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Il caso
08 Gennaio 2023 - 19:04
L'aggressione nel parcheggio sopraelevato del Bennet
Arriverà nei banchi del Consiglio comunale di Chivasso l’aggressione subita il 30 dicembre scorso da una ragazzina minorenne ad opera di un branco di coetanei nel parcheggio sopraelevato del Bennet.
L’azione brutale della “baby gang”, ripresa pure con un video postato sui social e condiviso su whatsapp, non poteva lasciare indifferente la politica chivassese.
Da giorni l’intera città discute di quel pessimo episodio della vigilia di Capodanno, quando un gruppo di minorenni ha circondato una coetanea, uno di loro l'ha aggredita alle spalle colpendola con un calcio alle caviglie e facendola cascare a terra.
Un'altra ragazzina l'ha immobilizzata e ha iniziato a picchiarla e ad afferrarla per i capelli. La vittima, a terra, ha anche cercato di difendersi, ma nel frattempo quello stesso ragazzo che un attimo prima l'aveva fatta cascare, le ha sfilato dai piedi le scarpe Nike Air Jordan, un paio di sneakers da circa 130 euro.
Sullo sfondo si sentono urla, risate di scherno, sfottò. A liberare la ragazza è stato l'intervento di un cliente del centro commerciale che, salito nel parcheggio per caricare la spesa sull'auto, ha visto la scena ed è intervenuto.
La vittima è così riuscita a contattare il 112 e in pochi attimi i carabinieri agli ordini del capitano Urbano Marrese l'hanno raggiunta. Poco dopo sono arrivati anche i suoi genitori.
I militari hanno impiegato una mezz'ora a rintracciare i protagonisti della rapina, che nel frattempo si erano allontanati: si tratta di un ragazzo e una ragazza, entrambi di 13 anni.
Per loro è scattata la segnalazione per rapina alla Procura della Repubblica dei Minori. Non sono stati denunciati solo perché, per legge, il minore "infra-quattordicenne" non è mai imputabile.
Saranno poi i magistrati, eventualmente, a consigliare alle famiglie un percorso di recupero da adottare per i propri figli.
Intanto i carabinieri stanno cercando di identificare anche gli altri ragazzi che hanno assistito all'aggressione e, anziché intervenire, hanno ripreso con i telefonini la scena.
Le scarpe della vittima sono state poi ritrovate poco più in là dal luogo dell'aggressione.
La presenza di “baby gang” in città non può lasciare indifferente la politica cittadina.
“Quando ho letto la notizia, ma soprattutto quando ho visto il video dell'aggressione, sono rimasto completamente sconvolto - inforca Bruno Prestìa, consigliere comunale di Per Chivasso -. Vedere certe immagini ti lascia l'amaro in bocca e desta anche molta preoccupazione. Chivasso è sempre più in pasto a certe situazioni che non possiamo più sottovalutare. Siamo passati dal vandalismo in centro, alle auto danneggiate al parcheggio di via San Carlo, per poi proseguire con le numerose problematiche della stazione e dell'area del Movicentro. E per finire, un atto spregevole, quello presso il Bennet, che coinvolge, ancora una volta, giovanissimi in preda all'esagitazione da postare sui social, con atti assolutamente deprecabili e gravi, come se fosse tutto un gioco”.

Bruno Prestìa, consigliere comunale di Per Chivasso
“Non si può fare finta di nulla, bisogna fare qualcosa - prosegue Prestìa -. So bene che l'amministrazione non ha la bacchetta magica, però è evidente un problema reale, grave, in espansione, su cui bisogna ragionare ed intervenire quanto prima, con tutti i mezzi possibili.
È evidente che a monte, può esserci un problema sociale/famigliare, ma non è sempre così. Spesso le famiglie non sono a conoscenza, magari pensano di avere in casa dei figli santi, che una volta fuori si adeguano alle regole del branco per non esserne esclusi.
Altre volte le famiglie magari non riescono a percepire il disagio in cui versano i figli o addirittura ci sono situazioni in cui vengono mistificati gesti che invece sono segnali da valutare con attenzione prima che si inneschino in situazioni più gravi. Credo ci sia bisogno di uno studio di questi fenomeni, partendo dalle scuole e dalle famiglie dove a volte esistono già situazioni di disagio. Il brio dettato dalle visualizzazioni su social non ha certamente aiutato, anzi ha amplificato il tutto, perché oggi ogni cosa va postata, condivisa a caccia dei mi piace dei follower e delle condivisioni, qualunque sia il contenuto. La cosa grave è il distacco dalla realtà e dalla socialità, quella che alla mia epoca ci portava a giocare nei cortili con un pallone o a giocare insieme a nascondino. Oggi non esiste quasi più questo mondo e ne stiamo pagando ampiamente le conseguenze”.
“Come vicepresidente della Commissione Problemi Sociali - conclude il consigliere di Per Chivasso - chiederò di intervenire. Inoltre preparerò un documento da presentare al prossimo Consiglio comunale per affrontare seriamente il tema. Mi auguro che le famiglie possano capire la gravità di certe azioni, i responsabili puniti, e dove si necessita un aiuto concreto che venga fatto. Perché a volte, certe reazioni nascono da un profondo disagio dei ragazzi, che le famiglie non percepiscono, o da situazioni famigliari particolari. Lungi da me giustificare chicchessia, anzi, credo che obbligare chi compie questi atti ad un percorso anche psicologico sia fondamentale e di grande aiuto”.

