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SETTIMO. “Torino illuminata” in un libro scritto dal settimese Silvetti

SETTIMO. “Torino illuminata” in un libro scritto dal settimese Silvetti

Paolo Silvetti, autore del libro sui lampioni di Torino

E’ uscito l’ultimo libro di Paolo Silvetti “Torino città illuminata”, un viaggio alla scoperta dei più bei lampioni storici della città. Silvetti, coautore di libri storici sulla storia di Settimo, ha scelto di dedicare la propria attenzione alla “luce” di Torino. La casa editrice è Daniela Piazza Editore che opera a Torino dal 1972. Il libro ha 264 pagine, oltre 300 fotografie, rilegato, prefazione a cura dello storico Gianni Oliva. Prezzo 29 euro. 

Perché un libro proprio sui lampioni?

La domanda è più che legittima. Sono solo un semplice arredo urbano e come tale passano inosservati ai più. La gente è distratta e va di fretta: perché dovrebbe fermarsi a guardare un lampione? Oggi ogni cosa appare scontata, compresa l’illuminazione. Eppure una volta i lampioni a gas suscitavano stupore e ammirazione; i lampionai erano addirittura romantici protagonisti di libri, fiabe, film e addirittura di opere liriche. Con l’avvento dell’elettricità diventarono ancor di più simbolo di progresso e di modernità ed esaltati da Futuristi come Giacomo Balla che, per primo, dedicò un suo dipinto ad una lampada ad arco immersa nella rifrazione della sua luce. Torino senza i suoi lampioni non sarebbe la stessa: esaltano i metafisici portici, le sue strade rettilinee, le sue piazze auliche e il lungo Po, regalando emozioni.

E’ la prima volta che esce un libro su questo argomento?

Credo proprio di sì. Non esistono attualmente libri specifici sui lampioni torinesi. Ci sono diverse pubblicazioni interessanti sulla storia dell’illuminazione a Torino che si fa iniziare ufficialmente nel 1675 grazie ad una donna: la Madama Reale Giovanna Battista di Savoia Nemours, la quale ordinò che di notte si dovessero tenere accese delle lanterne, ad olio o a sego, per permettere di poter camminare in città anche dopo il calar delle tenebre.  Esistono poi altre pubblicazioni sull’argomento con un taglio tecnico-scientifico, oserei dire per “addetti ai lavori”, ma mai nessuno, finora, aveva pensato di fare una sorta di guida accessibile a tutti sulle singole tipologie di lampioni, pubblici e privati; un modo alternativo e originale per visitare la città o semplicemente per rivederla con occhi diversi e più consapevoli, facendosi guidare proprio dai lampioni.

Ma quando hai deciso di scrivere questo libro? E quanto ci hai impiegato a catalogare i lampioni?

L’idea di scrivere questo libro risale a qualche anno fa, ma la ricerca era iniziata già dal 2013. Affascinato dalla bellezza, dalla varietà e dal numero di lampioni presenti nel centro storico cittadino, ho cominciato a fotografarli sistematicamente, setacciando ogni angolo della città, cercandone di coglierne gli stili e le originalità. La curiosità mi ha spinto oltre, andando ad approfondire l’argomento con ricerche in archivi pubblici e privati, anche fuori regione. Di colpo mi si è aperto un mondo sconosciuto e affascinante, rendendomi conto del ruolo fondamentale che Torino ha svolto nel campo dell’illuminazione. 

Raccontaci qualche aneddoto..

Forse non tutti sanno, per esempio, che è stata una delle prime città italiane a dotarsi di un sistema di illuminazione pubblico e che la prima società italiana per il gas (come erano alimentati i primi lampioni) nacque nel 1837 proprio nella città subalpina, dove peraltro già nel 1823 il gas aveva fatto la sua comparsa, per la prima volta, in un locale pubblico, un caffè di piazza San Carlo. Il primo gasometro d’Italia fu costruito sempre qui a tempi da record e anche con il passaggio all’elettricità Torino si mantenne all’avanguardia. Si pensi all’opera di piemontesi come Alessandro Cruto e Galileo Ferraris i quali lasciarono un’impronta indelebile con le loro scoperte e già negli anni Trenta del Novecento Torino poteva vantare il servizio di illuminazione pubblico più moderno e variegato d’Italia, facendole meritare l’appellativo di nuova Ville lumière sul modello parigino. Quello che era nato come diletto personale, è diventato un libro grazie anche a mia moglie Manuela che mi ha spinto a pubblicare i risultati della mia ricerca, con particolare riguardo alle fotografie, circa 400.

