La biblioteca dove la metto? A questo interrogativo dovrà rispondere la commissione cultura fortemente richiesta dalle opposizioni. Avrebbe dovuto tenersi il 6 settembre ma è stata rinviata al 29, senza tanta fretta.
Sul tavolo dei lavori due proposte: Palazzo Giusiana e l’ex istituto Cena.
Eppure in città, fino a non molto tempo fa, si guardava a ben altro, per la precisione alla fabbrica dei mattoni rossi.
Correva il 2009 ma se n’è continuato a parlare anche per tutto il 2012. Poi più niente! Neanche un sms o un tweet.Obiettivo dichiarato: portare lì dove tutto è nato oltre alla biblioteca, anche l’archivio storico, il museo tecnologicamente, il centro di cultura d’impresa e alcuni laboratori.
In prima fila un comitato promotore, presieduto dall’ex parlamentare Giorgio Panattoni, ma anche il sindaco Carlo Della Pepa, già al lavoro per la candidatura Unesco.
Il progetto riscosse subito un grande successo e appassionò molti ex lavoratori Olivetti in tutto il mondo. Aderirono in 1500da 28 paesi diversi, Spagna, Gran Bretagna, Argentina, Danimarca, Belgio, Norvegia, addirittura dal Giappone.“Questo a dimostrazione - scriveva Panattoni - del grande fascino che ancora oggi questo nome, la sua tradizione, la sua storia, i suoi valori rivestono per tanti di noi e per tanti cittadini Canavesani e nel mondo ...”.
Come dare torto a questi uomini e a queste donne, date le premesse di “rilancio di Ivrea come centro di riferimento nazionale di un modello di impresa?”, un modello di città dentro il quale avevano vissuto orgogliosamente?
Per “museo” si intendeva un contenitore della storia Olivetti, delle tecnologie, dei prodotti, del design, delle architetture, delle realizzazioni culturali ed artistiche, dei progetti politici e di relazione con i lavoratori ed il territorio.
Nell’area si sarebbe voluto far confluire anche la Biblioteca Civica, alla quale in passato erano stati conferiti i libri e le pubblicazioni della Biblioteca Olivetti.
Particolare importanza si sarebbe poi voluta anche dare alla formazione dei giovani in collaborazione con le scuole del territorio.
Oggi rispetto al 2012 l’orizzonte pare decisamente cambiato. In allora si sarebbe trattato di mettere mano al portafoglio per acquistare da un Fondo, la fabbrica, cosa che è poi avvenuta per mano di Icona e di un gruppo di imprenditori canavesani.
E’ cambiato l’orizzonte anche in termini turistici essendo passati da una città che da semplice candidata che era adesso è inserita a pieno titolo tra le cose belle dell’Italia, quindi anche un luogo da visitare e per turisti.
In questa prospettiva, forse, ma lo diciamo noi, l’idea di quel Comitato, ormai morto è sepolto, andrebbe rispolverata dall’Amministrazione comunale, magari coinvolgendo Icona e la Fondazione Guelpa in qualcosa di effettivamente possibile e realizzabile, sempre che davvero si voglia trasformare via Jervis in un luogo in cui si va e non solo in cui si passa.
Liborio La Mattina
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