Clara Marta, consigliere comunale di Forza Italia
“Gli episodi di microcriminalità (micro si fa per dire) sono ormai all’ordine del giorno - commenta Clara Marta, consigliere comunale e capogruppo di Forza Italia -. Il caso in questione riguarda la nostra città e in consiglio comunale spesso abbiamo sottolineato l’importanza di intervenire sulla questione sicurezza. Detto questo non intendo fare allarmismi o strumentalizzare politicamente un tema che va comunque affrontato. L’episodio in questione, dicevamo, riguarda infatti la nostra città ma è uno dei tanti che accadono sempre più spesso a Torino e non solo. Non si tratta di intervenire esclusivamente dal punto di vista dell’ordine pubblico. La questione è ben più grande e ben più grave e riguarda un abbrutimento complessivo dei valori dei giovani, alcuni dei quali danno più valore a un paio di scarpe firmate rispetto a una persona. Le istituzioni, la scuola e le famiglie hanno il dovere di fare di più”.
“Non esiste più il senso della misura - prosegue Marta -. Riprendere con il cellulare la scena di un vero e proprio crimine e postarla sui social dimostra che ormai manca il senso della realtà e delle regole. È l’esasperazione del dilagare dei selfie e del voler “apparire senza essere” che, come dimostrato nella vicenda di Chivasso, può anche sfociare nella criminalità. Il problema non è quindi solo materia dei Carabinieri ma anche di psicologi, educatori e sociologi”.

Claudia Buo, consigliere comunale di Liberamente
"Come cittadina e genitore, ancora prima che come consigliere, sono episodi che più di una preoccupazione la suscitano - spiega Claudia Buo, consigliere comunale di Liberamente - . Anche perché sembrano fenomeni in espansione. Serve comunque una risposta decisa da parte delle istituzioni perché i ragazzi, e i genitori con loro, capiscano che certi episodi non sono tollerati e non sono giustificabili. Credo che l'amministrazione dovrebbe avere la forza e la volontà di avviare dei progetti con le scuole per monitorare la consistenza di questi episodi e dare risposte concrete. Dirò di più: immagino che tutta la minoranza possa appoggiare iniziative di questo tipo”.
Sull'aggressione subita dalla minorenne chivassese ad opera di due coetanei, ripresa con gli smartphone e il video postato sui social, abbiamo chiesto un parere anche a Deborah Milanesio, psicologa e membro del Comitato regionale per i diritti umani e civili.

Deborah Milanesio
"L’adolescenza è l’età di mezzo dominata dalla trasformazione e dal cambiamento, fisico e mentale: una tempesta emotiva che si alterna con fiducia smisurata nelle proprie capacità, al desiderio di valicare i confini sperimentandosi nella trasgressione della norma, etica e sociale - commenta la dottoressa Milanesio -. Grandi idealismi, tristezze infinite, rabbia distruttrice e creatrice, addii e grandi inizi. Se poi ci si confronta con un mondo adulto inadeguato, individualista e appariscente il gioco è fatto. Ed è un gioco pericoloso che non sa neanche tenere conto delle conseguenze".
"I nostri ragazzi sono sempre più deboli e spaesati e fuori dal mondo - prosegue la psicologa -. Bravissimi sui social non sanno fare la spesa in autonomia, prepararsi un pasto o stirarsi i vestiti che indossano. Non si mettono alla prova, fuggono dalle responsabilità. Mentre in altre parti del mondo i loro coetanei rischiano la vita per diritti che non hanno, e di cui loro non capiscono neanche il valore, da noi aumentano le depressioni e i disturbi psichiatrici (e sempre ad età più precoci). Sono, inevitabilmente, così soli che si muovono a gruppi trovando il coraggio di esprimere con gesti scellerati quello che non riescono ad argomentare con le parole. Non è che non sanno quello che fanno. Lo sanno, ma sembra che non gli importi".
"I danneggiamenti alle proprietà altrui (pubbliche o private), il senso del male fatto agli altri (fisico o morale) non lo percepiscono più - conclude Deborah Milanesio -: tanto che lo filmano e lo postano per poterlo condividere e rivedere come prova del loro valore. Tutti così? Fortunatamente no, ma molti, troppi, si. La colpa? Delle famiglia? Della scuola? Delle istituzioni? Nel frattempo che noi adulti ce lo chiediamo facciamo anche mente locale a quali di queste categorie apparteniamo".
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