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IVREA. Salvò mamma e figlia in un incidente sul terzo ponte. Ha 36 anni. Oggi vive dentro una Seat Ibiza al freddo

IVREA. Salvò mamma e figlia in un incidente sul terzo ponte. Ha 36 anni. Oggi vive dentro una Seat Ibiza al freddo

Rachid Saiad (foto di proprietà de La Voce)

Si chiama Rachid Saiad. Ha 36 anni e da tre mesi vive dentro una Seat Ibiza parcheggiata a Torino in via Fossata, quartiere Borgo Vittoria. Non è sempre stato così. Fino a qualche mese fa, infatti, aveva un lavoro. Si vestiva bene e affittava una casa ad Ivrea. Era vice presidente di una onlus (Assimig canavese) che si occupa di migranti. Nel tempo libero andava a ballare coltivando la sua grande passione: i caraibici. Stava addirittura per portare qui la famiglia, la moglie Fatima e  il figlio Yahva. Poi una mattina tutto è finito e si è ritrovato nel mondo degli ultimi, degli “invisibili”, dei barboni non per scelta.  “Vorrei soltanto farmi una doccia – ci racconta – mangiare seduto a un tavolo, dormire su un letto e non sul sedile di un’automobile che non cammina più”. “Ho versato allo Stato italiano ventuno anni di contributi – continua – poi la ditta è fallita, mi dovevano molti soldi che non ho mai visto”.  Nato a Casablanca, in Marocco, è arrivato in Italia da ragazzino insieme a mamma e papà. Qui ha studiato e oggi parla correttamente cinque lingue: arabo, italiano, inglese, francese e spagnolo.  Quella di Rachid sembra una storia già sentita, con la vita che ti volta le spalle lasciando il passo alla malasorte. Stavolta, però, c’è dell’altro e bisogna fare un passo indietro di 8 anni, a sabato 1° giugno 2013. È sera quando Rachid insieme a un amico, Hamid Khaouaouadhi, sta percorrendo la tangenziale del Terzo Ponte a Ivrea, di ritorno da una cena al ristorante Cappelverde. Dal finestrino dell’auto si accorgono che una Fiat Panda è precipitata in un fossato, finendo la corsa contro un albero. Dal cofano esce del fumo, il rischio è che da un momento all’altro possa prendere  fuoco. Si accostano e la raggiungono: nell’abitacolo ci sono una donna di 43 anni, residente a Cascinette, e la figlia di 6 anni, entrambe ferite. Rachid e Hamid provano ad aprire le portiere, ma l’impatto con il terreno ha deformato le lamiere e non ci riescono. Allora decidono di rompere il vetro posteriore, riuscendo finalmente a estrarre mamma e figlia, che trasportate in ospedale si riprenderanno dopo qualche giorno di ricovero. Per tutti diventano degli ‘angeli’. “Abbiamo soltanto fatto quello che era giusto fare”, dice Rachid mentre mostra una vistosa cicatrice sul polpaccio destro.  “Sono 124 punti, una ferita che mi sono procurato nel tentativo di piegare le lamiere dell’auto. Dopo l’incidente, per qualche anno, la bambina mi scriveva a Natale per farmi gli auguri, poi ci siamo persi di vista, spero stia bene”. Qualche mese dopo Rachid  conosce un signore originario dell’Ungheria. E’ lui a convincerlo ad aprire una partita Iva. Compra trapani e attrezzi. Diventa montatore di stand. “Mi chiamava ogni volta che aveva bisogno e io viaggiavo” racconta. Stoccolma.  Düsseldorf. Francia. E poi la fiera di Milano, Roma.  Rachid andava ovunque e guadagnava bene. Poi una mattina è cambiato tutto. L’ungherese sparisce e chiude l’azienda senza pagare gli stipendi. Rachid si vende l’attrezzatura per pagare in debiti ma non  riesce a saldare gli ultimi mesi di affitto di una casa ad Ivrea. “Mi vergogno ma non avevo più un euro. Non ho più speranze ...” Piccoli lavoretti, ma la pandemia ha peggiorato la situazione Tra piccoli lavoretti per racimolare un po’ di denaro e lunghi periodi di inattività, la vita di Rachid è precipitata negli ultimi tre anni e la pandemia da Covid-19 non ha fatto altro che peggiorare la situazione. “Ho ancora la partita Iva, ma non riesco a trovare nulla. Ho dormito qualche giorno in una panchina, poi un amico mi ha detto che potevo utilizzare la sua macchina ferma al parcheggio. La notte fa freddo, le coperte non bastano. Poi c’è gente senza cuore che urina contro le ruote, sputa sul parabrezza. Per fortuna – dice Rachid con gli occhi lucidi – tanti residenti del quartiere mi vogliono bene. C’è chi mi porta da mangiare, non voglio elemosinare nulla, ma ho bisogno”. A complicare le cose è un’ulcera perforante di cui Rachid soffre da anni e che negli ultimi tempi l’ha ridotto pelle e ossa.  “Sono stato operato ad Aosta, mi occorrono dei medicinali che però costano e non posso permettermi”.  Infine, ma non in ultima, c’è la moglie, c’è il figlio luce dei suoi occhi. “Sono tre mesi che non la sento - racconta in lacrime -  Che non li sento e che non mando loro un euro. Mi vergogno. Cosa penserebbero di me? Che sono un fallito”.  Rachid ha spento il telefono, perché non può pagare le ricariche. Ha chiuso la mail, tanto nessuno lo cerca più.  “Diranno che sono morto e mi dimenticheranno”. Si avvicina Luca, un ragazzo che vive nel palazzo vicino al parcheggio. “Oggi ti compro le medicine, dimmi cosa ti serve”, dice a Rachid, che abbassa la testa elencando i farmaci. Voglio tornare a vivere in una casa, provare a ricominciare. Ho il permesso di soggiorno scaduto, senza soldi e una residenza rinnovarlo è impossibile. Mi manderanno via!”.  Se nulla dovesse cambiare, a Rachid non resterebbe che tornare in Marocco. “Senza denaro anche li sarebbe complicato. Quando lavoravo ho sempre inviato dei soldi ai miei genitori, che vivono anche loro in condizioni disagiate”. Si è fatta sera e mentre Rachid si allontana contando i soldi che serviranno per comprare un kebab, si avvicina un signore distinto, che lui chiama affettuosamente zio.  “È un bravo ragazzo, con una storia eroica alle spalle – dice – qualcuno dovrebbe aiutarlo, ha pur sempre salvato due vite, non è giusto abbandonarlo al suo destino, uno come lui merita un’altra occasione”. 

