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VOLPIANO. Una mostra con i reperti della necropoli romana rinvenuta sotto il parco fotovoltaico

VOLPIANO. Una mostra con i reperti della necropoli romana rinvenuta sotto il parco fotovoltaico

Alcuni pezzi pregiati della necropoli romana rinvenuta sotto il parco fotovoltaico dell'Eni

VOLPIANO. Un anno fa l'allora sindaco Emanuele De Zuanne l'aveva giurato: "Quei reperti non potranno che andare in mostra, visto il loro alto valore storico". Dopo appena tredici mesi, l'annuncio si trasforma in realtà: il Comune di Volpiano, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana e la società Eni New Energy hanno sottoscritto un accordo per la valorizzazione della necropoli romana scoperta nel 2019 durante i lavori per la realizzazione del parco fotovoltaico dell'Eni. La mostra si terrà a Palazzo Oliveri. «La firma di questo accordo sancisce un virtuoso esempio di collaborazione tra istituzioni e realtà del territorio nel nome della storia, della cultura e dell'interesse generale» afferma Gianni Panichelli, neo eletto sindaco alle scorse elezioni. Un libro illustrerà la scoperta e la collaborazione di Eni New Energy, Soprintendenza e Comune avviata durante la progettazione e la messa in opera del più ampio parco fotovoltaico del Piemonte. Il tesoro ritrovato nel parco fotovoltaico dell'Eni, sotto pochi centimetri di un’area mai coltivata, perché sterile e sassosa, è composto da  44 tombe di epoca romana del I secolo d.C. dalle quali sono emerse delle bellissime e rare coppe in vetro intatte, vasi in ceramica, iscrizioni latine.

La zona già in passato aveva destato l’attenzione degli archeologi con la scoperta, durante i lavori per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Milano, di una villa rustica dell’epoca imperiale al confine tra Brandizzo e Volpiano, a meno di un chilometro dal nuovo ritrovamento. Proprio per questo motivo Eni e la Soprintendenza avevano effettuato una campagna di sondaggi prima della costruzione del campo fotovoltaico, affinché la posa dei pannelli non distruggesse nulla e i lavori non rischiassero di doversi fermare all’improvviso.

I romani a Volpiano

Volpiano, abitata dai Salassi e dai Taurini, divenne territorio romano nel 25 a.C. Venne interessata dalla centuriazione, il sistema con cui i romani organizzavano il territorio agricolo, basato sullo schema che già adottavano nei Castrum e nella fondazione di nuove città con tracce visibili nei pressi delle cascine Germania, Ruffino, Prono e Verdina. Il territorio fu inoltre attraversato dalla strada che collegava Augusta Taurinorum, l’attuale Torino, a Eporedia, Ivrea, e Augusta Praetoria, Aosta. Fu poi nel V e VI secolo che Volpiano subì le invasioni barbariche, finendo sottomessa dalla popolazione dei Longobardi. Solo nel 771 Carlo Magno mosse guerra contro i Longobardi avviando la riunificazione europea che portò alla costituzione del Sacro Romano Impero.

 «In base al presunto tracciato della centuriazione romana (l’antica organizzazione agraria del territorio) e ai precedenti ritrovamenti era ipotizzabile rinvenire qualcosa nel sito interessato dal nuovo impianto» aveva spiegato, dopo il ritrovamento, De Zuanne.

Il parco fotovoltaico Eni

L’iter per la realizzazione del parco fotovoltaico di Volpiano era iniziato nel 2018. Realizzato e gestito da Eni New Energy nell’ambito delle iniziative di Eni per la riqualificazione dei propri asset industriali, occupa una superficie di circa 32 ettari (pari a 30 campi da calcio) all’interno del deposito Eni di carburanti che rifornisce gran parte delle stazioni di servizio del Nord Ovest in Italia e ha una capacità complessiva di 18 megawatt. A regime produce oltre  27 gigawattora all’anno di energia da fonti rinnovabili, consentendo di ridurre di circa 370mila tonnellate le emissioni di anidride carbonica in atmosfera durante la vita utile dell’impianto.

Da molti anni il Comune aveva proposto di installare in quell’area un impianto per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di utilizzare un’area libera a destinazione industriale, senza perciò consumare suolo dedicato all’agricoltura ed evitando la costruzione di altri insediamenti industriali con carichi ambientali rilevanti.

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