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SAN MAURO. Un ordine del giorno per dire “No” all’ingresso delle associazioni antiabortiste all’interno dei consultori

SAN MAURO. Un ordine del giorno per dire “No” all’ingresso delle associazioni antiabortiste all’interno dei consultori

la capogruppo dei 5 Stelle, Katiuscia Coppola

Nelle ultime settimane si è scatenata la polemica contro la decisione dell’assessore della Regione Piemonte, Maurizio Marrone (Fratelli D’Italia), di inserire esponenti delle associazioni pro-vita (antiabortiste) nei consultori.

Una decisone che ha scatenato le durissime reazioni da parte di moltissimi esponenti politici a tutti i livelli.

A San Mauro, lunedì sera, il tema è sbarcato nel parlamentino locale grazie ad un ordine del giorno presentato dai consiglieri del Movimento 5 Stelle.

La legge in materia di interruzione volontaria di gravidanza - si legge nel documento - rappresenta una tutela dei diritti delle donne e non delle associazioni che vorrebbero limitare la piena autodeterminazione di colei che deve essere lasciata libera di scegliere. L’assistenza psicologica deve essere fornita da personale qualificato, non da membri di associazioni senza alcun titolo abilitante alla professione. Queste strutture svolgono un ruolo importante nel supportare la donna che vi fa ricorso nel momento in cui decide di interrompere la gravidanza. Un’attenta valutazione va fatta sul loro numero a livello locale, sul loro organico ed organizzazione affinché possano continuare a svolgere il loro ruolo”.

In ragione di tutto questo, i consiglieri della maggioranza del Movimento 5 Stelle “ribadiscono il dissenso rispetto alla determina della Regione Piemonte che pone in discussione non solo la laicità dell’attività consultoriale, ma anche la stessa professionalità e serietà deontologica del lavoro dell’equipe multidisciplinare che accoglie e segue la donna portatrice di diversi bisogni socio-sanitari, come previsto dalla legge istitutiva dei Consultori Familiari”.

Ed è per questo che si chiede all’amministrazione comunale di attivarsi “con chi di dovere per ritirare la determina dirigenziale al fine di garantire il diritto alla salute della donna, la sua piena autodeterminazione attraverso la libertà di scelta sancita dalla legge 194/78, la laicità dei diritti, la laicità dello stato ed il lavoro pluriennale dei consultori e del personale sanitario che vi opera all’interno”.

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