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20 Gennaio 2021 - 14:41
L'elegante locale di Torre Canavese venerdì ha aperto al pubblico
“IoApro”, questo il nome della protesta cui hanno preso parte moltissimi esercenti del mondo della ristorazione venerdì scorso.
Luci accese dopo le 18, ma locali vuoti. Doveva essere questa la forma di disobbedienza civile per sottolineare il dissenso. Ma c’è anche chi ha forzato la mano e ha aperto al pubblico.
E’ il caso del ristorante “Esedra harihama” di Torre Canavese che dopo le 18 ha tenuto aperto anche ai clienti.
I Carabinieri della Compagnia di Ivrea sono arrivati intorno alle 20.
Per aver violato le regole del Dpcm, circa 30 commensali e la proprietaria del locale sono stati multati: le sanzioni, se pagate entro 5 giorni, hanno un costo di 280 euro, altrimenti dovranno pagare una somma di 400 euro.
La commerciante rischia, inoltre la sospensione della licenza e uuna chiusura di 5 giorni.
Immediate le reazioni del sindaco di Torre Canavese, Gian Piero Cavallo e di altri amministratori locali che ora iniziano a chiedere più poteri alle amministrazioni locali.
Così Cavallo: “La legge purtroppo è quella e va rispettata. Bisogna attenersi ai Dpcm e non si può fare altrimenti. Credo fermamente, però, le chiusure andrebbero regolamentate dai sindaci, nei piccoli paesi. Come si fa ad utilizzare la stessa misura per una città come Torino e per un piccolo paese? Chi meglio di un sindaco conosce la realtà locale? Per questo dovrebbero darci più poteri in materia”.
Cavallo non è l’unico a pensarlo, della stessa idea il sindaco, Claudio Succio, della vicina Bairo: “La situazione è triste tristissima. Non condivido il gesto, ma comprendo le motivazioni che possono portare a questo. Dopo tanti mesi non poter lavorare con le tasse da pagare, i dipendenti, i fornitori. L’esasperazione cresce.
Nel caso specifico, che conosco da vicino, la situazione è ancora più drammatica. La titolare ha perso il marito all’improvviso ad aprile. Capisco la sua disperazione e il suo bisogno di lavorare. E concordo con chi sostiene che in questa pandemia, soprattutto sulle chiusure, i sindaci dovrebbero avere pù voce in capitolo. Gli aiuti, poi, dovrebero essere concreti, dopo tanti annucci, dovrebbero seguire i fatti”.
Tra chi si è subito messo dalla parte dei sindaci che chiedono più poteri, c’è il primo cittadino di Vidracco, Antonio Bernini che commenta: “Le leggi si rispettano, tanto più in emergenza sanitaria. Va però detto anche che l’Italia è fatta di città, ma anche di piccoli paesi, di locali dove si riversano centinaia di persone e di quelli dove invece è un successo avere una manciata di clienti. E che ci sono ristoratori che durante l’estate hanno investito adeguando i propri locali alle nuove esigenze, ma che finiscono penalizzati al pari di chi non ha fatto nulla”.
Poi Bernini sottolinea l’importanza del ruolo che i sindaci potrebbero avere: “Ecco, forse, nei piccoli paesi demandare ai sindaci, che sono autorità sanitaria locale, la possibilità di entrare nel merito - verificando e disciplinando secondo criteri condivisi, chiari e scientifici, i numeri massimi e la gestione degli spazi, concedendo la possibilità di tenere aperto, anche solo fino alle 21,30, che poi tutti a casa entro le 22,00 - forse, dicevo, eviterebbe la crescente insofferenza dei cittadini e questi episodi di disobbedienza civile. Sono certo che tanti colleghi sindaci di piccoli comuni sarebbero pronti a prendersi anche questa responsabilità, entrando nel merito della gestione degli accessi ai pochissimi locali attivi nei paesi che amministrano, vigilando poi con molta cura. Una delle possibilità che i piccoli paesi potrebbero offrire, a differenza dei grandi centri, dove questo approccio puntuale non può essere applicato. Sono comprensibili le difficoltà che incontra il legislatore e certamente l’Italia è una sola, ma non per questo se ne devo appiattire le sue molteplici diversità”.
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