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08 Gennaio 2026 - 11:35
Insoluti, mensa e minori: la scorciatoia che la politica non vuole ammettere
Riceviamo e pubblichiamo.
La Pubblica Amministrazione dispone già di strumenti chiari, legittimi e ordinari per verificare la solvibilità delle famiglie, recuperare i crediti dovuti e, al tempo stesso, individuare le situazioni di reale difficoltà economica su cui intervenire.
Tra questi strumenti, non è previsto – né giuridicamente né eticamente – taglieggiare ed emarginare ragazze e ragazzi.
ISEE, controlli incrociati con le banche dati pubbliche, verifiche a campione sulle autodichiarazioni, rateizzazioni, piani di rientro, recupero crediti verso i morosi reali, coinvolgimento dei servizi sociali: la cassetta degli attrezzi amministrativa esiste ed è ampiamente collaudata.
Il problema, dunque, non è la mancanza di strumenti, ma la scelta politica di non usarli o di usarli male.
Colpire i minori, escluderli simbolicamente o materialmente da un servizio scolastico essenziale come la mensa, non è rigore amministrativo. È una scorciatoia regressiva, che confonde la responsabilità dei genitori con i diritti dei figli e trasforma un problema di gestione in un atto di esclusione sociale.

Marco Riva Cambrino
La distinzione che una pubblica amministrazione seria dovrebbe fare è semplice:
chi non può pagare va aiutato, accompagnato, sostenuto;
chi può pagare ma non lo fa va perseguito con gli strumenti di recupero crediti previsti dalla legge.
In mezzo, non ci stanno i bambini.
Non possono e non devono diventare ostaggi di un conflitto tra Comune e famiglie, né tantomeno strumenti di pressione indiretta.
A questo punto, però, una domanda politica diventa inevitabile.
A pensare male si farà peccato, ma spesso ci si azzecca: è davvero solo inefficienza amministrativa quella che ha prodotto un’enorme massa di insoluti, oppure quegli insoluti sono stati tollerati, rinviati, ignorati perché utili come controparte in campagna elettorale?
Perché quando un debito pubblico cresce senza controlli, senza recupero, senza interventi mirati, non siamo più davanti a una fatalità. Siamo davanti a una scelta.
E quando, improvvisamente, quel debito diventa argomento di propaganda o giustificazione per norme punitive e inapplicabili, il sospetto che il problema sia stato lasciato marcire non è complottismo, ma legittima critica politica.
Governare significa assumersi responsabilità prima, non fare marce indietro dopo.
E soprattutto significa una cosa semplice: la povertà non si punisce, si governa. I diritti dei minori non si contrattano. Non si usano. Non si barattano.
Marco Riva Cambrino – Socialista
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