeno politicamente ricco e che seppe mobilitare in senso antifascista la popolazione locale. Questi stessi tratti si possono ritrovare anche nella resistenza ucraina all’invasore russo?
Il dibattito che si avvita attorno a questo parallelismo sta durando da settimane e ha coinvolto anche l’Anpi, col presidente Gianfranco Pagliarulo che è salito più volte agli onori della cronaca. “Con la resistenza ucraina - argomenta Bertolotti - siamo davanti a una situazione differente ma al contempo simile. Sicuramente dal momento in cui un popolo si oppone a un invasore c’è Resistenza, ma ovviamente le situazioni storiche sono diverse. In entrambi i casi assistiamo sicuramente al desiderio di difendere il proprio territorio, ma è innegabile che tra Resistenza italiana e resistenza ucraina ci siano delle differenze di tipo politico”.
Al di là di come la si pensi, una cosa è certa: la Resistenza continua a fornire un esempio storico utilizzabile ancora oggi per leggere la politica fuori e dentro i confini nazionali. “Se non conosciamo il nostro passato - afferma Bertolotti - non riusciremo mai ad affrontare il nostro presente. In Italia la Costituzione è nata dalla Resistenza (anche se è molto disattesa...)”.
E la Resistenza continua a vivere anche per le generazioni più giovani, perché “un ventenne di oggi sta ancora godendo della lotta di liberazione e delle conquiste di quegli anni”. Per questo è indispensabile che proprio i giovani si interessano a quegli eventi così lontani eppure così attuali.
Da questo punto di vista, secondo Andrea Cianci dell’Anpi di Lanzo si può essere più che ottimisti: “I giovani - dice Cianci - vivono in un contesto sociale che è tenuto unito dai valori della costituzione, e tanti di loro ne sono coscienti. Vengono spesso agli eventi che organizziamo”.
Probabilmente, però, sono cresciuti su un humus fatto di terra buona: “I valori della Resistenza continuano a essere fondamentali per i lanzesi, e la memoria di quegli anni si tramanda di generazione in generazione attraverso la trasmissione orale”.
Anche perché “tutte le famiglie valligiane hanno un parente che è stato partigiano combattente”. Lo era il padre di Andrea Cianci, lo erano i padri e le madri di tanti e tante lanzesi.
Per tramandare questi valori l’Anpi resta un’associazione fondamentale. Cianci la definisce come “uno degli ultimi baluardi ideologici che tiene fede ai valori costituenti” e difende il suo Presidente, Pagliarulo, che sulle sue affermazioni sulla resistenza ucraina, mirate semplicemente a ricercare l’accuratezza politica e l’imparzialità nelle relazioni internazionali, “è stato volutamente frainteso”.
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