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Ivrea capitale italiana del libro. Casali ci crede “fortemente”!

Ivrea si candida al titolo di “Capitale italiana del libro” per il 2022 e questo già lo avevamo annunciato. Nei giorni scorsi, la giunta ha dato mandato all’architetto Nedo Vinzio  affinché predisponga una serie di eventi legati al libro e alla lettura in una “Comunità olivettiana”. L’istituzione del “titolo” nasce con la legge 15 del 13 febbraio del 2020 e quest’anno, per la prima volta, è stato assegnato a Chiari, in provincia di Brescia, uno dei Comuni più colpiti dal Covid. Fortemente voluta dal Ministro Dario Franceschini, ricalca le orme del titolo di “Capitale italiana della cultura” o se si preferisce di “Capitale Mondiale del libro” assegnato tutti gli  anni dall’Unesco alla città (nel 2006 andò a Torino) particolarmente distintasi nella promozione dei libri. Il titolo - inutile negarlo - sarebbe un bel colpaccio per Ivrea non solo per le sue specificità naturali, storiche, culturali, economiche e sociali ma anche nel  solco del  riconoscimento UNESCO quale “Città Industriale del XX secolo”. S’aggiunge che il Ministero metterebbe a disposizione una somma di denaro che nel bando del 2021 è di 500 mila euro e non dovrebbe cambiare. Ne abbiamo parlato con l’assessore Costanza Casali. Vi state preparando a candidarvi a capitale italiana del libro nel 2022? Come è nata questa iniziativa? L’iniziativa è nata dall’esigenza di riportare Ivrea al centro della cultura nazionale e di restituirle il posto di prim’ordine che un tempo ha occupato non solo come città industriale, ma anche come modello sociale e culturale, in una parola come modello di comunità. Cosa significherà per Ivrea? Per Ivrea il successo della candidatura potrebbe significare una svolta in termini di visibilità turistico-culturale che darebbe un degno e prestigioso seguito al riconoscimento dell’Unesco, oltre a generare possibili e interessanti ricadute commerciali. Avete già sensibilizzato le associazioni cittadine?  L’intento è di procedere di concerto con gli attori del territorio legati alla filiera del libro e della lettura, che a Ivrea è ormai consolidata attraverso il successo pluriennale de La Grande Invasione, ma anche con le librerie della città che potrebbero senza dubbio fungere da importante e capillare cassa di risonanza. Non solo! Si pensa di procedere con una call rivolta a tutte le varie associazioni o enti che possano dare un contributo alla candidatura. A disposizione, stando al bando di quest’anno, ci potrebbero essere cinquecentomila euro. In che modo intendereste spenderli? Cinquecentomila euro sono una cifra considerevole e sono al vaglio una serie di proposte su come investirli al meglio. Si pensa ad alcune iniziative per promuovere la lettura all’interno delle scuole e presso le cosiddette fasce deboli della popolazione. Stiamo considerando le peculiarità della lettura ad alta voce, il rapporto tra lettura e digitalizzazione, tra letteratura e cinema, tra scrittura e arte. Anche la letteratura per ragazzi rappresenta un punto d’attenzione in quanto riteniamo fondamentale il coinvolgimento di un pubblico giovane e adolescente. Inoltre, sarà imprescindibile tenere presenti gli obiettivi del bando che dovrebbe uscire il prossimo anno per il 2022. Al momento siamo in fase di studio e, per declinare il progetto in modo specifico, stiamo cercando collaborazioni di qualità che sappiano cogliere e mettere in luce le specificità che la candidatura di Ivrea a Capitale del Libro possiede. Per il 2021 si sono candidati in tanti, da Napoli a Lecce, passando da Fano, Bagheria, Palermo, Cesena e Campobasso… Cosa può offrire Ivrea che le altre città non hanno?  C’è un fil rouge che lega Ivrea all’esperienza Olivettiana. Essa, nella sua vastità e profondità, riserva un posto d’onore, com’è noto, alla Cultura come elemento per sviluppare il potenziale umano di tutti e di ciascuno e quindi della Comunità. E “Comunità” è, non a caso, il nome della casa editrice che Adriano fonda nel 1946 ed è il tema che Ivrea ha inteso dare alla candidatura. Il contesto olivettiano prevedeva un’offerta di alta qualità in ambito teatrale, musicale, di arti figurative e cinematografico, ma i libri, la loro facile accessibilità per tutti, la loro pervasiva presenza nella ricchissima Biblioteca Olivetti (ora confluita almeno in parte in quella civica) hanno indubbiamente segnato con forza il progetto olivettiano.  A chi gli chiedeva cosa fosse il contrario del peccato, Adriano rispondeva che non è la virtù, ma la Grazia, la Bellezza. Una Bellezza che si declinava nell’Arte, nella Letteratura e nella Cultura. E la Cultura era ed è stata fino a non molto tempo fa principalmente il Libro. Ancora negli anni ‘60, in cui la digitalizzazione era fantascienza e la  televisione aveva due canali dove il maestro Manzi proponeva dal lunedì al venerdì la trasmissione “Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta”, il libro restava la vera e sola porta di accesso alla Cultura e attraverso di essa all’evoluzione umana.  Il maestro Manzi forniva l’ABC, ma il Libro era la meta.  Sempre negli anni Sessanta, l’operaio che giungeva da varie parti d’Italia alla Olivetti d’Ivrea, avendo risposto ad un’offerta di lavoro, si trovava a poter frequentare il CFM (Centro di Formazione Meccanici) dove studiava oltre alle materie tecniche anche la storia, la letteratura, la storia dell’arte. Il libro, la lettura come forma di riscatto sociale, l’istruzione per tutti e non solo tecnica ma anche appunto “umanistica”, inerente cioè all’uomo che sempre stava dietro all’operaio, era una delle grandi opportunità offerte dal contesto olivettiano.  La cultura come accesso privilegiato ad una vita migliore in termini socioeconomici ma anche spirituali in senso lato, in ultima analisi potenzialmente più ricca di occasioni di felicità.  Il Comune ha già ottenuto, da parte del Centro per il libro e la lettura, la qualifica di “Città che legge”, garantendo ai suoi abitanti l’accesso ai libri e alla lettura attraverso biblioteche e librerie e ospitando iniziative di promozione alla lettura tramite rassegne e fiere.  Inoltre, il Comune è centro rete del Sistema Bibliotecario di Ivrea e Canavese, attivo dal 1978, il quale comprende attualmente 70 biblioteche pubbliche di diverse dimensioni e opera su un territorio la cui popolazione complessiva supera i 220.000 abitanti, offrendo a tutti i cittadini concrete opportunità di informazione, documentazione e promozione della lettura, al fine di sostenere l’attività delle singole biblioteche aderenti.  Infine, grazie all’apporto dei fondi della Guelpa, partirà anche il progetto per la realizzazione della nuova biblioteca, intesa in chiave moderna come hub culturale; anche tale circostanza risulta importante, poiché nel progetto culturale del bando sono previste attività che comprendono interventi strutturali. Quanto ci crede? Credo fortemente nel progetto perché ritengo che, in una fase storica come quella che stiamo vivendo, occorra reinventarsi e mettere a frutto l’eredità  olivettiana, che, com’è noto, va molto oltre la nostra città industriale coi suoi rinomati edifici, essendo soprattutto la preziosa e ancora rilucente esperienza di un modello di Comunità fondato principalmente sull’essere umano in quanto tale e sullo sviluppo delle sue potenzialità attraverso una crescita culturale che all’epoca passava in primis attraverso il Libro.
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