Quanti sono i lampioni di interesse storico a Torino e dove si trovano?

Davvero tanti, disseminati in tutto il centro storico. Il libro si sofferma inizialmente sui lampioni più originali: il più magico, il più curioso, il più raffinato, il più romantico, il più mimetizzato e così via. Poi inizia la carrellata dei lampioni storici pubblici. Ognuno di questi ha un nome e una datazione; alcuni sono stati concepiti per le piazze auliche della città come l’Impero, il monumentale candelabro a cornucopia a cinque braccia e una centrale, diventato uno dei simboli della città. E’ senz’altro uno dei miei preferiti. Altri sono nati per i portici come il “Settecento” che fece la sua prima apparizione in via Po e nel primo tratto della nuova via Roma negli anni Trenta oppure i “Casanova”, sempre sotto i portici del centro, che colpiscono per le loro eleganti linee liberty. I “Santa Teresa con gonnella” sono i più diffusi: devono il loro nome alla campana di vetro che sembra conferire all’apparecchio una sorta di gonna e al fatto che dapprima furono collocati nella centrale via Santa Teresa. E poi gli “Ordine Mauriziano” sulla facciata di Palazzo Chiablese, ma anche all’ingresso della Galleria Umberto I, i “Piacentini” del secondo tratto razionalista di via Roma, “i Nodo di Savoia” davanti al mastio della Cittadella, i “Grappoli” sulla cancellata del Palagi tra piazza Castello e la piazzetta Reale e così via. Un elenco lungo e articolato che si estende poi ai lampioni privati di ville, palazzi cittadini e locali storici. Il libro fornisce le indicazioni per poterli scoprire, segnalando anche le altre cose meritevoli da vedere nelle vicinanze come una guida per turisti e per gli stessi torinesi desiderosi di conoscere meglio la loro città.

Dove hai trovato le informazioni sui lampioni?

Non è stato facile reperire informazioni storiche, datazione e altre curiosità sui lampioni. Si tratta di un arredo cittadino e come tale non riveste un ruolo principale. Non si conosce quasi mai il nome dell’autore. Specialmente quelli privati sono opere di artigiani locali, in grado di creare dei piccoli capolavori. Per quanto riguarda quelli pubblici a Torino esiste da lunghissima tempo un Servizio Tecnologico Municipale che aveva, tra l’altro, la particolarità di disegnare i modelli di lampioni, per questo non comuni a quelli di altre città. Nel libro sottolineo, in particolare, l’opera svolta da ingegneri come Guido Peri e Guido Chiarelli che hanno saputo assolvere con competenza e originalità a questo servizio, illuminando e abbellendo la città dalla fine della prima guerra agli anni Sessanta. I lampioni erano poi realizzati dalle fonderie e officine torinesi e piemontesi che lavoravano la ghisa, ma anche altri materiali.

Bella anche la copertina. Di cosa si tratta?

E’ un dipinto in acrilico su tela realizzato appositamente per la copertina del libro dal pittore torinese Pier Tancredi De Coll’ dal titolo “Ombre di luci”. Lo ringrazio molto perché ha contributo a valorizzare l’opera.

Immagino che una storia sui lampioni di Settimo non abbia senso ….

In effetti la nostra città non ha una storia importante da questo punto di vista, ma con le ultime amministrazioni ha cercato di illuminare le zone di interesse, come la pedonale, ma non solo, riservando attenzione anche al risparmio e all’efficienza con lampioni a led. Francamente non apprezzo molto i lampioni di piazza san Pietro perché sono state collocate delle lanterne smisurate rispetto al fusto e soprattutto di colore nero, mentre il palo e grigio chiaro. In un futuro, in parte già presente, il lampione diventerà un oggetto urbano smart, capace di collegarsi con la rete cittadina e di comunicare con le automobili, bus, smartphone e altri dispositivi. A Torino nel 2016 è stata inaugurata la prima piazza smart d’Italia in Borgo Campidoglio (piazza Risorgimento) con lampioni dove è già possibile misurare l’intensità della luce con un grosso risparmio. 

In un periodo così cupo come quello che stiamo vivendo, spero che il mio libro possa donare, anche simbolicamente, un barlume di … luce!

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