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Internet colabrodo a Ivrea, la legge di Murphy

Internet colabrodo a Ivrea, la legge di Murphy

Fibra ottica

Tutti i problemi sulla connessione internet a Monte Navale sbarcano in consiglio comunale grazie ad un interpellanza che porta la firma del consigliere comunale dei cinquestelle Massimo Fresc. Lo farà a nome dei tanti cittadini promotori di una “petizione” inviata all’Amministrazione affinchè si attivi a stimolare gli operatori del settore nell’installazione di linee, cabinet ed apparati a distanza sufficienti a garantire una banda adeguata alle esigenze moderne.  Che cosa ci sia oggi è presto detto: un servizio che sfrutta lo “spettro radio” con cui Tim promette (ma solo a parole) un giga di potenza a tutti gli utenti. La verità è che basta una veloce consultazione on-line per capire che il servizio non funziona. “A Monte Navale - osserva Fresc - la disponibilità di un cavidotto di recente posa, nell’ambito degli scavi per il rinnovo dell’acquedotto, fa sorgere alcune domande ai cittadini sul suo inutilizzo...”. Da qui la richiesta all’Amministrazione su che cosa intende e possa fare per venire incontro alle esigenze di carenze di connessione internet e in generale anche in tutti i quartieri ove la  banda erogata è ancora insufficiente. Fresc ha fatto anche di più. Consultando la Broadband Map AGCOM (https://maps.agcom.it/) ha scoperto che molte zone  di Ivrea sono servite da una tecnologia di rete fissa in fibra mista rame (FTTC) che necessita di una distanza di non oltre 300m dalla cabina per avere prestazioni accettabili.  “Le prestazioni dell’attuale servizio di connessione internet con tecnologia di rete fissa in rame, indipendentemente dal fornitore di servizi internet non sono adatte a soddisfare le esigenze professionali e educative dei cittadini - aggiunge il grillino -  L’offerta degli operatori di telefonia mobile risulta altrettanto inadeguata, non essendo in grado di raggiungere con segnale sufficientemente stabile gli utenti in aree di territorio distanti dalle antenne, e proponendo piani dati limitanti...” Morale?  Se già in precedenza l’accesso alla banda larga spesso veniva  comparato a un diritto del cittadino, l’attuale emergenza sanitaria ha messo i cittadini nella condizione di dipendere completamente per il proprio lavoro e la propria educazione dalle nuove tecnologie, non averle accentua la diseguaglianza tra chi è raggiunto in modo stabile dal servizio e chi utilizza un servizio scadente. “Anche al di là dell’emergenza sanitaria -  passa e chiude Fresc -  la tendenza non può che essere di una crescente richiesta di accesso alla banda larga cablata da parte dei cittadini,  non sostituibile dalle connessioni 4G che li lasciano nelle mani del mondo delle offerte sempre limitanti e volubili degli operatori...”. Il brutto è che capita tutto questo, come nelle migliori leggi di Murphy, proprio nella città sede di molti operatori telefonici, da Tim a Vodavone passando da Wind. 
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