Cronaca di un  incidente sul terzo ponte. Correva il 1° giugno del 2013

Sabato primo giugno 2013. Sono appena passate le 22. Brutto incidente sul “Terzo ponte” a Ivrea. Poco prima dell’uscita per l’area industriale di San Bernardo una Fiat panda sbanda e finisce prima in un fossato e poi contro un albero. Coinvolte una madre (in allora 43 anni) e la figlia minorenne di Cascinette. A salvarle due automobilisti di passaggio Hamid Khaouaouadhi e Rachid Saiad, entrambi di origine marocchina.  Se non avessero assistito all’incidente e non si fossero fermati, nessuno avrebbe visto quella Fiat Panda caduta dal fossato e nascosta dal buio e dalla fitta vegetazione.  Si fermano ed estraggono i due corpi dalle lamiere contorte prima che l’auto potesse prendere fuoco.  La donna aveva finito da poco di lavorare in un bar di Burolo. Era diretta alle Ferie medievali di Pavone, dove il marito era uno dei protagonisti dei duelli storici.   «Io e il mio amico stavamo viaggiando nella direzione opposta - racconterà Hamid Khaouaouadhi - Stavamo rientrando a Ivrea dopo aver mangiato una pizza. Stavamo parlando, quando abbiamo visto quell’auto finire nel fossato. Abbiamo sentito un tonfo e poi una gran botta. Siamo tornati indietro e non senza qualche difficoltà abbiamo ritrovato la Panda».  «Quando abbiamo visto uscire del fumo dall’utilitaria abbiamo pensato a un principio d’incendio e così abbiamo deciso di estrarre dall’abitacolo la donna e la bambina - aveva aggiunto Hamid Khaouaouadhi -. La portiera del lato guidatore era bloccata e sono stato costretto a rompere il finestrino per aprirla...”. Entrambe con il volto ricoperto di sangue, piangevano e urlavano per il dolore.  Hamid tirò fuori la donna, mentre Rachid aprì il portellone per estrarre la piccola che respirava a fatica. Poi chiamarono il 118 e i carabinieri.  Con l’arrivo delle ambulanze la mamma venne trasportata all’ospedale di Ivrea, la figlia al San Giovanni Bosco. Qualcuno li definì eroi e eroi lo furono davvero.
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