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01 Febbraio 2021 - 19:55
Comparirà in aula a Ivrea mercoledì 26 maggio davanti al giudice Elena Stoppini l’ex sindaco di Traves, Osvaldo Cagliero, rinviato a giudizio ieri mattina per omicidio colposo dal giudice dell’udienza preliminare Ombretta Vanini.
L’indagine nei suoi confronti era scattata dopo la morte, il 2 dicembre del 2016, di Giacomo Garbolino, 49 anni, titolare di un’impresa edile e vigile del fuoco volontario, caduto da una scala sulla quale era salito per raddrizzare l’abete nelle piazza del paese prima di partire con la posa delle luminarie natalizie. Garbolino era deceduto dopo quattro giorni di agonia.
Per la procura di Ivrea l’ex sindaco, individuato come datore di lavoro pro tempore, avrebbe cagionato la morte dell’impresario edile per imprudenza, negligenza, imperizia e violando le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Secondo i magistrati, infatti, Garbolino era salito sulla scala appoggiata al tronco dell’abete senza le adeguate protezioni.
Per gli avvocati Verrando e Davi, che difendono l’ex sindaco, dall’ex sindaco non sarebbe arrivata alcuna indicazione per raddrizzare la pianta. Secondo i legali, dunque, Garbolino avrebbe agito in totale autonomia. Inoltre, la difesa di Cagliero sostiene che l’impresario fosse salito senza aspettare «il cestello, che sarebbe arrivato qualche giorno dopo».
Alla decisione di ieri mattina si è giunti dopo un lungo iter giudiziario. In principio la procura di Ivrea, che aveva aperto un fascicolo a carico di ignoti, aveva chiesto l’archiviazione. Ad opporsi nel 2017 era stata la moglie di Garbolino. I magistrati eporediesi avevano così riaperto le indagini, concentrandosi sul ruolo avuto nella vicenda dall’ex primo cittadino.
Sempre nella mattinata di ieri, in aula, si sono costituite parti civili la vedova e i due figli minori di Garbolino, seguiti dall’avvocato Paolo Pavarini.
«Indipendentemente da come andrà la fase processuale, il rinvio al giudizio dell’ex sindaco di Traves Osvaldo Cagliero conferma quanto Uncem ha detto nei giorni scorsi a seguito della condanna di Chiara Appendino. E cioè che devono essere riviste una volta per tutte competenze, responsabilità e ruoli degli Amministratori». Lo affermano Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, e Roberto Colombero, presidente Uncem Piemonte. «Questo - proseguono - va fatto nel quadro di una complessiva riscrittura delle regole del gioco e di una riforma vera degli Enti locali. Una riforma nazionale, urgente. Non può essere un Sindaco responsabile di tutto quanto avviene su suolo pubblico, in un ufficio pubblico, in un palazzo pubblico. Gli articoli dei Codici, interpretati dalla magistratura, sono di portata generale. Non vogliamo certo giudicare il lavoro dei pm, neppure limitarci nel dolore per la vittima, persona impegnata sul territorio, nel volontariato, imprenditore riconosciuto e stimato nella sua valle. Occorre però un supplemento di riflessione e delle riforme serie per evitare che un Sindaco, con presupposti generali, sia coinvolto in responsabilità particolari che vanno oltre il suo mandato politico e amministrativo”.
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