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NDRANGHETA. Nella tratta Germania-Calabria a metà strada c'era Aspromonte

NDRANGHETA. Nella tratta Germania-Calabria a metà strada c'era Aspromonte

Maxi operazione contro la ‘ndrangheta, arresti in tutta Europa

Il 29 settembre del 2017 Domenico Aspromonte, 46 anni di Volpiano, supera il confine italiano insieme ad altre tre persone, tra le quali l’amico fraterno Domenico Agresta, classe 1986. Il gruppo è diretto verso la Germania, dove prenderà parte ai festeggiamenti per l’Otkoberfest.

Una gita tra amici? Anche, ma non solo. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, il vero motivo di del viaggio sarebbe stato quello di «definire un accordo di natura criminale» con alcuni 'ndranghetisti di stanza in Germania. È quanto si legge nelle carte dell'inchiesta "Platinum Dia", nell'ambito della quale Aspromonte è stato arrestato con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Il volpianese in territorio tedesco avrebbe incontrato alcuni esponenti della famiglia Giorgi "Boviciani" di San Luca, ritenuta dagli inquirenti al vertice di una rete internazionale di traffico di droga tra il Piemonte, la Calabria, la Sardegna e appunto la Germania, nel Land del Baden-Württemberg, nelle località turistiche del Lago di Costanza. Una ‘ndrina falcidiata dell’operazione di mercoledì mattina, con otto arresti tra i membri della famiglia.

Tra loro c’è tale Antonio Giorgi, che una ventina di giorni dopo l’Oktoberfest, il 20 ottobre, parla al telefono con il Aspromonte. L’utenza telefonica di Giorgi è intestata a tale “Max Metter” di Überlingen, ma “Max Metter” non esiste e gli inquirenti scopriranno durante le indagini chi vi si cela dietro. Aspromonte e Giorgi parlano in dialetto calabrese. Si danno del “voi”, si chiamano “compare”. Giorgi annuncia il suo arrivo in provincia di Torino, una tappa del viaggio che lo porterà fino in Calabria.

Sarà proprio il volpianese ad accoglierlo, in uno dei suoi hotel. Al telefono non si dicono niente, ma Aspromonte non ha bisogno di spiegazioni, neppure di dettagli. «Faccio in modo che vi tengano la stanza e comunque vi lascio già tutto qua» gli comunica al telefono, senza ulteriori precisazioni.

Il giorno stesso Antonio Giorgi entra in Italia, accompagnato da un’altra persona. Incontrano alcune persone non meglio identificate a Volpiano e poi si dirigono all’Hotel La Tour di Orbassano, meglio noto come “Villa Torre”. Nei registri dell’albergo di Aspromonte non c’è alcuna traccia del nome di Giorgi.

«È evidente che tra i due sussistono pregressi accordi che consentono ad entrambi di non dirsi nulla di esplicito in merito alle ragioni del viaggio - scrivono i pm nell’ordinanza di custodia cautelare -. La segretezza e il tono volutamente ermetico ed “essenziale” della conversazione e l’assenza di alcuna traccia formale del passaggio di Giorgi e del suo accompagnatore presso l’albergo trovano giustificazione se rapportate alla caratura criminale del soggetto esclusivamente in una motivazione illecita del viaggio». Ovvero legata, per gli inquirenti, al traffico di droga.

Il 9 novembre Giorgi arriva in Calabria e lo stesso giorno riparte per tornare in Germania. Durante il viaggio incontra di nuovo Aspromonte che, al telefono, gli chiede di vedersi subito oltre l’uscita autostradale di Volpiano. Da qui, a bordo della sua auto, il volpianese fa strada a Giorgi conducendolo in un luogo sconosciuto in paese, verosimilmente per incontrare qualcuno. Dopo circa 30 minuti Giorgi riparte da Volpiano, in direzione Milano, per poi rientrare in territorio tedesco.

Più volte Aspromonte darà ospitalità ai membri della famiglia Giorgi - o comunque a personaggi a loro vicini - in alcune delle sue strutture, ovvero l’hotel Villa Torre di Orbassano e l’HotelTo all’interporto Sito. Strutture nelle quali aveva anche assunto alcuni esponenti della ‘ndrangheta.

Aspromonte l’imprenditore

Domenico Aspromonte negli anni ha gestito diversi alberghi e attività di ristorazione, dando prova di un particolare attivismo imprenditoriale. Negli ultimi tempi era intenzionato ad aprire, in un breve arco di tempo, ben cinque nuovi ristoranti dedicati ai bambini tra Rivarolo Canavese, Venaria e in altre località del territorio. Uno slancio definito «inspiegabile» dai pm, «rispetto alla situazione finanziaria patrimoniale tutt’altro che florida».

Nel 2017 Mario Vazzana, anche lui arrestato mercoledì mattina, ne discute al telefono con un’altra persona.«Lui ha delle attività prese in questa maniera, perché gliele hanno date - dice Vazzana -. Sta riuscendo a fare, ma lui non ha niente”. È una persona - aggiunge - che «non sarebbe neanche in grado di comprarsi una casa».

Eppure nei mesi successivi Aspromonte avrebbe voluto mettere le mani sull’Hotel Rio di Rivalta, investendoci un milione, su di una residenza universitaria a Torino e perfino su una struttura ricettiva da destinare all’accoglienza dei migranti richiedenti asilo politico.

Nelle carte si parla anche del Lago Reale di Caselle. Aspromonte, intercettato, lascia intendere che la gestione del locale sia stata sostanzialmente affidata a lui in conseguenza dell’impegno che Mario Vazzana doveva profondere nell’acquisto del ristorante Belmonte.

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