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VOLPIANO. Tutti uniti contro il deposito delle scorie nucleari

VOLPIANO. Tutti uniti contro il deposito delle scorie nucleari

Emanuele De Zuanne, sindaco di Volpiano

Un deposito di rifiuti radioattivi in provincia di Torino? No grazie. Durante l’ultima seduta consiliare, il parlamentino volpianese ha risposto “presente” al grido d’aiuto lanciato da Rondissone, Mazzè e Caluso, i comuni impegnati a contrastare l’ipotesi di un insediamento, sui loro territori, del Deposito Nazionale pensato per la messa in sicurezza dei materiali radioattivi italiani. «È una questione che ci riguarda da vicino, in quanto amministratori piemontesi – ha spiegato lunedì scorso il primo cittadino, Emanuele De Zuanne - I sindaci ci chiedono solidarietà, sono i nostri vicini di casa, noi siamo l’area omogena n.4, loro sono la n.10…serve fare squadra, e accogliere il loro appello». Detto, fatto. Il voto è arrivato all’unanimità, con 14 “sì” su 14 votanti. Un attestato di solidarietà quasi necessario, per certi versi, se si considerano le difficoltà che i 3 comuni dovranno affrontare, nelle prossime settimane, per fare in modo che la strada del “no” porti il Deposito Nazionale dei rifiuti nucleari fuori dai confini regionali.  Una strada che si preannuncia decisamente tortuosa, considerato che, come riportato dal sito di Arpa Piemonte, la regione detiene già più del 73% dei rifiuti radioattivi nazionali, e pure l’83% del totale nazionale del combustibile nucleare irraggiato (materiale pronto per entrare in centrale). Numeri che certo non giocano a favore dei “vicini di casa” di Volpiano, i cui territori di competenza sono evidentemente in piena corsa per l’assegnazione finale. In realtà, le alternative alla soluzione piemontese certo non mancherebbero. Delle 67 aree individuate, “solo” 8 di queste sono in Piemonte, di cui 6 in provincia di Alessandria e 2 in provincia di Torino (Caluso-Mazzè-Rondissone e Carmagnola). La speranza, specialmente dopo le manifestazioni di solidarietà che certo non mancano, è che la scelta finale non ricada proprio su nessuna di queste zone.  Eppure questa eventualità esiste, e il solo pensiero toglie il sonno degli amministratori locali dell’area omogenea To-10 da ormai diverse settimane. Precisamente dallo scorso 5 gennaio, quando la Sogin, società incaricata per la gestione dei materiali radioattivi, ha pubblicato la Carta Nazionale che contiene le aree potenzialmente idonee. Ci sono stati già un paio di incontri in Regione, in cui Sogin ha mostrato ai rappresentanti di province e comuni gli effetti (economici, e in termini di occupazione) relativi alla nascita del Deposito Nazionale. Ma se un sito di questo genere sembra ormai necessario, è indubbio che persistano le perplessità circa l’impatto ambientale di un’opera come questa. Perché un conto è volerla, un altro è trovarsela nel giardino di casa. «Non serve un genio per capire che se metto dei bidoni con sostanze radioattive in un territorio umido come quella della pianura vercellese, non è il massimo – ha concluso De Zuanne -.  Se invece si mettono in aree più asciutte o rocciose, oppure in miniere di sale, allora parliamo di luoghi decisamente più idonei, a livello di sicurezza e di conservazione. I sindaci avevano già manifestato preoccupazione, negli ultimi anni, circa le criticità sullo smaltimento dei rifiuti nucleari lì in quelle zone, figuriamoci adesso che potrebbe arrivare il sito unico nazionale per la gestione delle scorie. Ormai, in Italia, sono anni che non si parla di nucleare, ma se si va a vedere, i disastri legati a queste questioni sono veramente drammatici».
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