Ci eravamo lasciati con un ordine categorico dell’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi all’indirizzo del direttore generale dell’Asl To4 Stefano Scarpetta.
“Guai a te se continui a parlare con i sindaci o anticipi loro le scelte che vogliamo fare…”, gli avrebbe più o meno detto, certamente non con questi toni.
Da qui la decisione di rimandare, forse alla prima settimana di dicembre, la conferenza di tutti i sindaci dell’Asl To4, dapprima in programma a fine ottobre, quindi spostata a inizio novembre, infine rimandata a data da destinarsi. Icardi s’è impuntato, Scarpetta s’è adeguato e la parte politica, cioè il presidente della Conferenza Stefano Sertoli, che è anche sindaco di Ivrea, non ha detto “beh”, con l’aggravante che, anzichè svolgere appieno il suo ruolo di “Presidente”, ha preferito fomentare le divisioni tra i sindaci dell’eporediese per il nuovo Ospedale di Ivrea, primo firmatario di una missiva al Governatore in antitesi all’ipotesi di Pavone.
Per il resto continua il suo “Su e giù” con la testa con la solita scusa sulle difficoltà a leggere i bilanci dell’Asl e sull’incapacità (non essendo un tecnico o un medico) a comprenderne le esigenze.
Di questo si discuterà (Toh guarda) al consiglio comunale in programma per lunedì 29 novembre.
All’ordine del giorno una mozione firmata da tutto il Pd, con in testa il capogruppo Maurizio Perinetti, in cui si chiede al sindaco diconvocare subito l’Assemblea dell’ASL TO4 per un confronto con i vertici dell’Azienda Sanitaria sullo stato dell’arte e tanto per cominciare sull’ubicazione delle nuove casee degli ospedali di comunità previsti dal Pnrr “Piano Nazionale di ripresa e resilienza” che assegna a questo capitolo circa 10 miliardi di euro dei 200 messi a disposizione dall’Europa.
“La proposta complessiva piemontese deve essere inviata ad Agenas, l’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari, entro il 30 dicembre. - dice e scrive il Pd di Ivrea-Ci risulta che già ad ottobre le dodici ASL della nostra Regione hanno selezionato un elenco di sititra le disponibilità immobiliari delle ASL,ma on risulta esserci stato un confronto con i sindaci del territorio per discutere di questo importante obiettivo...”.
“Eppure - aggiungono - i Sindaci sono i responsabili primi della tutela sanitaria sul territorio del proprio Comune. Non è assolutamente pensabile e corretto che i territori non siano coinvolti sin dall’inizio in una decisione così delicata che impatterà per decenni sulle politiche sanitarie e socio-sanitarie del Piemonte e che, per avere garanzia di riuscita, deve poter contare sulla coesione territoriale. Le scelte di impiego delle risorse sul territorio non possonoessere appannaggio delle sole strutture tencniche rappresentate dalle ASL e da quelle politiche rappresentate dall’organo di governo regionale. Non vorremmo essere informati dalle strutture tecniche delleASL, e quindi dalla Regione, su una scelta già fatta senza il necessario coinvolgimento nell’assunzione delle proposte e delle decisioni..”.
L’amara considerazione del Pd (ma anche nostra) è che da tempo l’Assemblea dei Sindaci non svolge più la funzione prevista dallo statuto.
Morta qui?
Più o meno, nel senso che qualcosa sulle Case di Comunità in effetti già si sa. Saranno 11, più alcuni “Ospedali di Comunità” e 5 “Centrali Operative” o “COT”.
La polemica è dietro l’angolo considerando che tutti i sindaci vogliono portare nel proprio comune qualcosa e per le Casa di Comunità, nel solo Distretto di Chivasso, si sono già fatti avanti Cavagnolo, Crescentino, Brandizzo, Gassino e San Mauro. Stesso film nel distretto di Cuorgnè con Rivarolo e Castellamonte, a Ivrea con Borgofranco e Bollengo, a Settimo con Leini e Volpiano e a Ciriè con Caselle Lanzo e Borgaro
“Il piano ai sindaci – commentava con noi Luigi Genesio Icardi una decina di giorni fa – io e Scarpetta glielo presenteremo insieme. E lo faremo quando i nostri funzionari avranno letto ed eventualmente corretto l’elenco degli immobili individuati dalla direzione regionale dell’Asl To4. Se si anticipa oggi qualcosa e magari poi gli uffici fanno delle scelte tecniche diverse, si rischia di creare false aspettative. Questo non vuol dire che non si possano fare dei correttivi. Questo lo decideremo insieme alla parte politica ma solo in un secondo momento…”.
Tutto bene non fosse che la differenza tra scelta politica e scelta tecnica potrebbe essere davvero minima e questo “tempo”che ci si è presi potrebbe assecondare imbarazzanti privilegi.
Le case di comunità“La Casa della Comunità – si legge nel PNRR – sarà una struttura fisica in cui opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute (logopedisti, fisioterapisti, dietologi, tecnici della riabilitazione e via discorrendo, ndr) e potrà ospitare anche assistenti sociali”.
La Casa di Comunità dovrà, insomma, diventare un punto di riferimento per la popolazione, anche attraverso un’infrastruttura informatica. Nell’offerta al cittadino saranno inclusi servizi consultoriali con particolare attenzione alla tutela del bambino, della donna e dei nuclei familiari. Secondo il PNRR, questi luoghi di assistenza dovrebbero essere attivati entro la metà del 2026, sfruttando sia strutture già esistenti che nuove.
La figura chiave nella Casa della Comunitàsarà l’infermiere di famiglia introdotta dal Decreto Legge n. 34/2020 che, grazie alle sue conoscenze e competenze specialistiche nel settore delle cure primarie e della sanità pubblica, diventa il professionista responsabile dei processi infermieristici in famiglia e Comunità.
Ogni Casa della comunità costerà a livello strutturale e tecnologico circa 1,6 milioni di euro e sarà dotata di 10-15 sale di consulenza ed esame, punto di prelievo, servizi diagnostici di base (es. ecografia, elettrocardiografia, radiologia, spirometria, ecc.), nonché un innovativo sistema di interconnessione dati. Tenendo conto delle esperienze precedenti, si stima una spesa complessiva di 351.098.496 euro per ciascuna Casa della Comunità.
All’interno della Casa della Comunità vi saranno, piùo meno, 5 impiegati amministrativi, 10 medici di medicina generale e 8 infermieri (In tutta Italia serviranno 6.440 amministrativi e 10.091 infermieri in più). Queste figure professionali saranno implementate quando le Case della Comunità saranno diventate operative a pieno titolo, e quindi nel 2027 per cui il PNRR non prevede risorse per il loro finanziamentodato che l’effetto si esaurisce nel 2026.
Altro capitolo sugli ospedali. di oggi che diventeranno il luogo preposto alla cura di malattiegravo o ad interventi chirurgici. Per quanto riguarda invece i ricoveri brevi e i pazienti a bassa intensità di cura, ci si rivolgerà all’Ospedale di Comunità: una struttura a gestione prevalentemente infermieristica, con un numero limitato di posti letto.
Il PNRR punta anche sull’assistenza domiciliare. L’obiettivo è aumentare il volume delle prestazioni a domicilio fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10% della popolazione over 65. Secondo il PNRR, è prevista l’attivazione di Centrali operative territoriali (Cot), una in ogni distretto, con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza. Gli interventi, dunque, si rivolgono in particolare ai pazienti di età superiore ai 65 anni con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti.
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